Apocalisse e paradiso come paradigma dell’uso sperimentale delle sostanze psicotrope
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Apocalisse e paradiso come paradigma dell’uso sperimentale delle sostanze psicotrope

Il senso della vita
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Apocalisse e paradiso come paradigma dell’uso sperimentale delle sostanze psicotrope
Apocalisse e paradiso come paradigma dell’uso sperimentale delle sostanze psicotrope

 

(di Antonella Tommaselli)

Riflessione del mondo di Eumeswil

Il passo procede lento, assai lento, scandendo una danza sacra, una danza alla sacralità della vita. Si tenta di essere presenti e memori in ogni momento di se stessi e di ciò che abbiamo intorno.

Si sceglie un momento particolare della giornata per procedere a tale danza quando il giorno lascia il posto alla notte ed i primi lampioni antichi si accedono fievolmente. Si sceglie per camminare il lungarno. Per assorbire la bellezza del fiume che scorre lento e quieto nel suo letto a riparo dei monumenti storici tanto solenni, sobri, stabili ancora oranti e cangianti nel saper dire a seconda della capacità del singolo di intessere un dialogo tra le forme che si scagliano vivide nell’occhio e nell’essere.

Di tanto in tanto un corridore esausto compare e ci sorpassa! L’occhio non vede! Corre! È privo di vista lo sguardo. Ci viene incontro una figura rara. Un uomo non più giovane, ben vestito. Un cappotto che ricade morbido sulle spalle, di un bel tessuto. Un foulard copre il collo. Il volto è disteso. La pelle liscia e levigata. Le mani portano alla bocca un sigaro che viene gustato con piacere, senza vizio. Nutrendosi dell’aroma con moderazione. Ci guardiamo. Gli occhi si penetrano scambievolmente. Si accendono. Quella persona c’è ed è presente. Non parliamo. Sembra che ci siamo intesi senza l’uso della parola. Ognuno prosegue la sua passeggiata. La sua danza sacra è cadenzata all’armonia del vivere e della vita.

E proprio oggi col video che vi presentiamo si parlerà di coscienza e stati espansi ed allargati di coscienza. Non è un invito aperto a tutti all’ebbrezza, ma è comprendere ciò che può provocare a specifiche personalità l’uso di alcune sostanze.

L’incontro -video di oggi è con Carlo Bagnoli, scrittore e docente. Si soffermerà a parlarci di: “Jünger e la cultura psichedelica”. Analisi del testo “Avvicinamenti” come risposta tradizionale al clima degli anni settanta. Apocalisse e paradiso come paradigma dell’uso sperimentale delle sostanze psicotrope.

Nel video si parlerà in maniera approfondita di “Avvicinamenti, droghe ed ebbrezze”. Un testo assai notevole di Ernst Jünger.

Noi dal canto nostro faremo parlare Alber Hofmann, il chimico, scopritore dell’LSD.

Abbiamo nutriti carteggi tra Albert Hofmann ed Ernst Jünger, Timothy Leary, Walter Vogt e Aldous Huxley.

Ernst Jünger ed Albert Hofmann mettono in guardia dall’uso improprio delle sostanze psicotrope e avvertono che non sono sostanze per tutti…

Ricordiamo inoltre che tutte le sostanze psicotrope e non solo oramai sono nella maggior parte dei casi manipolate da mani umane…Le sostanze sono mutate, non più naturali…

La ricerca verte sulla conoscenza ed avvicinamento al reticolo sostanziale, fondamentale. Una ricerca dello stato di culmine. Rammentiamo che l’uomo che lavora su se’ stesso, incline al lavoro spirituale, può accedere per grazia ricevuta a: visioni, estasi, illuminazioni. Tale avventure dello spirito hanno da sempre impreziosito l’esperienza umana, l’arte in ogni sua forma, la parola susseguente e l’umanità. Oggi si vive un oblio di tali forme di “uomo amplificato”…Le città-trincee per i continui e prolungati lavori, i rumori, l’aria inquinata così come la mente e l’animo umano non consentono quella purezza d’animo e quella apertura del cuore e della mente per percepire il Tutto, la Vita nella sua alta e somma forma. Una lacuna che ci rende poveri, grigi, frammentati,persi, erranti…

Il video, le parole del Bagnoli assai precise, puntali, vanno prese nel contesto di una ricerca, di un tentativo di avvicinamento all’invisibile che deve poi essere perseguito in altre forme e tecniche. Si tratta di un tentativo di apertura della porta della percezione amplificata e dello stato di coscienza in chi è già in cammino e sul cammino.

Iniziamo allora con una avvertenza da parte di Albert Hofmann per il lettore della corrispondenza intercorsa con i tre sopracitati personaggi.

“Avevamo preso sul serio
qualcosa con cui ci
è permesso solo giocare
o
viceversa…?”
Walter Vogt

Con questa domanda termina una breve poesia che lo psichiatra e scrittore Walter Vogt mi ha dedicato.

Con il “qualcosa” si fa qui riferimento all’impiego delle droghe psichedeliche che modificano la coscienza. Poiché nella presente selezione di alcuni capitoli tratti dal mio libro “LSD-mein Sorgenkind” (LSD-il mio bambino difficile) si parla dei miei rapporti personali e del carteggio con personalità preminenti che hanno sperimentato sostanze simili, la domanda merita di essere posta all’inizio di questa prefazione.

La mia risposta a questo quesito vuole essere inequivocabile: l’uso delle droghe che agiscono sulla coscienza è qualcosa che deve essere preso con molta serietà. Non si accenna qui ai problemi delle droghe in generale, e questo sia sottolineato esplicitamente, bensì solo a quelle sostanze che trasformano la coscienza in modo del tutto peculiare.

Per il particolare gruppo di droghe di cui si parla in questa sede, sono state suggerite diverse denominazioni, quali: allucinogene, fantastiche, psichedeliche, fino al più recente enteogene. Per lo più in uso è ancora il termine psichedelico, che significa: espandere l’anima.

Fondamentalmente queste sostanze sono: LSD, psilocibina, mescalina, nell’ordine della loro efficacia che risulta assai diversa. […]

È importante e interessante osservare come tutte queste tre sostanze psichedeliche siano in relazione con le piante magiche messicane, con le droghe sacre e anche con le piante che sono state impiegate da millenni in ambito religioso e nelle pratiche magiche di guarigione in Messico e nelle adiacenti regioni del Centro America, dove ancora oggi vengono utilizzate secondo la tradizione.

L’LSD (abbreviazione di Lysergsaure – diathylamid: dietilamide dell’acido lisergico) è una modificazione chimica della idrossietilamide dell’acido lisergico, il maggiore principio attivo della sostanza magica messicana OLOLIUHQUI. Così gli zapotechi e i mazatechi, tribù indiane delle regioni meridionali del Messico, chiamavano i semi di alcune specie di convolvulacee. La psilocibina è il principio attivo psicotropo del fungo magico TEONANACATL, tuttora usato soprattutto nel sud del Messico. La mescalina è il principio psicotropo del cactus magico PEYOTL, che cresce nelle regioni settentrionali del Messico: esso occupa un posto importante presso certe tribù indiane del Nord America nell’ambito delle loro cerimonie religiose.

Gli psichedelici si distinguono nettamente per quanto concerne la loro azione sulla psiche umana e le loro proprietà farmacologiche dalle altre droghe, dai narcotici tradizionali derivati dall’oppio come la morfina e l’eroina, dalle sostanze inebrianti ad azione stimolante come la cocaina e l’anfetamina, e altrettanto dai sedativi e dai tranquillanti come il Valium e farmaci affini.

Diversamente da tutti questi stupefacenti, che provocavano assuefazione ed il cui impiego assiduo determina danni fisici e psichici, gli psichedelici non danno dipendenza , e sono, a dosaggio normale, praticamente atossici. Ma non sono per questo meno pericolosi dei suddetti narcotici; la loro pericolosità è solamente di natura del tutto diversa. Essa risiede nel carattere della loro particolare azione psichica. I peculiari effetti psichici delle sostanze psichedeliche consistono in una radicale modificazione di coscienza, in cui il mondo esterno e lo sperimentatore stesso subiscono una profonda trasformazione che può colmare di gioia ma anche di sgomento. I confini tra mondo esterno e mondo interiore sembrano completamente soppressi. Le sensazioni e la fantasia sono enormemente intensificate. Visioni fantastiche, ispiratrici a volte di una beatitudine tra le più sublimi, a volte di terrore tra i più profondi, vengono vissute come totalmente reali.

Spesso riappaiono alla coscienza vivide immagini di esperienze passate, appartenenti talvolta alla prima infanzia.

In particolare modo per quest’ultima azione, gli psichedelici si sono rivelati dei preziosi aiuti farmacologici in psicoanalisi e in psicoterapia. Nell’inebriamento psichedelico avvenimenti traumatici dimenticati o rimossi possono essere ricondotti allo stato cosciente in maniera accelerata, rendendo così possibile il trattamento terapeutico.

I pericoli connessi ad un impiego incontrollato e sconsiderato di queste sostanze consistono nel fatto che l’esperienza profondamente trasformata del mondo interiore ed esterno non può essere assimilata e integrata nel contesto della realtà ordinaria; ciò può causare uno shock psichico fino al crollo psicotico con perdita del senso di realtà, con i rischi connessi di incidenti, e nel peggiore dei casi un danno psichico permanente.

L’esperienza psichedelica conduce per l’appunto nella profondità della coscienza, dove l’illuminazione e la follia giacciono l’uno accanto all’altra.

Gli indiani hanno ben presto compreso questi pericoli, per cui hanno inserito l’uso di questo tipo di droghe entro un contesto religioso cerimoniale, in cui l’esperienza straordinaria è raccolta e utilizzata in modo sensato. Per costoro gli psichedelici sono droghe sacre. Chiunque le prenda senza preparazione interna o esterna, senza devozione e digiuno, senza la sorveglianza dello sciamano, del curandero, come viene chiamato il sacerdote-guaritore, sarà reso pazzo dalle stesse sostanze, o addirittura verrà ucciso; così pensano gli indiani.

Il saggio impiego che gli indiani , basandosi su un’esperienza millenaria , fanno di queste sostanze per loro sacre, dovrebbe servirci da modello per l’uso delle droghe psichedeliche nella nostra società. Con queste non ci è permesso giocare; debbono essere prese sul serio.
Albert Hofmann, Novembre 1991”

Ma ora andiamo ad esplorare come nasce il rapporto tra Ernst Jünger ed Albert Hofmann ed è proprio quest’ultimo a descrivercelo, prestiamo attenzione!

LUMINOSITÀ DA ERST JÜNGER
Luminosità è il termine che esprime l’influsso dell’opera letteraria e della personalità di Ernst Jünger sulla mia persona. Illuminato dalla sua prospettiva, che abbraccia stereoscopicamente le superfici e le profondità delle cose esistenti, il mondo che conoscevo acquistò un nuovo e diafano splendore. Accadde molto tempo prima della scoperta dell’LSD e del contatto personale che ebbi con questo autore in riferimento alle sostanze allucinogene.

Iniziai a subire il fascino di Ernst Jünger con il suo libro Il cuore avventuroso, che ho riletto assiduamente negli ultimi 40 anni. Qui, dove i contenuti sono più delicati e più mi sono affini che non la guerra è un nuovo modello di umanità (temi delle prime opere di Jünger), mi furono rivelate la bellezza e la magia della sua prosa: descrizioni di fiori, di sogni, di passeggiate solitarie; riflessioni sulle scelte ed il futuro degli uomini, sui colori ed altri soggetti intimamente connessi alle nostre esigenze. Dovunque, nel suo narrare, il miracolo della creazione diveniva manifesto, nelle precise rappresentazioni delle superfici e, in trasparenza, delle profondità; dovunque era sfiorata l’unicità e l’indeperibilità di ogni essere umano. Nessun altro scrittore mi ha aperto gli occhi allo stesso modo.

Nel cuore avventuroso veniva fatto riferimento persino a sostanze stupefacenti. Trascorsero molti anni, comunque, prima che divenissi particolarmente coinvolto in questo tema, ovvero la scoperta dell’LSD.

Il mio primo carteggio con Ernst Jünger non ebbe nulla a che fare con il contesto delle droghe; gli scrissi una volta in occasione del suo compleanno, come lettore riconoscente.”

Eccoci invece ad andare ad analizzare singolarmente ognuno per conto proprio una delle specifiche corrispondenze tra i due per cercare di renderci conto di alcuni dei punti salienti che venivano trattati attraverso alcune approssimazioni al reticolo sostanziale, con queste rotture di livello…

Bottimingen, 16 dicembre 1961
Egregio Signor Jünger,
da un lato desidererei molto esplorare, oltre agli aspetti scientifico-naturali e chimico-farmacologici degli allucinogeni, anche il loro uso come sostanze sacre in altri luoghi…

Dall’altro devo ammettere che c’è un problema fondamentale che mi tormenta abbastanza, e cioè se l’uso di questo tipo di droghe che provocavano un effetto così intenso sulle nostre menti, non possa rappresentare invero una violazione di limiti. Fino a quando si utilizzano strumenti o metodi che aggiungono semplicemente alla realtà aspetti nuovi e multiformi non c’è senz’altro nulla da obbiettare nel loro uso: al contrario, l’esperienza e la conoscenza di ulteriori sfaccettature “della” realtà restituisce a questa nostra realtà la sua veridicità. Quello che comunque voglio sottolineare è il fatto se le sostanze qui trattate aprano solamente una finestra in più ai nostri sensi e percezioni, oppure se il soggetto stesso, il nucleo del suo essere, subisce profonde alterazioni. La seconda ipotesi renderebbe palese che qualche cosa è stato modificato,un qualcosa che, secondo me, dovrebbe sempre rimanere inalterato. La mia attenzione è rivolta a questo punto al seguente quesito: la parte più profonda del nostro essere è effettivamente inviolabile, e non può venir danneggiata da qualsiasi cosa possa accadere nel suo involucro materiale, chimico-fisico, biologico e psichico -oppure la materia, nella forma di queste sostanze, manifesta una potenza tale in grado di attaccare il centro spirituale della personalità, il se’? La seconda ipotesi potrebbe essere spiegata dal fatto che l’azione di questi allucinogeni si manifesta laddove mente e materia convergono – che queste droghe rappresentano in se stesse delle incrinature nell’infinito regno della materia, dove la profondità di quest’ultima, la sua relazione con la mente divengono particolarmente evidenti. Ciò potrebbe essere espresso modificando il noto aforisma di Goethe:

“Se l’occhio non fosse solare,
non potrebbe mai guardare il sole;
Se la potenza della mente non fosse
nella materia,
come potrebbe la materia turbare la mente”

Corrisponderebbero alle stesse incrinature che le sostanze radioattive rappresentano nel sistema periodico degli elementi, laddove si palesa la trasformazione della materia in energia. In realtà, ci si dovrebbe chiedere analogamente se la produzione di energia atomica costituisca una trasgressione di limiti.
Un’altra inquietante riflessione, legata alla capacità di poter influenzare con la minima presenza di una sostanza le più alte facoltà intellettuali, concerne il libero arbitrio

Droghe allucinogene potentemente attive come l’LSD e la psilocibina sono in stretto rapporto, nella loro struttura chimica, con sostanze presenti nel corpo umano, nel sistema nervoso centrale, sostanze che giocano un ruolo importante nella regolazione delle funzioni. È possibile perciò che, in seguito ad alterazioni nel metabolismo dei normali neurotrasmettitori, si venga a formare un composto simile all’LSD o alla psilocibina, determinando e modificando il carattere dell’individuo, la sua visione del mondo e comportamento. Tracce di una sostanza, la cui produzione o non produzione non può essere controllata dalla nostra volontà, hanno il potere di plasmare il nostro destino. Queste considerazioni di carattere biochimico avrebbero potuto sollecitare la sentenza che Gottfried Benn espresse nel suo saggio Vita provocata:”Dio è una sostanza, una droga”.

D’altra parte, sappiamo che sostanze come l’adrenalina, ad esempio, sono formate o liberate nel nostro organismo dai pensieri e dalle emozioni, che quindi, a loro volta, determinano il funzionamento del sistema nervoso. Si suppone perciò che il nostro corpo sia influenzato e modellato dalla mente, allo stesso modo in cui la natura intellettuale è plasmata dalla biochimica. Quale delle due venga prima è un enigma non più risolvibile di quello della gallina e dell’uovo. Nonostante i miei dubbi concernenti i pericoli sostanziali connessi all’uso delle sostanze allucinogene, ho proseguito le ricerche sui principi attivi dell’ipomea messicana, di cui le ho scritto brevemente tempo fa. Nei semi di questa pianta abbiamo trovato i derivati dell’ acido lisergico, molto simili chimicamente all’LSD. È stata una scoperta quasi incredibile. Ho sempre avuto una forte attrazione per l’ipomea. Furono i primi fiori che coltivai nel mio piccolo giardino quando ero bambino. I loro calici blu e rossi sono tra i primi ricordi della mia infanzia. Ho letto recentemente in un libro di D.T. Suzuki, Lo zen e la cultura giapponese, che l’ipomea ha una grande importanza in quel paese; lo si trova tra i fiori che si scambiano gli innamorati, viene citato nella letteratura ed appare nelle arti grafiche. Suzuki riporta, tra le altre, una poesia di tre righe della poetessa Chiyo (1702-1775), che un mattino andò a prendere dell’acqua dalla casa dei vicini, perché…

“Il mio pozzo e’ sotto incantesimo
di un fiore di opines,
vi chiedo umilmente un po’ d’acqua”.

Perciò l’ipomea rivela così i due possibili modi di influire sulla natura mente-corpo dell’uomo: in Messico esercita i suoi effetti attraverso l’azione chimica in funzione di pianta sacra, mentre in giappone agisce dal lato spirituale, attraverso la bellezza dei calici del suo fiore”.

Wilflingen,17 dicembre 1961
Egregio Signor Hofmann,
La ringrazio per la sua lettera dettagliata del 16 dicembre. Ho riflettuto sulla questione centrale da Lei sollevata, e potrei senz’altro occuparmene durante la revisione di Al muro del tempo. In quest’opera ho accennato al fatto che, nel campo della fisica come in quello della biologia, stiamo cominciando a sviluppare dei procedimenti che non possono più essere interpretati come progressi, secondo i criteri usuali, in quant’intervengo direttamente nel processo evolutivo, influenzando lo sviluppo della specie. Ma suppongo pure allo stesso tempo, e qui rigiro la questione, ci troviamo di fronte ad una nuova era che inizia ad agire in senso evoluzionistico sui suoi prototipi. La nostra scienza, con le sue teorie e le sue scoperte, non è perciò la causa, ma piuttosto una delle conseguenze dell’evoluzione tra le altre. Gli animali, le piante, l’atmosfera e le superfici dei pianeti ne saranno interessati simultaneamente. Noi non progrediamo da un punto ad un altro, direi piuttosto che attraversiamo una linea.

È importante riflettere sul rischio che le ho indicato. Tuttavia, è presente in ogni aspetto della nostra esistenza. Il denominatore comune si può manifestare dovunque. Parlando di radioattività, lei usa la parola “incrinatura”. Le incrinature non sono solamente punti di esplorazione, ma anche di distruzione. Paragonati agli effetti delle radiazioni, quelle delle sostanze magiche sono più genuini e molto meno violenti. Ci conducono in maniera esemplare oltre l’uomo. In un certo senso Gurdjieff lo ha già intuito. Il vino ha già cambiato molto, ha portato con se’ nuove divinità e una nuova umanità. Ma rispetto alle nuove sostanze è come la fisica classica rispetto alla fisica moderna. Queste cose dovrebbero essere sperimentate solo in ambiti circoscritti. Non sono d’accordo con le idee di Huxley, secondo cui le masse dovrebbero avere l’opportunità di conoscere la dimensione trascendentale. Qui non abbiamo a che fare con una fantasia consolante ma con la realtà, se prendiamo la cosa seriamente. Perciò sarebbero sufficienti pochi incontri per definire i percorsi e scegliere la guida. La conoscenza trascendentale oltrepassa la teologia e si situa nel capitolo della teogonia, perché ci introduce inevitabilmente in una nuova dimora, in senso astrologico. Inizialmente potremmo essere soddisfatti di questa intuizione, e soprattutto dovremmo essere cauti con le definizioni.

Ringraziamenti di cuore anche per la meravigliosa foto dell’ipomea. Pare sia la stessa che ho coltivato per anni nel mio giardino. Non sapevo possedesse poteri particolari; nondimeno, credo ogni pianta ne abbia. In molti casi non ne conosciamo semplicemente la chiave. Oltre a ciò, ci deve essere un punto di vista centrale da cui non solo la chimica, la struttura, il colore, ma tutti gli attributi in genere diventano importanti…

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. Apocalisse e paradiso come paradigma dell’uso sperimentale delle sostanze psicotrope. Con Carlo Bagnoli

 

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L’Associazione si fonda su tre pilastri:

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TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

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