La Stanza Segreta di Michelangelo Buonarotti
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Dom, Lug

La Stanza Segreta di Michelangelo Buonarotti

Il senso della vita
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La Stanza Segreta di Michelangelo Buonarotti
La Stanza Segreta di Michelangelo Buonarotti

 

Non è ancora primavera, ma tra un rovescio temporalesco e una giornata di sole pieno, la primavera è già nell’aria! E già un preludio quello che avvertiamo guardando alle prime fioriture! Ne viviamo l’attesa. Talvolta innanzi a noi compaiono signore in stato interessante e sono in dolce attesa! Siamo alla ricerca di comprendere come si potrà delineare il nostro futuro ed intanto lo attendiamo.

Viviamo la quaresima nell’attesa della Resurrezione. Il termine attesa etimologicamente significa: derivato di attendere, uguale in latino, col significato di ‘volgersi a’, composto di ad - e tendere. Siamo pertanto spostati in avanti con la mente e spesso protesi col corpo verso il futuro. Già proiettati in avanti e non pienamente in asse ed equilibrio. Anche una freccia scagliata ha una sua traiettoria fintanto che non arriva a colpire il bersaglio e pure una nota emessa deve giungere all’orecchio del musicista e dell’ascoltatore. Il tempo dell’attesa protrebbe divenire il tempo della gestazione, del compimento, della germinazione quando si partecipa a questo periodo con presenza d’essere, in modo attivo, partecipativo. Michelangelo così definiva l’attesa: "L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote".

Sappiamo che Michelangelo lasciò la vita terrena a Roma. Desiderava essere sepolto nella città eterna. Già da molto tempo non tornava a Firenze per dissidi per la politica esercitata in quel luogo! La sua salma venne trafugata e con un carretto portata a Firenze dove lo attendevano esequie in pompa magna in quanto l’accademia delle arti e del disegno lo proclamava artista assoluto! Maestro! Sappiamo attraverso uno scritto compilato da Girolamo Ticciati che il corpo del Maestro quando arrivò a Firenze:

"Fu collocato nella sagrestia, ove era a riceverlo il luogotenente dell’Accademia, il quale, per soddisfare ai professori, fece aprire la cassa, acciò avessero la consolazione di vederlo morto quelli che non l’avevano veduto vivo; e fu trovato, con meraviglia di tutti, incorrotto e fresco, benché fossero già passati venticinque giorni dopo la morte; dipoi fu messo in un deposito in chiesa accanto all’altare de’ Cavalcanti, al quale ne’ giorni seguenti furono continuamente affissi molti componimenti, fatti da’ più singolari ingegni della città."

Per chi si reca nella basilica di Santa Croce può osservare la sua tomba dove abbiamo in basso tre sculture che ricordano le arti in cui ha eccelso: pittura, scultura, architettura. Sopra vi è il simbolo dell’Accademia delle arti del disegno che presiede alle arti, così come il disegno di Dio dona anima al mondo.

Michelangelo è stato definito artista assoluto, completo in quanto si dedicò pure alla scrittura a noi del mondo dì Eumeswil invece piace considerarlo ricercatore spirituale che ebbe in dono l’arte per affinare il Suo essere al disegno di Dio e cercando di comprendere le leggi che sostengono l'universo.

Il video che vi sarà presentato oggi sarà proprio su Michelangelo artista dell’arte del disegno pertanto di un essere che progetta e affina la sua opera partendo dal disegno, di un essere che occupandosi del progetto contempla l'Alto, si allinea alla tradizione, si occupa del presente, eppure è un artista totalmente innovativo. Cerca, inoltre, di giungere al futuro non a mani vuote. A quel futuro che potrebbe essere individuato come ricerca della perfezione, dell'Eterno.

Il video di oggi è su: “La stanza segreta di Michelangelo”. Un ampliamento del percorso museale della città di Firenze avvenuto lo scorso autunno e a parlarcene, in modo eccelso, con grande competenza, vivacità, da sublime padrona di casa sarà Francesca De Luca, curatrice della stanza segreta, curatrice delle cappelle Medicee e di casa Martelli. La nostra gratitudine a Francesca De Luca è infinita per averci portato in questi luoghi mentalmente con una narrazione avvincente che ci ha sottratto al tempo! Non ci rendevamo più conto del suo scorrere sulle lancette dell'orologio. È letteralmente volato via. La ringraziamo del tempo dedicatoci e di tutte le descrizioni dettagliate offerte in dono gratuito.

Quest’anno si festeggiano i 460 anni della dipartita del grande Maestro, del genio, del divino Michelangelo. Noi proveremo a fare due schizzi che speriamo non siano poi tanti scarabocchi. Proveremo a dare una lettura diversa del grande artista partendo dalla sua vita non descritta dal Vasari, ma dal Condivi (1525-1574), uno dei suoi allievi prediletti - una biografia doppiamente interessante anche per la sua polemica contrapposizione all’altra coeva del Vasari. Una autentica e desueta chicca.

Perché possiamo considerare Michelangelo un ricercatore spirituale rivolto a realizzare attraverso la sua arte un affinamento della sua persona vivendo in costante tensione spirituale? Così ci descrive il Condivi la vita dell’artista:

"… Di tal casata adunque nacque Michelagnolo, il cui padre si chiamò Lodovico Buonarroti Simoni, uomo religioso e buono e piuttosto di antichi costumi che no; il quale essendo potestà di Chiusi e di Caprese nel Casentino, ebbe questo figluolo l’anno della salute nostra 1474, il di’ sesto di Marzo, quattr’ore innanzi giorno, in lunedì. Gran natavità certamente, e che già dimostrava quanto dovesse essere il fanciullo, e di quanto ingegno; perciocché avendo Mercurio con Venere in seconda casa di Giove ricevuto con benigno aspetto, prometteva quel che è poi seguito, che tal parto dovesse essere di nobile ed alto ingegno, da riuscire universalmente in qualche impresa, ma principalmente in quelle arti che dilettano il senso, come pittura, scultura, architettura”.

Apprendiamo sempre da Ascanio Condivi che Michelangelo:

“Si dette essendo giovane, non solamente alla scultura e pittura, ma ancora a tutte quelle facoltà che sono appartenenti o aderenti con queste; e ciò con tanto studio fece, che per un tempo poco meno che non s’alienò al tutto dal consorzio degli uomini, non praticando eccettoché con pochissimi. Onde ne fu tenuto da chi superbo, e da chi bizzarro e fantastico, non avendo ne’ l’uno né l’altro vizio: ma ( come a molti eccellenti uomini è avvenuto) l’amore della virtù, e la continua esercitazione delle virtuosi arti lo facevano solitario, e così dilettarsi ed appagarsi in quelle “.

Non si appagava di qualsiasi compagnia, ma si circondava degli amanti delle lettere e dello spirito. Fu parco nella vita e nei bisogni. Dormi 'poco e mangio' poco. Fu generoso nell’aiutare il prossimo. Studiò Dante, le Sacre Scritture e la dottrina e si circondò degli uomini di lettere dell’epoca e dei religiosi.

Sempre il Suo allievo ci sottolinea la cura, lo zelo con cui infacabilmente si dedicava al suo cantiere assai ordinato e come si distinguesse per condotta morale ed arte dal Bramante. Ebbe studenti solo nobili figure d’animo e non plebei di cuore.

Si dedicò allo studio della bellezza che rinveniva in ogni cosa bella e "rara nel suo genere ammirandole con meraviglioso affetto; così il bello della natura scegliendo, come l'api raccolgono il mel da' fiori, servendosene poi nelle loro opere: il che sempre han fatto tutti quelli che nella pittura hanno avuto qualche grido. Quell'antico maestro, per fare una Venere, non si contentò di vedere una sola vergine, anzichè ne volle contemplare molte;e prendendo da ciascuna la più bella e più compiuta parte, servirsene nella sua Venere. Ed in vero chi si pensa senza questa via (colla quale si può acquistar quella vera teorica) pervenire in quest'arte a qualche grado, di gran lunga s'inganna.

Ci accostiamo a una opera adesso la prima “La pietà“ a parlare sempre Ascanio:

“Immagine veramente degna di quell’umanità che al figliuolo d’Iddio si conveniva e a cotanta madre: sebben sono alcuni che in essa madre riprendano l’esser troppo giovane, rispetto al figliuolo. Del che ragionando con Michelangnolo un giorno: Non sai tu, mi rispose, che le donne caste, molto più fresche si mantengono, che le non caste? Quanto maggiormente una vergine, nella quale non cadde mai pur un minimo lascivo desiderio, che alterasse quel corpo? Anzi ti vo’ dit di più, che tal freschezza e fior di gioventù, oltraché per tal natural via in lei si mantenne, è anco credibile che per d’ivin’ opera fosse aiutato a comprovare al mondo la verginità e purità perpetua della madre. Il che non fu necessario nel figliuolo: anzi piuttosto il contrario; perciocché volendo mostrare che ‘il figliuolo di Dio prendesse, come prese, veramente corpo umano, e sottoposto a tutto quel che di ordinario uomo soggiace, eccettoché al peccato; non bisogno’ col divino tener indietro l’umano, ma lasciarlo nel corso ed ordine suo, sicché quel tempo mostrasse, che aveva appunto. Per tanto non t’hai da meravigliare, se per tal rispetto io feci la santissima Vergine, madre d’Iddio, a comparazione del figliuolo assai più giovane di quell’età ordinariamente ricerca, è l figliuolo lasciai nella sua età. Considerazioni degnissima di qualunque teologo, meravigliosa forse in altri, in lui non già, il quale Iddio e la natura ha formato non solamente ad oprar di unico di mano, ma degno subietto ancor di qualunque divissimo concetto, come non solamente in questo, ma in moltissimi suoi ragionamenti conoscer si può.”

Il divino Michelangelo cosa dice dell’amore?
Amor, la tua beltà non è mortale:
nessun volto fra noi è che pareggi
l’immagine del cor, che ‘infiammi e reggi
con altro foco e movi con altr’ale.

Ma provo sicuramente si amor, ma amor casto che si sublima e diviene sempre più fiamma ardente per l’Altissimo! Vittoria Colonna fu la sua musa. Donna nobile, di lettere, poetessa quasi mistica, donna per la quale Michelangelo non solo dipinse a Lei, devota di Sant’Anna quadri, ma a Lei scrisse lettere e dedico’ poesie:

Quante più fuggo e odio ognor
me stesso,
tanto a te, donna, con verace
speme
ricorro; e manco teme
l’alma di me, quant’a te son più
presso.
A quel che ‘l ciel promesso
m’ha nel tuo volto aspiro
e ne’ begli occhi, pien d’ogni
salute:
e ben m’accorgo spesso,
in quel c’ogni altri miro,
che gli occhi senza ‘l cor non han
virtute.
Luci già mai vedute!
né da vederle è men che ‘l
gran desio;
ché ‘l veder raro è prossimo a
l’oblio.

Ancora a Vittoria Colonna:

“Un uomo in una donna, anzi uno
dio, per la sua bocca parla,
ond’io per ascoltarla son fatto
tal, che ma’ più sarò mio. I’ credo
ben, po’ ch’io a me da lei fu’
tolto, fuor di me stesso aver di
me pietate; sì sopra ‘l van desìo
mi sprona il suo bel volto, ch’io
veggio morte in ogni altra beltate. O donna che passate
per acque e foco l’alme a’ liei
giorni, deh, fate c’a me stesso
più non torni.

Se inoltre gironzoliamo per casa Buonarroti possiamo vedere un quadro del Pontormo che imita proprio Michelangelo in una pittura per Vittoria Colonna dove si ritrae il Cristo risorto che appare alla Maddalena. Scambiato per un giardiniere si fa riconoscere, dicendole: Non mi trattenere, perché ancora non sono salito al Padre; ma va da i miei fratelli e di loro io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio Vostro (Giovanni, 20,17).

Casa Buonarroti è un luogo ideale per vedere non solo come i familiari, gli eredi di Michelangelo, abbiano acquisito, custodito i disegni, schizzi dell’artista circa 200, ma anche per entrare in contatto in maniera intima con il divino.

Ma può esserci una guida per come accostarci alla lettura dell’opera d’arte di Michelangelo? Noi pensiamo di si ed è proprio quest’ultimo ad indicarcela con una sua opera per la tomba di Papà Giulio II, il Mosé, se si usano i significati simbolici come via interpretativa oltre che monito a come vivere e così sempre si apprende da Ascanio Condivi che non solo ci descrive la bellezza di tale rappresentazione e con quali elementi lo contrassegna, ma anche ci dipinge in parole le due sculture sottostanti in una è rappresentata: la vita contemplativa,… “che par che ogni sua parte spiri amore. Dall’altro canto, cioè alla sinistra del Mose’, è la Vita attiva, con uno specchio nella destra mano, nella quale attentamente si contempla, significando per questo le nostre azioni dover essere fatte consideratamente, e nella sinistra con una ghirlanda di fiori. Nel che Michelangiolo ha seguitato Dante, del qual è sempre stato studiosi, che nel Suo Purgatorio finge aver trovata la contessa Matilda, qual egli piglia per la Vita attiva, in un prato di fiori…”

Forse è non solo un monito a come viver che ci viene indicato, ma anche che dobbiamo contemplare l’arte,ma anche cercare di comprenderla attraverso l'intelligenza viva, così allo stesso modo anche la Vita. Necessitiamo di affinarci affinché la nostra Vita diventi uno stile esistenziale coerente. Solo così, il ricercatore spirituale che è in noi, potrà muovere i suoi passi verso colui che ricerca, verso la somma perfezione.

E probabilmente non è un caso, si può tentare di azzardare a supporre, che fra le arti, il divino Michelangelo preferisse la scultura! Siamo tutti blocchi di pietra, marmo grezzo fintanto che non iniziamo a scolpirci, a lavorarci, affinché da tale nobile materia non ne esca lo spirito che nella materia è rappreso ed intrappolato. Tanta è la tensione, il desiderio di uscire allo scoperto e tante sono le ricadute nella materia. Forse ancora una volta non è un caso che le sculture che hanno contraddistinto nel tempo Michelangelo siano il Davide e la Pietà.

Davide dove, non solo la bocca e gli occhi, ma l’intero sguardo ci fa presente un ingegno in cui il cuore e la mente si fondono in una ragione di stampo superiore. Il Davide da sempre è considerata la scultura che rappresenta l’Occidente, “il modello”, ma Davide è anche non solo colui che uccide Golia, ma il cantore di Dio, colui che sottostà al volere, alla legge di Dio fonte di ogni vera libertà. E qui David acquista la sua altezza fisica, morale, spirituale, la sua bellezza statuaria.

David crea strumenti musicali e canti a nostro Signore, pone gli uomini ad onorare e lodare Dio costantemente e Gesù proviene dalla discendenza davidica…

Il David appare perfetto, levigato, fonte di uno scrupoloso studio anatomico ed ancor più biblico. Il marmo è reso splendente, vivo. Vi è solo una mano, quasi non perfetta… perché anche lui mortale, non fu totalmente perfetto nelle sue azioni con nostro Signore? Perché anche lui errò?

Ma se Michelangelo rese la sua arte sublime ed infiniti artisti ne parlano come per esempio: Mann, Rielke, Baudelaire anche la musica ed i compositori musicali si ispirarono a lui basti pensare alla ricerca pubblicata nel 1875 da Leto Puliti dove ritrova alcune poesie di Michelangelo poste in musica dai compositori del suo tempo e trascrive la musica al pianoforte. Bartolomeo Tromboncino compose “Come harp’ dunque ardire” e Giacomo Archadelt, compositore del Vaticano, pose in musica i seguenti madrigali: "Deh dimm’amor" e "Lo dico che tra Voi". Sarebbe bello che in questo anno di festeggiamenti un pianista e delle voci ci deliziassero...

Non manca nemmeno la grande musica, tra i compositori che a lui si sono ispirati Wolf, Britten e Šostakóvič… Bach diceva: “Lo scopo e la ragione finale di tutta la musica non è altro che la gloria di Dio”. Non ci sorprende che la poesia di Michelangelo sia stata posta in musica…

Si potrebbe sostenere che la vita di Michelangelo non fu altro che l’affinamamento di un’anima alla ricerca di Dio e rendergli omaggio. Una vita dedita all’attenzione, alla perfezione quasi maniacale a non voler lasciare niente che fosse incompleto ed azzardato. Una vita mossa a voler vincere la finitudine per accedere all’Eternita di Dio. Pare ci sia riuscito in ogni caso nella dimensione terrena. A testimonianza della clara fama e grandezza che universalmente è riconosciuta al Maestro i numeri: da Città del Vaticano fino in America. La pietà di Michelangelo all’esposizione di New York nel 1964: un viaggio fra critiche consensi e 27 milioni di visitatori. I retroscena inediti di una impresa epica ci vengono narrati da Orazio La Rocca nel suo ultimo saggio: "In viaggio con la pietà". Il tutto esaurito, il sold out per visitare “La stanza segreta di Michelangelo” da mesi e gente che preme e spinge per entrare anzi tempo. Il romanzo di Karel Schulz, un capolavoro della letteratura mondiale: “La pietra e il dolore. Michelangelo nei giardini dei Medici”. Di recente una mostra di Michelangelo e d’Annunzio “Il corpo e l’anima”. L’ultimo libro di Vittorio Sgarbi… Tanto per citare pochi, pochissimi esempi...

Ed infine ancora Ascanio a Parlarci: "…E che così sia, lo mostran le sue figure, nelle quali tant’arte e dottrina si ritrova, che quasi sono inimitabili da qualsivoglia pittore. Io ho sempre avuta questa opinione che gli sforzi e conati della natura abbiano un prescritto termine, posto e ordinato da Dio, il quale trapassar non si può da virtù ordinaria; e ciò esser vero non solamente nella pittura e scultura, ma universalmente in tutte le arti e scienze; e che ella tal suo sforzo facci in uno, il quale abbia ad esser esempio e norma di quella facoltà, dandogli il primo luogo; dimanierachè, chi dipoi in tal arte vuol partorir qualche cosa d’esser letta o vista, sia di bisogno che o sia quel medesimo che è già stato da quel primo partorito o almeno simile a quello e vada per quella via, o non andando, sia tanto più inferiore, quanto più dalla via retta si dilunga".

VIDEO. La Stanza Segreta di Michelangelo Buonarotti. Con Francesca De Luca

 

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