L'arte della follia: il mondo alla rovescia nel Thyestes di Seneca
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L'arte della follia: il mondo alla rovescia nel Thyestes di Seneca

Il senso della vita
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L'arte della follia: il mondo alla rovescia nel Thyestes di Seneca
L'arte della follia: il mondo alla rovescia nel Thyestes di Seneca

 

È sera, una di quelle poche sere in cui la luna non è presente. Si cammina in un giardino al di sopra delle sponde del fiume Arno.

Gli alberi quest'anno vivono la pienezza, sono rigogliosi, ricolmi di verde, gonfi, pieni, son grandi di tempo vissuto.

Il tiglio ancora non ha rilasciato nell'aria i suoi dolci effluvi. Il gelsomino mostra il suo capino reclinato sul verde e l'aria si fa dolce! Un'aria immobile, statica. Le pallide rose antiche si mostrano sul muro di cinta di una villetta con giardino. La città par ricolma di silenzio. Sono solo le 22 di una normale serata di maggio. Poche, pochissime vetture si colgono dai fari che illuminano la strada buia e poi si avverte il suono che lascia la scia. 

Gli alberi lungo il fiume e che, in esso si riflettono, paiono sospesi. Non sembrano toccare la terra, ma fluttuare nell'acqua e nell'aria senza pieghe, increspature tramutata in cristallo.

Appare e scompare un corridore nella sua tenuta sportiva. Verifica il tempo della corsa all'orologio da polso! Non si cura del mondo. Ascolta la musica in cuffia. Appare, scompare, si dissolve. Tanto silenzio! Tanto verde. Gli alberi non sono stati potati. Non sono stringati. I loro polloni sono alti. Una sovrabbondanza di verde in città. Luoghi di wildness. Trascuratezza nella cura o nuove zone ecologiche? Dov'è la gente però? Siamo in città. Non in campagna. Siamo in città in un'area residenziale, ma priva di vita umana o quasi. Perché? Non è più il tempo di isolamento... Eppure Firenze si è trasformata dalla pandemia. Tante strade sembrano ancor vivere il coprifuoco... Non si comprende, se l'atmosfera sia magica o sinistra...

Intanto il mondo di Eumeswil lascia in sordina il tema "Pneuma, Verbum et Imago: vie verso la conoscenza e la comunicazione" e porta alla luce il nuovo tema da analizzare: "Il folle, il santo, il mago, il vate". Figure sempre presenti nella storia umana. quattro caratteri che si fondono spesso e possono essere, come la fortuna, di carattere ancipite! Possono essere buone o cattive figure...

Riportiamo una storia: "Un ragazzino provò un immenso dispiacere nel trovare la sua tartaruga a pancia all'aria, immobile e senza vita accanto allo stagno. Suo padre fece del suo meglio per consolarlo: "Non piangere, figliolo. Prepareremo un bel funerale per la signora Tartaruga; le costruiremo una piccola bara tutta foderata di seta e chiederemo al becchino di porre sulla tomba una lapide con inciso il nome della signora Tartaruga. Poi le porteremo ogni giorno dei fiori freschi e porremo tutt'intorno un piccolo steccato". Il bambino si asciugò gli occhi e si dichiaro entusiasta dell'idea. Quando tutto fu pronto, il padre, la madre, la cameriera e il bambino in testa partirono in corteo marciando con aria solenne verso la stagno dov'era la morta. Ma questa era scomparsa. All'improvviso scorsero la signora Tartaruga che emergeva dal fonda del laghetto, nuotando allegramente. Il piccolo fissò la sua amica in preda a profonda delusione ed esclamò: "Uccidiamola".

George Ivanovitch Gurdjieff e il narratore di questa storiella...

Il video che vi mostriamo oggi analizzerà nel dettaglio una tragedia di Seneca! Il video si intitola: "L'arte della follia: il mondo alla rovescia nel Thyestes di Seneca"

La fenomenologia della follia nella tragedia di Seneca presenta un caso complesso e terribile nelle azioni compiute da Atreo nel Thyestes: il re di Micene, ossessionato dalla minaccia al proprio potere costituita dal fratello, elabora un criminale piano di annientamento del rivale che richiede il sacrificio dei figli di lui. Le tappe dell'esecuzione di questo crimine si articolano su altrettanti casi di rovesciamento etico che dimostrano il potere spaventoso della ragione pervertita. Atreo progetta il piano come un artista invasato, guarda al fratello come un cane da caccia fiuta la preda, esegue il sacrificio rispettando alla lettera le fasi dei rituali romani, ma al contempo li riempie di un significato sacrilego e alla fine, considerandosi più divino degli dèi stessi, "sceneggia" il momento della rivelazione al fratello della strage compiuta per godere del suo dolore. Una volta di più il teatro di Seneca si dimostra perfettamente complementare alle teorie espresse nelle prose: il mondo in balia del furor sulla scena è la prova "in negativo" delle verità messe su pagina. A parlarcene con dovizia di particolari e mimando il testo, recitandolo oltre che spiegarcelo in modo magistrale, puntuale Giuseppe Bocchi.

Giuseppe Bocchi (Brescia, 30-12-1976) è assistente di Letteratura latina e Grammatica latina e docente di Lingua latina e Filologia classica presso la sede bresciana dell'Università Cattolica. La sua tesi di dottorato dedicata allo studio dei rapporti tra il pensiero filosofico senecano e le dottrine mediche stoiche è stata successivamente rielaborata e pubblicata dalla casa editrice Vita e Pensiero col titolo Philosophia medica e medicina rhetorica in Seneca (Milano 2011). Oltre alla tragedia di Seneca, altri filoni di indagine riguardano Virgilio, con un tentativo di rilettura della Fabula Aristaei alla luce di alcune nuove teorie glottologiche e delle dottrine orfiche (2016). Per quanto riguarda Lucano, Giuseppe Bocchi ha formulato una proposta di rilettura del concetto di anti-virgilianismo che caratterizzerebbe la Pharsalia (2014) e ha elaborato un'analisi delle scene di disfacimento somatico nella battaglia di Marsiglia narrata nel III libro del poema (2020). Per la rivista polacca di fascia A 'Eos' ha curato la recensione in inglese al ricco volume di studi miscellanei Sappho at Rome (Oxford 2019)". 

A queste scene di orrore che ci vengono descritte nel testo e nel video che vi presentiamo dove tutta la natura ed il cielo tremano dalla disumanità descritta, noi, invece, prendiamo in esame il testo di Jünger: "Sulle scogliere di marmo". Se Seneca ha conosciuto la perfidia, la cattiveria, la malignità umana, la malefica gioia nel fare soffrire attraverso Caligola, Nerone, anche Jünger ha avuto modo di riflettere bene su tali temi grazie non solo a Seneca, ma avendo vissuto da vicino due guerre mondiali... Prima di spostarci sul testo del nostro autore riprendiamo pari pari dall'intervista fatta da Antonio Gnoli e Franco Volpi a Ernst Jünger passato nell'età dei patriarchi.

D.: Accennava prima alla Sua scelta di non scendere mai in polemica. Eppure, le polemiche l'hanno spesso coinvolta. Soprattutto per il Suo passato nell'esercito tedesco, passato che più di un critico Le rimprovera per l'indulgenza con cui avrebbe tollerato il regime nazista. C'è poi un espulsorio su cui ci piacerebbe avere la Sua versione. Quando uscì il Suo romanzo "Sulle scogliere di marmo", in cui si ventilava l'idea di tirannicidio, Lei corse dei rischi. Goebbels e Goering volevano la Sua testa, ma Hitler disse: "Jünger non si tocca". 

 E.J.: Le polemiche non hanno lo stesso spessore delle idee. Non si tratta di essere alla loro altezza rispondendo a tono. Perché non c'è tono, ma soltanto rumore. Quanto a Hitler, le cose andarono così. Non era passata una settimana dacché "Sulle scogliere di marmo" era uscito in libreria che il Reichsleiter di Hannover, un certo Bouhler, si lamentò a Berlino, nella convinzione che il libro incitasse al complotto. Hitler, che era un estimatore dei miei diari della prima guerra mondiale, sentenziò che dovevano lasciarmi in pace. In più di una occasione egli aveva lanciato segnali di amicizia e manifestato interesse per la mia persona. Ma non mi feci lusingare da quelle offerte. Sarebbe stato anche troppo facile strumentalizzarle per ricavarne qualche vantaggio personale. Non ci sarebbe voluto molto a fare come Goering. Vorrei poi aggiungere, anche se credo che un autore dovrebbe rispettare la regola di non parlare mai dei propri libri, che nel caso delle "Scogliere di marmo" l'effetto politico era per me secondario. Alcuni amici mi hanno rimproverato di avere sminuito tale effetto, che per molti fu invece quello più importante. Io però preferisco richiamare l'attenzione sul fatto che in quella vicenda mi posi su un altro piano. In fondo è chiaro che se la mia fosse diventata una presa di posizione politica, avrei magari trovato compagni e seguaci, ma sarei sceso sullo stesso piano di Hitler. Sono stato un suo oppositore, ma non un oppositore politico. Ero semplicemente su un'altra dimensione.

D.: "Lo ha mai conosciuto personalmente?"

E.J.: "No, non l'ho mai conosciuto. Quando ancora era un anonimo capo di un gruppuscolo come quello dei nazionalboscevichi di Niekisk - e io allora vivevo a Lipsia - un giorno, deve essere stato nel 1926, si fece annunciare da Hess, ma io non ebbi il tempo di riceverlo. Del resto, ero convinto che si trattasse di uno dei tanti insignificanti settari che circolavano a quel tempo. Grazie a Dio quell'incontro non ebbe luogo. Se per caso fosse avvenuto e magari Hitler mi avesse messo la mano sulla spalla mentre qualcuno ci immortalava, immagino che la fotografia avrebbe fatto il giro del mondo. Per fortuna le cose andarono diversamente.

D.: Hannah Arendt affermò che Lei fu sempre dalla parte della Resistenza malgrado i Suoi libri avessero influenzato l'èlite nazista 

E.J.: Ho presente quel riconoscimento, che naturalmente mi lusinga. (Esso figura in un resoconto che Hannah Arendt scrisse per incarico della Commission on European Jewish Cultural Reconstru: "I diari di guerra di Ernst Jünger offrono forse l'esempio migliore e più trasparente delle immani difficoltà a cui l'individuo si espone quando vuole conservare intatti i suoi valori e il suo concetto di verità in un mondo in cui verità e moralità hanno perduto ogni espressione riconoscibile. Nonostante l'innegabile influenza che i primi lavori di Jünger abbiano esercitato su alcuni membri dell'intelligencija nazista, egli è stato dal primo all'ultimo giorno del regime un attivo oppositore del nazismo, dimostrando con ciò che il concetto d'onore, un po' antiquato ma diffuso un tempo tra il corpo degli ufficiali prussiani, era del tutto sufficiente a motivare una resistenza individuale" H. Arendt, Besuch in Deutschland, Rotbuch, Berlin, 1993, p.47; trad. it. di Pierpaolo Ciccarelli, Ritorno in Germania, a cura di Angelo Bolaffi, Donzelli, Roma, 1966). Ma personalmente, avendo visto e vissuto quel che successe prima e dopo, provo una certa allergia nei confronti dell'uso indiscriminato della parola "resistenza". Senza contare che la resistenza spirituale non basta. Bisogna contrattaccare.

D.: Ci sta dicendo che ha qualche rimpianto per ciò che non ha fatto?

E.J.: Constato che contro un regime efferato alla fine conta anche il modo in cui ci si contrappone.

D.: Ha mai conosciuto la Arendt?

E.J.: No, non l'ho mai incontrata; fu Heidegger a parlarmi spesso di Lei.  

D.: Si accennava al romanzo "Sulle scogliere di marmo". In fondo con quel libro Lei rinunciava, per così dire, a essere solo uno scrittore e si dava, forse involontariamente, uno statuto morale per condannare un regime liberticida. Che rapporti, o meglio, quali debiti ha l'Anarca nei confronti della società, sia che esso scelga l'esistenza di scrittore sia che propenda per qualsivoglia altro tipo di vita?

E.J.: Uno scrittore che si rispetti vive accanto alla sua società. È come se ne sfiorasse i caratteri per meglio capirne l'essenza. Il suo compito, diversamente da quello del politico o dell'economista, non è di natura sociale. Ciò che a mio avviso risulta importante per lui è comprendere la propria posizione eccezionale per non dissipare se stesso e la sua immagine in questioni secondarie. Può darsi che, bene o male, egli non possa esimersene. In tal caso l'insuccesso è per lui più propizio del successo.

D.: Torniamo al compito dello scrittore. Che cosa deve fare di fronte allo sfaldamento spirituale? 

E.J.: L'autore coglie la decadenza nella sua dimensione globale, nel suo significato tragico. Questo fa. In ciò non è distante dai grandi profeti o da Eraclito. In fondo la decadenza è l'unica cosa normale, è il rapporto che lo scrittore instaura con essa è di natura particolare solo in quanto si configura nell'opera. Il superamento della natura della morte è il compito che uno scrittore si dà; la sua opera deve irradiarlo. 

Noi torniamo alla storia personale di Jünger che ci aiuterà a comprendere l'opera creativa! Come da un fatto storico e pure personale si giunge a creare un universale letterario attingendo dagli accadimenti esistenziali e dal proprio sapere. Come la vita, nella finzione, "messa a punto scenica" sublima la vita e la rende opera d'arte capace di parlare attraverso il tempo! Si compie così il riproponimento periodico di avvenimenti che divengono modelli, ma per il singolo, immerso nel suo proprio tempo storico, è l'unica opportunità che ha per viverli ed esserne il protagonista nella sua epoca storica. Abbiamo per tanto lo stampo, riproposto nell'epoca storica che l'artista vive... tanto più si cala nelle atmosfere, tanto più compie e dà vita alla tragedia umana in ogni sua forma! Si "concepisce", la vita... e una nuova vita emerge in chi pasce in quei prati ri-proposti periodicamente. Questo è valido ahimè solo nelle grandi "opere artistiche" mosse in qualsiasi declinazione dell'arte...

D.: Come fu preso questo Suo atteggiamento dalle gerarchie del partito?

E.H.: L'ostilità divenne sempre più profonda. Nei diari di Goebbels, oggi pubblicati, si può vedere che cosa egli pensava di me: "Peccato per questo Jünger" scrive già nel 1929 di cui rileggo in questi giorni in "Tepeste di acciaio". È un'opera veramente grandiosa ed eroica. Perché ha alle spalle un'esperienza temprata nel sangue. Oggi invece Jünger si isola dalla vita e ciò che scrive diventa inchiostro, letteratura". Ma la letteratura era il mio modo di vivere. Un giorno lo incontrai nell'Opera di Berlino, a una grande manifestazione, nell'ebrezza del trionfo nazionalsocialista. Goebbels mi passo vicino e mi disse con un tono di sfida, tra lo sprezzante e il sarcastico: "Signor Jünger, e ora che dice?" La mia risposta fu il romanzo "Sulle scogliere di marmo", nel quale, attraverso la trasfigurazione letteraria, si intuiscono diverse allusioni alla situazione politica del tempo. Dietro lo "scorticatore" di Koppels-Bleek tutti riconoscono Goebbels, dietro la figura di Biedenhorn il capo delle SA Rohm, dietro il Gran Forestaro Hitler. Allora fu chiaro a tutti quale era la mia posizione nei confronti del regime. Ricordo che nel marzo del 1945, quando la catastrofe era oramai sotto gli occhi di chiunque avesse un minimo di buon senso, Goebbels trovò il tempo di diramare alla stampa l'ordine di non fare menzione del mio cinquantesimo compleanno.

D.: Quello di Goebbels aveva tutta l'aria di essere un atteggiamento ridicolo. Ma altrettanto ridicoli sono quei critici che ancora oggi L'accusano di essere stato un'immagine - anche se involontariamente, anche se strumentalizzata - del regime nazista. Non trova?

E.J.: Ai miei critici di oggi credo di poter dire almeno questo: quando c'era da rischiare la pelle, io c'ero, loro no. Mi hanno fatto molto piacere quando sono venuto a conoscenza del giudizio che Annah Arendt ha dato di me nel suo resoconto sulla Germania postbellica, anche se la mia resistenza spirituale è solo interiore, non una resistenza nel senso vero e proprio del termine.

D.: Come avete vissuto, Lei, Carl Schmitt e Heidegger, l'immediato dopoguerra?

E.J.: Per nessuno di noi fu una passeggiata. Anche nel mio caso, come in quello di Carl Schmitt e di Heidegger, vennero subito gli incaricati delle forze occupanti per interrogarmi e chiedere ogni sorta di informazioni, ma non fui sottoposto a interrogatori veri e propri, e me la cavai abbastanza bene. Fu importante per me passare nella zona di occupazione inglese, dove in un primo tempo mi fu vietato di pubblicare, a quella francese, dove ero conosciuto e godevo di considerazione, tanto che ottenni nuovamente la libertà di stampa. Insomma, la transizione non fu per me così difficile come per Heidegger o Carl Schmitt. Loro sono stati esposti ad attacchi molto violenti, anche perché si erano direttamente compromessi con il regime nazionalsocialista. Io invece, a Parigi, ero stato vicino al gruppo di ufficiali che aveva organizzato il complotto contro Hitler- nei miei diari parigini lo chiamo "Kniebolo", un nome che mi venne in mente in un sogno - e allora, come pure verso la fine della guerra, ebbi grande difficoltà con il regime. La Gestapo a Parigi aveva raccolto su di me un intero dossier.

D.: In quel periodo Lei scrisse un breve trattato sulla pace...

E.J.: Si, lo stesi in seguito a un colloquio con Alfred Toepfer, che conoscevo dai tempi del movimento Wandervogel. Intorno alla meta degli anni Trenta ci trovavamo a casa sua per discutere con Esse Niekish, Paul Weber, Hugo Fischer e mio fratello. Ci rivedemmo poi a Parigi. Una volta, mentre sedevamo insieme a tavola, mi suggerì di scrivere qualcosa sulla pace. Eravamo nel 1941. Seguì il suo consiglio. Scrissi il saggio sulla pace e lo nascosi poi in un armadio blindato dell'Hotel Majestic, dove alloggiavo. Non so se avrei fatto tutto questo se non avessi potuto contare sulla protezione del mio comandante, il generale Hans Speidel. A Sant-Die', sotto il bombardamento americano, diedi una copia dattiloscritta del testo a Toepfer, che la portò a Benno Ziegler, ad Amburgo. Questi la fece comporre, ma non riuscii a farla stampare. Il testo originale lo portai con me a Kierchhorst. Fu trascritto e copiato, e circolò clandestinamente, di mano in mano, ma con sorprendente rapidità.

D.: Fu un testo che Rommel lesse...

E.J.: Si, certo Avevo dato una delle tre copie dattiloscritte in mio possesso al generale Speider, il quale incaricò subito un attendente di portarla in motocicletta a Rommel, a La Roche-Guyon. Rommel giudicò quel testo un buon punto di partenza, sul quale si poteva lavorare. Non so esattamente cosa intendesse, e non ho avuto modo di accettarlo. Anche perché egli era in contatto con coloro che cospiravamo contro Hitler e finì nella rete dei sospetti. Per mia fortuna, durante l'interrogatorio cui fu sottoposto non rivelò di essere a conoscenza del mio scritto. Non ne fece menzione. Pochi giorni dopo fu arrestato e costretto ad avvelenarsi.

D.:Riesce almeno a immaginare in che senso Rommel disse che su quel Suo testo si poteva lavorare?

E.J.: Rommel era council nel complotto che porto' all'attentato del 20 luglio. Il gruppo dei cospiratori intendeva elaborare un piano per porre fine alla guerra e iniziare la riedificazione morale e materiale della Germania. Il mio scritto, che cercava un nuovo orientamento nell'idea d'Europa, poteva costituire un punto di riferimento teorico e anticipava in effetti idee che più tardi divennero realtà. Ma importante per me era inoltre un punto che in quel testo veniva soltanto abbozzato e che solo in seguito avrei sviluppato in un saggio specifico. Mi riferisco all'idea dello Stato mondiale.

E noi ci interrompiamo qui con l'intervista che ci fa comprendere meglio l'idea del romanzo lirico "Sulle scogliere di marmo" una delle opere più belle a livello mondiale del '900. 

Ritorniamo al testo! Le teste dei buoni abbiamo già visto in un precedente articolo vengono decapitate e portate come stendardi... Così come avviene nella tragedia di Seneca proposta e spiegata nel video con il Prof. Bocchi. 

Il buono nella tragedia di Seneca e il fratello sottoposto alla follia dirompente del fratello re... Lo si avverte, attraverso lievi accenni nei dialoghi di Seneca. Si avverte il bene e il male mosso da una insana follia! 

Vediamo in Jünger ora il bene come è realizzato. Attraverso Erio, nome romano. Erio addomestica i serpenti, dà loro il latte da mangiare e sono richiamati dal giovane attraverso il suono del cucchiaio in legno in momenti di pace( legno - natura - suono mite) in ferro in aiuto (ferro metallo, Titani, suono cavo, infero)...

Leggiamo insieme del profeta Isaia "Il Messia re di pace"

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,

un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di lui poserà lo spirito del Signore, 

spirito di sapienza e d'intelligenza,

spirito di coniglio e di fortezza,

spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Si compiacerà del timore del Signore. 

Non giudicherà secondo le apparenze 

e non prenderà decisioni per sentito dire;

ma giudicherà con giustizia i miseri 

e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. 

Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,

con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.

La giustizia sarà fascia dei suoi lombi

e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. 

Il lupo dimorerà insieme con l'agnello;

il leopardo si sdraierà accanto al capretto;

il vitello e il leoncello pascoleranno insieme 

e un fanciullo li guiderà.

La mucca e l'orsa pascoleranno insieme;

i loro piccoli si sdraieranno insieme. 

Il leone si ciberà di paglia, come il bue.

IL LATTANTE SI TRASTULLERÀ SULLA BUCA DELLA VIPERA; 

il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.

Non agiranno più iniquamente nè saccheggeranno

in tutto il mio santo monte 

perché la conoscenza del Signore riempirà la terra 

come le acque ricoprono il mare.

Ed ecco che fede diviene arte e ciba la cultura. Il politico non come uomo politico, ma come senso che muove la vita si alimenta di spiritualità, arte e cultura per dar vita ad un mondo migliore. Scellerato e folle è quando il potere vuol invertire le parti e strumentalizzare la spiritualità, l'arte e la cultura per perseguire le proprie meschinità... 

La Bibbia, Seneca, Jünger hanno creato un capolavoro del capolavoro del dramma-commedia umana. 

Un tempo si credeva nei prodigi! Ora l'arte è stata posta da parte... Domenica 12 maggio 2024 è stata l'ascensione di nostro Signore a Cielo! Da un amico di Erice, in Sicilia, ci sono giunte foto, a noi del mondo di Eumeswil, dell'aurora boreale avvistata da lì (fenomeno generalmente nordico in Europa). Una civiltà primitiva su questo evento avrebbe lungamente pensato... Erice è la sede della massoneria internazionale (crf i testi di Carlo Palermo) ed è in una posizione importante nel Mediterraneo... L'aurora ha preparato il Cielo..., ma è stata provocata da una tempesta solare, del nostro sistema solare... Le sue ripercussioni sulla tecnica... Ci potrebbero essere spunti per creare una nuova opera d'arte....

VIDEO. L'arte della follia: il mondo alla rovescia nel Thyestes di Seneca. Con Giuseppe Bocchi

 

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 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

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