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Avvicinamenti droghe ed ebbrezza di Ernst Jünger è un libro assai ricco di fascino che ci mostra uno Jünger dedito all’apertura di un portale: quello dello coscienza “elevata” e uno Jünger ricercatore dello spirito, della visione “originaria”, primordiale non quella manipolata attraverso la cultura del tempo…
Nel corso del video Carlo Bagnoli ci mostrerà il cammino di Jünger su queste strade, percorsi arditi, azzardati, ci indicherà le prove fatte e ci sottolineerà suoi avvicinamenti al reticolo sostanziale.
Carlo Bagnoli è docente, saggista, scrittore.
Noi evidenzieremo invece in questa sede la figura di Alberti Hofmann e riporteremo un suo scritto sul suo rapporto con Huxley. Ricordiamo a chi si soffermasse a leggere il presente scritto che sia Hofmann che Jünger erano contrari ad un uso improprio e destinato a tutti delle droghe e delle sostanze psicotrope al contrario di Huxley che le vedeva come una vera e propria panacea per tutti… E qui ci chiediamo e vi chiediamo, ma sono, per caso, tutti gli esseri uguali? Non vi sono differenze importanti e sostanziali tra un essere e l’altro?
Albert Hofmann
Albert Hofmann, nato l’11 gennaio del 1906 a Baden (Svizzera ) si laureò in chimica (PhD) presso l’Università di Zurigo nel 1929. Nella primavera dello stesso anno entrò a far parte dei laboratori di ricerca chimica farmacologica della Sandoz a Basilea, diretti dal Prof. Arthur Stoll, poi come coordinatore di gruppo, per divenire negli ultimi decenni il direttore di ricerca presso il dipartimento dei prodotti naturali. Nel 1971 ha cessato la sua attività lavorativa. Tutta la sua carriera professionale fu dedicata all’indagine sui principi attivi di alcune piante medicinali, quali l’ergot, la rauwolfia, la scilla marittima, la digitalis, ecc. da cui nacquero validi rimedi farmacologici (Methergin, Hidergina, Didergot). Compì successivamente delle ricerche sulle piante magiche usate dagli indiani del Messico, teonanactl e ololiuqui, e scoprì l’LSD. Ha pubblicato più di 100 articoli in riviste scientifiche, soprattutto in Helvetica Chimica Acta. E’ autore di molteplici monografie. Ha ricevuto diversi titoli onorari.
INCONTRO CON ALDOUS HUXLEY
Nella metà degli anni ‘50, furono pubblicati due libri di Aldous Huxley, Le porte della percezione e Paradiso e inferno, che trattavano di stati inebriati provocati dagli allucinogeni. Le alterazioni delle percezioni sensoriali e della coscienza, che l’autore subì durante un’assunzione di messalina, vi sono abilmente descritte. L’esperienza con la mescalina fu, per Huxley, visionaria. Vide gli oggetti in una nuova luce, nella loro essenza innata, profonda, eterna, una realtà che rimane nascosta alla visione ordinaria. Questi due libri contengono alcune osservazioni fondamentali sulla natura dell’esperienza visionaria e sul significato di questo tipo di comprensione del mondo – per la storia della cultura, per la creazione di miti, per la nascita delle religioni e per il processo creativo da cui scaturiscono le opere d’arte. Huxley si accorse che l’essenza delle sostanze allucinogene consisteva nell’offrire a quegli individui che sono privi del dono della percezione visionaria spontanea, propria dei mistici, dei santi e dei grandi artisti, la possibilità di provare questo eccezionale stato di coscienza, e in tal modo avere accesso alla realtà spirituale di queste personalità non comuni. Gli allucinogeni potevano condurre ad una conoscenza approfondita dell’esperienza religiosa e mistica, e a un nuovo approccio ai capolavori artistici. Per Huxley, questi stupefacenti erano chiavi in grado di aprire nuove porte della percezione; chiavi chimiche, in aggiunta ad altri sperimentati ma laboriosi “pass-partout”della realtà visionaria, come la meditazione, la completa solitudine ed il digiuno, o come taluni esercizi di yoga.
Ero già al corrente, all’epoca, della prima produzione letteraria di questo grande scrittore e pensatore, libri che hanno avuto un grande significato per me, quali Punto contro punto, Il nuovo mondo, Dopo più di un’estate, La catena del passato ed altri ancora. In Le porte della percezione e Paradiso ed inferno, lavori pubblicati da poco, colsi un’efficace interpretazione dell’esperienza indotta dalle sostanze allucinogene, e quindi potei approfondire il senso e significato dei miei esperimenti con l’LSD.
Fui perciò molto felice quando, un mattino di agosto del 1961, ricevetti una telefonata da Aldous Huxley in laboratorio. Era di passaggio a Zurigo con sua moglie. Invitò me e la mia signora a pranzo all’Hotel Sonneberg.
Un gentiluomo con una fresia gialla all’occhiello, alto e di aspetto nobile, che rivelava un carattere amabile – questa è l’immagine che ebbi da questo incontro con Aldous Huxley. La conversazione al tavolo si aggirò principalmente sul problema delle droghe magiche. Tanto Huxley quanto sua moglie, Laura Archera Huxley, avevano usato sia LSD che psilocibina. Egli non amava indicare queste due sostanze e la mescalina con il termine “drugs”, perché in lingua inglese, come pure in tedesco, la parola ha un connotato spregiativo, e perché era importante distinguere gli allucinogeni dalle altre droghe, perfino linguisticamente. Era convinto della grande importanza degli agenti che provocano l’esperienza visionaria nell’attuale fase dell’evoluzione umana. Reputava insignificanti gli esperimenti in situazioni di laboratorio, dal momento che per la sensibilità e sensitività agli stimoli esterni straordinariamente intensificate, l’ambiente è di rilevanza decisiva.
Quando parlammo del paese natio di mia moglie situato tra le montagne, le consigliò di prendere LSD in un prato alpino e di guardare poi dentro il calice blue di un fiore di genziana, per contemplare il miracolo della creazione.
Mentre ci separavamo, Aldous Huxley mi dette, come ricordo di questo incontro, un nastro registrato della sua conferenza “L’esperienza visionaria”, che aveva tenuto la settimana precedente ad un congresso internazionale di psicologia applicata, a Copenhagen. In questo discorso, Huxley parlava del significato e dell’essenza dell’esperienza visionaria e paragonava la visione “occidentale” del mondo alla comprensione verbale ed intellettuale della realtà, suo naturale complemento.
L’anno seguente, fu pubblicato il nuovo ed ultimo libro di Aldous Huxley, L’isola. Questo racconto, ambientato nell’isola utopica di Pola, descrive il tentativo di armonizzare le conquiste della scienza naturale e della cultura tecnologica con la saggezza del pensiero orientale, al fine di raggiungere un nuovo modello di civiltà, in cui razionalismo e misticismo siano fruttuosamente uniti. La medicina “moksha“, una sostanza magica ottenuta da un fungo, gioca un ruolo significativo nella vita della popolazione di Pola (“moksha” è il termine sanscrito per “affrancamento “, “liberazione“). La droga poteva essere usata solo nei momenti critici della vita. I giovani di Pola la prendevano durante i riti di iniziazione, essa viene somministrata al protagonista del racconto, in crisi esistenziale, nell’ambito di una conversazione psicoterapeutica con una guida spirituale, ed aiuta la morente ad abbandonare il corpo perituro nel passaggio ad un’altra esistenza.
Nel nostro colloquio a Zurigo venni a sapere da Huxley che avrebbe di nuovo affrontato il problema delle sostanze psichedeliche nel prossimo romanzo. Successivamente mi spedì una copia de L’isola dedicata “Al dr. Albert Hofmann, il vero scopritore della medicina moksha, da parte di Aldous Huxley”.
Le speranze che Huxley riponeva nelle droghe psichedeliche come strumenti per indurre esperienze visionarie, e la loro utilizzazione nella vita di tutti i giorni, sono gli argomenti di una lettera del 29 febbraio 1962, in cui mi scrisse:
… Nutro buone speranze che questa ed opere simili possano creare le premesse per lo sviluppo di una vera Storia Naturale dell’esperienza visionaria in tutte le sue varianti, caratterizzata da diversità di costituzione fisica, temperamento e professione, ed allo stesso tempo per lo sviluppo di una tecnica di Misticismo Applicato – una tecnica per aiutare gli individui a velersi della conoscenza trascendentale, ed a servirsi delle intuizioni provenienti dall’ “Altra Realtà” nelle circostanze di “Questa Realtà”. Meister Eckhart scrisse: “Ciò che si riceve dalla contemplazione deve essere ceduto nell’amore”. . . Sostanzialmente questo è ciò che si deve sviluppare – l’arte di cedere nell’amore e nell’intelligenza quello che si è ricevuto dalla visione e dall’esperienza dell’auto-trascendenza e dell’unione con l’universo…
Huxley ed io ci incontrammo spesso al convegno annuale del World Academy of Arts and Sciences (WAAS) a Stoccolma, nella tarda estate del 1963. I suoi suggerimenti e contributi nei dibattiti delle riunioni dell’Accademia, per il loro stile ed importanza, influenzarono notevolmente gli atti finali del convegno.
La WAAS era stata instituita per consentire ad esperti in settori diversi di affrontare problemi internazionali in un foro scevro di restrizioni ideologiche e religiose. I risultati, consistenti in proposte e idee opportunamente pubblicate, venivano messi a disposizione dei governi e dei poteri esecutivi responsabili.
Il convegno del 1963 si era occupato dell’esplosione demografica e delle risorse di materie prime e alimentari del pianeta. Le ricerche ed i suggerimenti attinenti furono raccolti nel Volune II del WAAS sotto il titolo: “La crisi demografica e l’uso delle risorse mondiali“. Un decennio prima che il controllo delle nascite, la protezione ambientale e la crisi energetica divenissero facili slogans, tali problemi furono analizzati in quella sede sotto tutti i più scrupolosi punti di vista, e vennero offerte ai governi ed alle organizzazioni politiche alcune indicazioni per la loro soluzione. Gli eventi catastrofici che si sono verificati in queste aree palesano il tragico divario tra individuazione, volontà e attuazione.
Huxley avanzò la proposta di discutere, in aggiunta e continuazione del problema “Risorse Mondiali”, la questione “Risorse Umane”, cioè l’esplorazione e lo sfruttamento delle potenzialità, tuttora inutilizzate degli esseri umani. Individui spiritualmente più maturi, con una più ampia consapevolezza del mistero profondo ed imperscrutabile dell’esistenza, potrebbero conoscere e rispettare in maggior misura le basi biologiche e materiali della vita sulla terra. Soprattutto per gli occidentali, con la loro razionalità ipertrofica, la crescita e l’espansione di una conoscenza diretta e partecipe della realtà, non ostruita dal discorso e dai concetti, costituirebbe un salto evolutivo non indifferente. Huxley riteneva le sostanze psichedeliche validi aiuti per conseguire questo tipo di educazione. Lo psichiatra dr. Humphry Osmond – inventore del termine “psichedelico” (mente che si espande) – lo sostenne con una relazione sulle significative potenzialità degli allucinogeni.
Il convegno di Stoccolma del 1963 rappresentò la mia ultima occasione di incontrare Huxley. Il suo aspetto fisico era già segnato da una grave malattia; tuttavia, conservava ancora le tracce non attenuate di una profonda conoscenza della realtà interna ed esterna dell’uomo, conoscenza che si era rivelata in modo così geniale, affabile, passionale e umoristico nelle sue opere letterarie,
Morì il 22 novembre dello stesso anno, nello stesso giorno che fu assassinato il presidente Kennedy. Ricevetti da Laura Huxley una copia della lettera indirizzata a Julian e Juliette Huxley, dove riferiva ai cognati dell’ultimo giorno di suo marito. I medici l’avevano preparata per una fine drammatica, poiché la fase terminale del cancro alla gola, di cui soffriva Aldous Huxley, è solitamente associata a convulsioni e attacchi di soffocamento. Ciò nonostante, morì in modo sereno e tranquillo. La mattina, quando oramai era debole da non poter più parlare, aveva scritto su un foglio di carta: °LSD – provalo – intramuscolare -100 mmg”. La signora Huxley ne comprese il significato, e trascurando i timori del medico che prestava assistenza, eseguì, con le proprie mani, l’iniezione desiderata – gli somministrò la medicina “moksha”.
A.T. del mondo di Eumeswil
VIDEO. Ernst Jünger: Avvicinamenti. Droghe ed Ebbrezze. Con Carlo Bagnoli
L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger.
L’Associazione si fonda su tre pilastri:
CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.
TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.
RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.