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Il senso della vita
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(di Antonella Tommaselli)

Riflessione del mondo di Eumeswuil

Si è su un promontorio, un punto panoramico familiare ed ancora, nonostante essere stati numerose volte in questo luogo, si dischiudono alla vista nuove visioni e sponde scoscese.

Gli occhi si immergono nel paesaggio. Si sorprendono ad ammirare ciò che, fino al giorno prima, non erano stati capaci di notare, mettere a fuoco. Nasce spontanea la domanda, se la mente sia adesso più limpida, gli occhi stiano prestando maggiore attenzione a ciò che vedono e-o l’aria sia più pulita oppure una grazia! In queste giornate “fortunate” ci si sente pure più vicini agli “assenti”, al mondo conosciuto e non presente, sotto gli occhi, ovvero all’invisibile! Viviamo con passione il dolore altrui, quasi immedesimandoci, per ricordo dei nostri momenti poco felici e sofferti. Guardando al mondo non possiamo trascurare di sentirci amareggiati per le guerre in corso, per vedere che la spiritualità e la civiltà costruite con fatica vengono oltraggiate, cancellate… In questi frangenti ci sentiamo parte in causa e dentro di noi non riusciamo, seppur tranquilli, a rimanere indifferenti al mondo, ma cerchiamo soluzioni ai possibili conflitti. Non mancano in tali stati considerazioni che mai o assai difficilmente troveranno riscontro, risposte. Cosa capita nel mondo interiore della maggior parte degli esseri viventi? Le persone divengono più consapevoli? Aumenta il lavoro interiore, si intensifica a livello globale? Ci si rimette in gioco individualmente? Si dovrebbe essere angeli, esseri invisibili e capaci di sospingerci in ogni cuore per avere accesso a qualche risposta.

Ecco però che desideriamo nutrire, coltivare le relazioni che abbiamo, di svilupparle di nuove con più ardore anziché trascurarle. Di riscoprirci comunità.

Il video dal mondo di Eumeswil, di oggi, ci porta a compiere un viaggio immersivo nella natura. A condurre l’itinerario sarà Paolo Luzzi. Tratterà un argomento assai vasto che è stato denominato con: RELAZIONI. Lo farà con grande slancio, passione, vigore, simpatia, umanità. Il nostro scritto e la presentazione del video avvengono dopo qualche settimana dalla realizzazione di quanto vi inviamo. Paolo Luzzi ci dirà che il cervello umano è ancora giovane in confronto alle piante. A noi è venuto in mente che proprio questa potrebbe essere la nostra grande speranza, se saputa ben usare! Vuol dire capacità di apprendimento, se viviamo come eterni studenti e non già da arrivati e poi dove? Vuol dire cercare di giungere ad essere “bambini” e non detentori di una mente atrofizzata. Sappiamo tutti che uno dei problemi dell’anziano è il cervello poco attivo! Il perdere “il bene dell’intelletto”…

Ma non perdiamo il bandolo della matassa! Il video di oggi si intitola, lo ripetiamo ancora una volta:

Relazioni: le strategie di sopravvivenza delle piante ci insegnano, da sempre, che l’unico modo per sopravvivere ed avere un“respiro evolutivo” di lunga durata, é l’aiuto reciproco tra tutti gli esseri viventi e non che abitano l’ecosistema terrestre. Ogni altra modalità violenta che includa sopraffazione e lotta unicamente per la propria specie, é destinata, inevitabilmente ed in tempi brevi, a fallire.

Paolo Luzzi, già curatore dell’Orto botanico dell’Università di Firenze. Da tre anni collaboratore botanico al Borgo Laudato Sì diCastel Gandolfo. Saggista

Noi riportiamo uno scritto di Ernst Jünger! Mai perdere la speranza anche quando tutto può sembrare perduto…

HISTORIA IN NUCE
Le posizioni perdute

Goslar
Fra le figurazioni del nostro destino è da annoverarsi anche quella che può essere detta “delle posizioni perdute in combattimento”, e nessuno sa se proprio quel destino un giorno non lo colpirà con la sua sentenza. A volte la fatalità ci viene incontro all’improvviso, così come la nebbia ci sorprende in alta montagna. In altri casi, vediamo il pericolo avvicinarsi a noi da lontano; lo affrontiamo in una situazione simile a quella di un giocatore di scacchi che conduca il finale di partita trincerandosi dietro un gioco abile, estenuante e prolungato, benché riconosca ormai la sconfitta come inevitabile.

Anche quando la sventura sospinge grandi o piccoli gruppi sulle posizioni perdute, è come se ci si svegliasse di notte all’improvviso; ciò avviene in primo luogo là dove la storia lavora nei suoi segreti itinerari. Incliniamo a credere che la catastrofe si annunci visibilmente di lontano, e che sintomi significativi la precorrano. Di gran lunga più frequente è però il caso che un edificio storico venga minato nella sua stabilità da scavi sotterranei di formiche. Allora certamente un alito di vento può abbatterlo, così come il pronunciare una parola aveva potuto crearlo. Rapidissimo s’ insinua lo spavento dove poco prima la gente ancora sedeva a solenne banchetto. Con un soprassalto, i gaudenti riconoscono al bagliore della fiamma l’inganno che la presunta sicurezza tesse intorno agli uomini.

Tutti i connotati di questa situazione diventano distintamente visibili quando il tempo li fa maturare. Ciò può avvenire nei più diversi modi. Così, cittadelle di credenti possono conservarsi ancora a lungo nei paesi nei quali, tutt’intorno, già da tempo si celebrano vittoriosi riti di una religione straniera: tali furono Akkon, la San Giovanni d’Acri dei Templari, o la moresca Granada. In modo analogo, istituzioni come scuole, conventi o fattorie vivono spesso ancora per decenni nell’isolamento. Lo stesso, ciascuno può vederlo avvenire nel proprio paese, sia nelle comunità, sia nei ceti sociali o nelle famiglie. Nel pieno della persecuzione esistono isole che il terrore trascura per lungo tempo. Così visse, a Parigi, Rivarol.

In simili condizioni, la vita acquista spesso una chiarità e trasparenza che altrimenti le sarebbero ignote. Come dai nostri osservatori eretti tra i ghiacciai vediamo le stelle con la massima limpidezza, così nella posizione perduta gli ordini che riceviamo o che impartiamo divengono a noi stessi più chiari. Allora, anche ciò che è usuale e quotidiano raggiunge una particolare dignità, un rango superiore. Ciò mi si chiarì per la prima volta dopo la ritirata della Somme, quando fui di ronda nei posti di difesa abbandonati. Ciascuna delle nostre azioni nasconde in sé un seme a noi sconosciuto.

Di fronte alla distruzione questi caratteri assumono grandissima evidenza. L’uomo , allora, non agisce secondo un principio di conservazione, ma secondo il significato che deve esprimere. Alla caduta di antiche ed illustri città, come Cartagine, Sagunto o Sion, si associa nel ricordo la morte dell’ultimo difensore, simile alla vittima pura e innocente di un visibile sacrificio. Il singolo non esercita più il suo particolare ufficio, ma diviene testimone sacrale che la morte deve colpire nei luoghi consacrati, presso la cinta delle mura o dinanzi alle colonne sormontate da statue o sui gradini del tempio supremo. Lo stesso evento si compie sul ponte di una nave da guerra che sta affondando, simbolo dell’inviolabilita’ della patria. L’uomo, anche se non vi ha mai meditato, in simili situazioni è capace di finissimo intuito nel distinguere. Così egli sa che è lecito farsi raccogliere dal vincitore, ma soltanto dopo il naufragio, quando le scialuppe sono abbandonate in mare; non però facendosi trarre in salvo dalla nave che affonda. Può anche sperare, avendo fatto fronte fino ad un punto, che una forza superiore si prenda cura di lui. Esiste una sorta di nobile serenità che discende sui combattenti in presenza della morte, con più forza di quanto l’ amore non li abbia mai colti di sorpresa. Da essa derivano gli scherzi e le facezie che riempiono l’ assetata sala di Attila, mentre sta crollando in fiamme il tetto del palazzo islandese (Celebre episodio epico dell’Edda nella sua più antica redazione, quella in lingua norrena).

In simili drammi la storia si riveste della sua più alta monumentabilità, si colloca nel centro del tempo. Perciò, può impadronirsi dell’uomo il sublime sentimento di compiere qualcosa di ultimo e di definitivo, un sentimento che deve infiltrarsi, illuminandola, in ogni buona rappresentazione pittorica dell’ Ultima Cena. Un analogo stato d’animo illumina la vita,compenetrandola, nei territori tagliati fuori dalla civiltà e votati alla rovina, oppure durante le grandi epidemie. La cronaca della peste di San Gallo ha questa fisionomia: un’ autunnale commistione di tristezza e di serenità, in cui confluiscono il sentimento della fraternità spirituale e il carattere simbolico di ogni azione . Non si dimentichino, a questo proposito, le ultime riunioni delle famiglie minacciate, quando un basso odio di sangue infiamma la città. Soltanto qui, e molto più in profondità, sotto la superficie dei contratti sociali, appare all’uomo in tutta la sua luce la potenza dei legami che lo uniscono ai suoi simili.

Nella posizione perduta la vita è costretta a dichiararsi in modo simile a come la materia, sotto un’ alta pressione, si rivela nelle sue forme cristalline. Anche ciò che è basso qui balza in primo piano con maggiore evidenza, così come la ciurma di una nave pirata che sta affondando cerca di stordirsi in selvagge dissolutezze. Perciò si cerca, nell’ambito degli ordinamenti, di preparare il singolo al caso di emergenza, nel quale egli deve resistere al suo posto senza comandi e senza legami, come se fosse l’ultimo uomo. Il valore di questa funzione rappresentativa si riconosce dal fatto che essa è capace di costruire punti di riferimento e di unificazione per l’intera comunità anche nel vivo dell’azione dissolvitrice. La forza che il singolo ha nel rappresentare tutti gli altri può essere immensa; la storia conosce processi nei quali, pur se milioni tacciono, un buon testimone può da solo orientare il giudizio.

Perciò anche gli studi storici fanno parte degli strumenti spirituali indispensabili per un’alta comprensione del mondo. Dai grandi drammi della storia, quali la tradizione li affida alla nostra memoria, ci giunge l’eco di un linguaggio che si rivolge immediatamente anche a noi; e l’archivio dei nostri documenti contiene insuperabili risposte al problema di come ci si comporti nella posizione perduta. Ai grandi corsi d’ insegnamento che la storia racchiude in sé come un’accademia segreta, appartiene anche quello in cui s’impara l’arte di morire. Perciò, Luigi XVI agí lodevolmente occupandosi della storia di Carlo I durante la prigionia nel Tempio”.

Una poesia di Rumi:

Sono morto come minerale e sono diventato una pianta,
sono morto come pianta e sono risorto animale.
Morii come animale e fui uomo.
Perché dovrei temere?
Quando sono stato meno morendo?
Eppure ancora una volta morirò come uomo.
Per librarsi con gli angeli benedetti.
Ma anche dall’angelo devo passare …

E’ solo una poesia che invita all’elevazione spirituale…!

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. Relazioni. Con Paolo Luzzi

 

Leggi anche: Associazione Eumeswil


 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

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