Pasolini sulla strada di Tarso
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Pasolini sulla strada di Tarso

Il senso della vita
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Pasolini sulla strada di Tarso
Pasolini sulla strada di Tarso

 

(di Antonella Tommaselli)

Riflessione del mondo di Eumeswil

E’un bene comprendere in profondità il significato di una parola anche se viene usata comunemente.

Oggi cercheremo il mistero contenuto nella parola enigma. A svelarci l’etimologia ed il suo il significato è: Una parola al giorno. Leggiamo cosa ci dice in merito:

“ETIMOLOGIA dal greco àinigma, derivato del verbo ainìssesthai parlare per enigmi, a sua volta da àinos racconto, favola.

Questa parola è vertiginosa: ci descrive un mistero profondo, pieno di strette ambiguità, un rovello che impegna duramente l’intelletto. Ma il suo primo significato è più ameno di quanto il colore e l’uso consueto di questa parola non suggerisca; infatti, indica in primis l’indovinello.

Non dobbiamo farci fuorviare dal fatto che ‘indovinello’ è un diminutivo, e ci pare subito qualcosa di simpatico. La storia di brevi componimenti poetici allusivi, che sfidano a scoprire il loro oggetto coperto, è molto antica e decisamente seria. Basti pensare alla figura mitica della Sfinge, che fuori Tebe proponeva i suoi enigmi ai viaggiatori, sbranandoli se non riuscivano a risolverli.

[…] Ed è dall’oscurità di questi detti che oggi l’enigma prende il significato più generale di fatto inspiegabile, di mistero. Può essere un enigma la costruzione in fisica di una teoria unificata delle forze, può essere un enigma il comportamento indecifrabile di una persona, così come la dinamica di un delitto.

Non a caso la celebre macchina crittografica usata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale fu chiamata proprio ‘Enigma’; con una vena di compiacimento, questo nome attinge all’immaginario millenario di uno sforzo mentale vano davanti alle fitte tenebre di un segreto – evidente ma impenetrabile. O quasi”.

Ed è proprio con l’idea di enigma ben impresso, stampato nella mente che dobbiamo ascoltare il video di oggi. L’enigma verrà a sciogliersi pian, piano… Un enigma che riguarda le ultime ore ed il termine della vita di Pasolini. Ilario Quirino con una attenzione acuta, vigile, certosina, da medico legale, per oltre trentacinque anni ha studiato l’opera di Pasolini da dove emerge un qualcosa di sconvolgente che verrà rivelato in modo assai preciso. Quello che ci verrà detto potrà apparire come uno scandalo per alcuni. Si andranno a sovvertire completamente i luoghi comuni relativi alla morte del poeta. Il titolo del video che vi proponiamo: PASOLINI SULLA STRADA DI TARSO. La conversione del poeta di Casarsa. Questo è anche il titolo del volume a cui si fa riferimento nel video scritto sempre da Ilario Quirino. Così vi è scritto nel retro di copertina del libro:

Questo libro è, per me, uno “scuotimento” di idee – e di mie precedenti conclusioni, quasi terremotate. Il politico (quasi dogmatico) e il “diverso” perseguitato dentro il suo tempo, è – dalla rilettura – portato a inverarsi e ad esaltarsi ( anche) in una tensione di religiosità totale (una disperata sacralità) – come un invito continuo a un “golgota” già predisposto.

Dalla Lettera introduttiva
di Roberto Roversi

Il video è da ascoltarsi con estrema attenzione, apertura mentale, fuori da preconcetti e luoghi comuni ideologici.

Noi ora, invece, ci muoveremo attraverso il passaggio di uno scritto di Jünger. Le motivazioni della scelta del brano che vi riporiamo potranno essere individuate e divenire evidenti al termine dell’ascolto del video.

Ernst Jünger
“[…] Nell’opera d’arte s’intuisce l’inestimabile. Non appena uno stile si avvicina alla perfezione, l’uomo nella propria officina interiore, riconosce che l’opera d’arte, divenuta estimabile, non basta più come testimonianza. Ora egli ricomincerà, come apprendista, come colui che balbetta un nuovo linguaggio, come colui che rovescia i troni e i monumenti.

Tutto ciò che è estimabile e valutabile vive dell’inestimabile, così come tutto ciò che è visibile vive dell’oscurità, ogni misura vive dell’ incommensurabile, ogni sentiero vive della foresta selvaggia, e di silenzio ogni parola.

È un brutto segno per l’arte e per gli artisti, quando aumenta il prezzo dell’opera d’arte. La foresta selvaggia ora è scomparsa; rimane la via con le sue pietre miliari. Inestimabile diverrebbe ciò che è solo destinato a servire e può soltanto descrivere l’inesprimibile. Rimangono i progetti di città distrutte, le chiavi di accesso a tesori sepolti. Restano cornici e incastonature. La parola e l’appello hanno perduto la forza di convincimento e di pressione; diventano una vuota formula di scongiuro che si smorza contro la parete di roccia. Spiriti assurdi s’impadroniscono del dominio. Il mondo diventa brutto e pieno di musei.

Ogni opera d’arte è transuente, e la fama dell’artista svanisce come ogni altra. Anche Omero, un giorno, non sarà più citato. La grandezza dell’artista è nel servire, e la fama dell’opera d’arte è nel suo alludere ad altro. Questo Altro è nascosto al tempo, ma agisce come il sale marino che insaporisce e conserva i cibi.

Se l’opera d’arte vive e affascina le generazioni nell’ avvicendarsi dei tempi, ci emoziona pensare che l’artista abbia celebrato un sacrificio dinanzi all’immagine velata del mondo, e con la preghiera implicita in quel sacrificio sia stata esaudita. La sua fama deriva dal fatto che egli, in nome della sua aspirazione, ha sofferto fame e sete, ha rinunciato alla ricchezza e agli onori, ha abbandonato la casa del maestro. Di nuovo ha riconosciuto il mondo nella sua bellezza e lo ha ritrovato con animo vergine; questo è il suo ufficio e la sua ricompensa, e tutto questo sopravvive nell’opera d’arte come una luce che lentamente si spegne.

Senza quell’ aspirazione, il mondo sarebbe soltanto un effimero gioco avvolto nel velo di Maja, la poesia un cembalo sonante, un dipinto una macchia luminosa sull’ala di una farfalla, la statua una pietra inanimata. Ma l’ aspirazione, unita all’umiltà che si offre in dono, è sufficiente, e poco importa se l’opera sia creata su un isola solitaria o dipinta su un ardente sipario.

Certo, è bene che l’opera sia onorata e susciti ammirazione; così una bellezza trascendente fiammeggia attraverso il fuggevole ordine mondano.

Educazione e poesia – la parete esterna della conchiglia perlifera tenta d’imitare quella interna, e questa a sua volta viene formata e plasmata dall’animale vivente. Ma dov’è l’officina in cui la sua vita si fabbrica? Sono percorsi attraverso mondi che si riflettono l’uno nell’altro, come specchi. Perle, diamanti, e anche i principi e le belle dame che li portano su di sé, non sono meno effimeri delle onde, delle nubi, delle fiamme che imperversano nel mondo distruttivo e distruttibile.

Ma immortale resta il fervore che sa trasformare, e che spinge l’amante ad abbracciare l’amata, l’artista a plasmare la sua opera e il creatore a trarre il mondo dal nulla. Là divampa il cespuglio nella vegetazione selvaggia, si estinguono i nomi, le immagini e la loro fama. Sono tutti, come lo scarabeo spagnolo, sembianze.

L’uomo non si deve sopravvalutare. Come dice il Salmo, egli somiglia all’erba che presto appassisce e la sera viene recisa. Neppure si deve sottovalutare, poiché egli, non meno dell’erba con i suoi gigli e i suoi fiori stellati, somiglia a un totalmente Altro, a un’immagine velata dagli enigmi di spazio e tempo e dalla caducità cui egli soggiace.

Le sue opere e i suoi giorni sono l’area di avvicinamento a questa immagine. Di tale area egli avrà sempre bisogno, quali che siano i nomi con cui egli adorna in Venerato e Venerabile. I nomi indicano soltanto ciò che egli intuisce; essi costituiscono – spesso ricoperti d’intonaco – testi da leggersi presso i muri del pianto e pareti che racchiudono il mondo della storia. Nominano le ombre d’invisibili soli, orme su vasti specchi d’acqua, colonne di fumo che s’innalzano da incendi il cui sito è nascosto. Là il grande Alessandro non è più grande del suo schiavo, ma è più grande della propria fama.

Anche gli dei, là, sono soltanto simboli, eppure hanno valore i sacrifici che li onorano…

Ilario Quirino vive e lavora nella città dei Bruzi, dove svolge l’attività di medico legale. Nel 1990 incontra Giuseppe Zigaina, con il quale instaura un profondo legame umano e culturale che lo spinge ad incrementare l’attività pittorica e ad amare l’opera pasoliniana. Nel corso degli anni partecipa, grazie agli studi compiuti, a convegni nazionali sul poeta di Casarsa.

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. Pasolini sulla strada di Tarso. Con Ilario Quirino

 

Leggi anche: Associazione Eumeswil


 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

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