Icone del possibile - Giardino Bosco Montagna
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Dom, Lug

Icone del possibile - Giardino Bosco Montagna

Il senso della vita
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Icone del possibile - Giardino Bosco Montagna

 

Trascendenza, Trascendenza, Trascendenza.

Un termine che fa quasi trasalire… Trascendenza! Deriva dal latino ("trans" + "ascendere" = salire al di là) e in filosofia e teologia indica il carattere di una realtà concepita come ulteriore, "al di là" rispetto a questo mondo, al quale pertanto si contrappone secondo una visione dualistica…

Trascendenza…!

“ICONE DEL POSSIBILE. Giardino Bosco Montagna" è il nuovo libro di Giovanni Sessa, prefazione di Massimo Donà, introduzione di Romano Gasparotti, OAKS editrice 2023. Così - pure- prende titolo il video che vi proponiamo oggi con l’autore, Giovanni Sessa, che cerca di delineare alcuni punti del suo testo assai denso, assai ricco di significato e di riferimenti colti.

L’autore ci dice:

”Questo libro non è una vana fuga dal mondo, nell’incanto dei giardini, dei boschi e delle montagne, ma è un tentativo di riportare l’interesse speculativo, al di là dei falsi ecologismi oggi su piazza, sulla natura intesa quale "physis”. Essa, per chi scrive, è l’unica trascendenza che realmente ci sovrasti, l'unica trascendenza cui guardare”.

Siamo contenti di presentare il video con Giovanni Sessa riguardo il Suo ultimo lavoro per svariati, molteplici motivi: ci trovavamo, nel suo studio, quando il libro doveva ancora sorgere, vi era solo l’idea e ci fece vedere, poggiati su una sedia, una pila di volumi che dovevano essere consultati… Entrare in contatto con una idea, una musica che deve prendere forma, plasmarsi è entusiasmante! Si è nel centro della creazione dove ancora non si è imboccata alcuna direzione e dove tutto par possibile.

È degno di nota come una idea si avventuri dentro di noi, si impossessi di noi, prenda campo, piede, si sviluppi, cresca, manifesti.

Le tre icone del possibile: giardiano, bosco, montagna sono luoghi, spazi - tra l’altro - di indicibile bellezza, di reale trascendenza e l’hanno saputa, quest'ultima, giustamente ridestare in molti avventurieri dello spirito.

La natura è oramai una moda, effettivamente, e non ci concentriamo più sulla sua realtà, verità intrinseca! Mentre l’uomo tenta di cambiare i valori del mondo, i cibi, di aggiustare a proprio modo, guizzo, la natura, non accetta che la propria immagine si trasformi e che la terra possa cambiare il suo manto. Attraverso le "scale dei tempi geologici" - facilmente consultabili - si possono rilevare le variazioni subite del nostro pianeta… Le contraddizioni non hanno mai fine...

Sessa tenta di riportare, ridestare l’interesse speculativo su tema della NATURA! "Una vera e propria cavalcata nel cuore dell'essere è quella ci viene proposta inn questo bellissimo e raffinato volume..." scrive Massimo Donà...!

A noi piacerebbe, ridestare l’interesse di entrare nella natura per fare esperienza della natura, di sè, della trascendenza… Vediamo se ci possiamo accostare un briciolino all’arduo proposito! Non ci allontaneremo dal testo del Sessa più di tanto e gli siamo grati perché ciò che vi proponiamo - in esame- nasce a seguito del libro in questione e del video fatto. Una rielaborazione ancora non completamente maturata, in fieri (work in progress…!).

La cultura non si prende come un “atto di fede”, ma essendo materia viva, va assunta per trasformarci, comprendere, riflettere, rielaborare, conoscerci, maturare. È ricchezza pura! Un tesoro!

Iniziamo il nostro proposito che va inteso come una bolla di sapone evanescente con una poesia di Hermann Hesse:

"LETTERE"

Avviene non di rado che qualcuno
prenda la penna e sopra un foglio tracci
segni parlanti, segni noti a ognuno
che sappia il gioco e le sue norme abbracci.
Ma se un selvaggio o un uomo della luna
su ogni segno del foglio ed ogni runa
fissasse gli occhi, spintovi da un moto
di ricerca, vedrebbe un mondo ignoto
una serie di magiche visioni:
scorge in A un uomo, B una bestia sembra,
si muovono occhi e denti e lingua e membra,
qui guardinghi, là mossi da passioni;
sono orme di cornacchie sulla neve;
ecco, anche lui soffrir correre deve
coi tratti neri e rigidi, e trovare
il mondo intero dentro ai ghirigori
ove arde amore e guizzano dolori.
Fra pianto e riso ora eccolo tremare,
stupito di scoprir sotto la grata
della scrittura il mondo impiccolito
con tutta la sua smania ottenebrata,
stregato, nei caratteri irretito
che austeri, si somigliano talmente
da rendere gemelle ansia di vita
e morte, voluttà e dolor pungente…
Infine quel selvaggio, in convulsioni
di raccapriccio, un fuoco accenderebbe
e, con percorse al petto e invocazioni,
al rogo il foglio runico darebbe,
forse sentendo quindi, insonnolito,
quest’universo, finto, quest’orpello
ripugnante, calare nell’avello
del nulla senza tempo ed infinito:
e poi sorriderebbe ormai guarito”.

Le rune appartengono totalmente al mondo nordico e al mondo della natura! Ora vengono usate in modo improprio dalle “streghette della new age” e la new age tende a dissacrare tutto ciò che di sostanza sacra è imbevuto! Ricorda la new age l’effetto che ha il tarlo col legno: lo sbriciola! Tutto diviene una moda da consumare privando i contenuti contenuti salienti del proprio “sale” insito all’interno… della loro linfa vitale!

È un fenomeno popolare, delle masse, pertanto richiama sempre più adepti…

Ma ritorniamo a noi! Runa è parola sussurrata all’orecchio ed è l’alfabeto donato ad Odino, dopo che è stato appeso appeso all’albero della conoscenza per nove giorni e nove notti…

Ma perché è interessante conoscere l’alfabeto runico?
Perché sapendole rinvenire le loro linee nella natura, nel cogliere la loro figura, in un albero, in un paesaggio, si può poi passare a saperle riconoscere nei nostri avvenimenti che costituiscono la trama della nostra vita! Le rune appartengono proprio all’ambito della filosofia della natura ed elevano l’uomo. Conoscere le rune può assumere due finalità nella nostra esistenza: una parenetica, esortazione al loro studio che offrono la possibilità di ampliare il proprio orizzonte cognitivo, al di là del limite segnato dai teleschermi, dalle cattedre e dalle gazzette. L’altro propedeutico, in quanto si presenta attraverso l’alfabeto runico un insieme di elementi che sono necessari alla meditazione e armonizzazione dell’uomo, ambiente e mondo sopraelevato.

Noi suggeriamo di leggere “Il codice runico” di Gianni Vannoni, ed. I quaderni dì Eumeswil.

Facciamo presente che Debussy ha reso celebre nel mondo intero la leggenda bretone della cattedrale sommersa dalle acque, di cui si odono a tratti rintoccare le campane: la “cathedrale engloutie”, una monumentale architettura sommersa nell’inconscio collettivo, di cui le rune costituiscono i fregi ornamentali. Vi è pure la campana di Haestrup, sulla quale è iscritta l’"Ave Maria" in caratteri runici e l'"Ave Maria" si legge anche nelle rune del turibolo di Svenbororg, dal quale s’innalza il profumo della preghiera e delle buone azioni dello studente runico. Con la buona pace di Mefistofele, e di chi crede che le rune siano l’alfabeto del diavolo!

Ma se ci riconcentriamo alla poesia del '900 e alla natura un poeta che ci viene subito a mente e D'Annunzio con "La pioggia nel pineto", “L’estate fiesolana” e "Meriggio". La natura diviene un mondo di esperienza fisica, sonora e i suoi suoni adornano e rendono musica la parola, "Fresche le mie parole ti sien nella sera come il fruscio che fan le foglie di gelso nelle man di chi le coglie..."

Possiamo, poi, lasciare nell'oblio il Pascoli? Il “Gelsomino notturno” ?

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari...

Mentre leggiamo quei testi, vediamo, sentiamo il potere della natura! Ed ancor più accentuato il potere della natura avviene, in alcuni testi, dove vengono riportati episodi di risveglio interiore scritti da chi li ha vissuti in primis:

“Scendendo dall’aereo succede qualcosa di strano: gli ulivi non sono più esseri simbolici che subito fanno scattare nel mio cervello una metafora, ma sono, semplicemente, “solo” ulivi!. Ogni mattino mi sono seduto in meditazione. Oggi ho notato un cambiamento: non c’ero più, c’erano solo cicale e poi una porta sbatteva aprendosi e chiudendosi. E questi rumori non erano come al solito, erano un’opera d’arte perfetti!”

“Sono seduto perché sono seduto; cammino perché cammino, mangio perché mangio, dormo perché dormo. Vuoto, senza perché. La valle è valle e il monte è monte. C’è solo il respiro, solo camminare, solo stare seduti. E nient’altro, niente di più. Bevo l’acqua limpida dell’istante - acqua di sorgente. Adesso so che sapore ha “ADESSO"!”

La cosa migliore di rileggere ciò che è stato appena letto attenendosi ai consigli di Giovanni della Croce per scritture di simili esperienze: “Sarebbe addirittura da ignoranti ritenere di poter spiegare in senso mistico queste parole D’AMORE con qualche discorso. Ecco perché celano ciò che si è provato utilizzando similitudini, metafore ed immagini e traducono la pienezza dello spirito in discorsi misteriosi, piuttosto che tentare una spiegazione razionale. Se non si leggono tutti questi paragoni nello spirito semplice dell’amore e nell’ottica che li anima sembrano più assurdi che sensati, come mostrano anche il “Cantico dei Cantici” di Salomone e di altri testi delle Sacre Scritture”.

Un'attenzione ulteriore, può essere ricercata, dopo le esperienze appena riportate, riguardo la distinzione teologica fra imago Dei e ad imaginem Dei oppure tra filius per naturam e filius per gratiam adoptionis..., ma nel mentre si lascia cadere tale distinzione e si vive l'esperiienza pura...!

Ad esempio per un cristiano la natura è frutto della creazione di Dio, prima di tutti i tempi, poi nella storia del mondo, abbiamo attraversato vari stadi dal paganesimo al momento attuale, ma per una "necessità" a noi ignota…, ma unita in un disegno a noi sconosciuto che sta ancor proseguendo…

Naturalmente un’anima pagana non avrà lo stesso spirito a nutrirlo…

Ci porteranno le domande, le risposte che sgorgheranno, sgorgheranno, sgorgheranno spontanee a rafforzare le nostre esperienze ed arricchirle ancor più…

Riprendiamo ora una epistola di Renè Daumal, autore citato, nel testo, dallo stesso Giovanni Sessa:

“Dopo aver descritto un mondo caotico, larvale, illusorio, mi sono impegnato ora a parlare dell’esistenza di un altro mondo, più reale, più coerente, dove esiste del bene, del bello, del vero - nella misura in cui i contatti che ho potuto avere con tale mondo mi danno il diritto e il dovere di parlarne. Sto scrivendo un racconto piuttosto lungo nel quale si vedrà un gruppo di essere umani che hanno capito di essere in prigione, che hanno capito di dovere, prima di tutto, rinunciare a questa prigione (perché il dramma è l’attaccarvisi), e che partono in cerca di una umanità superiore, libera dalla prigione, presso la quale essi potranno trovare l’aiuto necessario.
E lo trovano, perché alcuni compagni ed io abbiamo realmente trovato la porta. Solo a partire da questa porta comincia una vita reale. Questo racconto avrà la forma di un romanzo d’avventura intotolato: “IL MONTE ANALOGO”: è la montagna simbolica che unisce il Cielo alla Terra; via che deve materialmente, umanamente esistere, perché se no, la nostra situazione sarebbe senza speranza…"
Renè Daumal (in una lettera del 24 febbraio 1940).

Ritorniamo pertanto alle rune: BEORC (ci dice il Vannoni) significa “betulla”, l’albero che cresce più in alto, rimanda figurativamente alla montagna. Con la sua caratteristica figura in verticale è infatti una montagna raddoppiata, o meglio un “monte analogo”. Il nome deriva dalla radice indoeuropea “bher”, che indica altezza e splendore. Molti commentatori vedono in questo segno runico la figura del seno. Probabilmente la lettura che essi propongono è da ricondurre all’influenza della psicanalisi kleiniana, che in ultima analisi potrebbe fornire una spiegazione dell’interpretazione, e non una interpretazione della runa. Vi si potrebbe vedere la figura del seno soltanto se la runa fosse coricata, poiché le coppe dei seni non sono poste in verticale nel corpo umano, una sopra l’altra, ma nel modo che tutti sanno, e perciò la runa indica qualcos’altro; nemmeno le montagne hanno la posizione indicata nella runa, è vero, però l’indicazione che fornisce la runa non è quella di due montagne, ma di una analogia; non è quindi realistica, bensì iperrealistica, poiché il monte analogo è una realtà spirituale. È l’ispirazione a salire più in alto, verso una cima ulteriore, verso lo splendore del cielo, senza credere mai di essere arrivati all’ultima meta. Come nella via del guerriero, dove l’addestramento non conosce un termine (T. Yamamoto, Hagakure, I 45). E anche qui vale il detto del samurai: inciampa e cadi sette volte, otto rialzati (Ivi, I 128).

Ma non va mai abbandonato il cammino…
Entriamo in un giardino, in un bosco e saliamo in montagna e apriamoci ad una quarta icona del possibile: lo specchio d’acqua: fiume, lago, mare… luoghi che abbracciano la terra, l’adornano e la trasformano con il loro fluire e cantare… così come trasformano noi e ci offrono l’unica possibilità, in terra, da soli, senza alcun mezzo esterno di volare!

Ah si nuotare a farfalla, si entra e si esce dall’acqua… Aria, acqua, pioggia… la medesima sostanza, detentrice di vita, trasformata che riempie pure il nostro respiro… ed il nostro essere… l’universo… una catena, una cascata di pneuma vitale, di soffio di Dio dal cielo in terra… nell’acqua…

Daeg è la runa che rappresenta la farfalla: simbolo di felicità e delicatezza, levità sublime… difficile da carpire… La felicità intensa è quando si esce da noi stessi... per un breve volo al di là…!

Quando non si digrignano i denti, altrimenti la farfalla, detentrice di felicità, volerà via da noi…!

Trascendenza,
Trascendenza,
Trascendenza.

Giovanni Sessa: è nato a Milano nel 1957 e vive ad Alatri. Già docente di filosofia e storia nei licei, ha lavorato anche presso numerosi atenei italiani. Tra le sue ultime pubblicazioni: “Azzurre lontananze. Tradizione on the road” (Iduna), “Julius Evola e l’utopia della tradizione” (OAKS) e “L’eco della Germania segreta” (OAKS).

VIDEO. Icone del possibile - Giardino Bosco Montagna. Con Giovanni Sessa

 

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 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

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