Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico
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Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico

Il senso della vita
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Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico Con Enrico Magnelli
Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico Con Enrico Magnelli

 

(di Antonella Tommaselli)

Riflessione del mondo di Eumeswuil

Non tutte le porte si aprono e non tutte le porte si varcano. Talvolta si indugia sull’uscio! Si teme l’ignoto.

Rimaniamo inchiodati in posizione fallimentari, per paura dell’abisso. Il coraggioso è colui il quale, quando avverte che la sua esistenza è portatrice di un peso sull’anima, sul cuore, ne indaga le ragioni ed inizia a cercare! Iniziano così tempi apocalittici, delle rivelazioni! Cadono, se la persona trova chi lo guida, molte illusioni sulla realtà “assunta come tale” e ciò è fonte di ulteriore sofferenza. Lungo tempo occorre per passare dallo stato di dolore infernale a quello del “piacere paradisiaco”. Ognuno ha la sua croce da portare, il suo calvario prima di giungere in terra a momenti di pace interiore che consentono di percepire l’Eterno e l’Eternità. Si entra in luoghi “magici”, in momenti inaspettati, attraverso la bellezza del creato: suoni, musiche sapientemente composte ed interpretate, grazie ad una penna mossa da un angelo oppure da un pennello…

Si entra in un tempio dove le persone pregano in silenzio; se non vi fossero abiti o dati che rimarcano lo spirito del tempo, potremmo essere nel senza tempo, uniti a tutta l’umanità fragile, debole, che fin da sempre ha compiuto gli stessi gesti di disperazione di fronte al dolore e di adorazione innanzi alla bellezza : aperture per una trasformazione più grande, per avvertire l’infinito tra le note, una ampia pausa balsamica. Mozart diceva che “la musica più profonda è quella che si nasconde tra le note. Il mistero è lì, in quello spazio che racchiude l’universo”. Quello spazio di mistero lo cogliamo attraverso la vera Arte, quando non è manipolata da una politica serva del potere o altre logiche strumentali, ma mossa da intensa attività spirituale, dove si avverte il vivere alla presenza del Mistero dell’esistenza.

Ogni uomo in cammino verso tali pratiche, per molteplici vie di ataviche di conoscenze giunge a percepire un “Oltre” che lo pone orante verso lo sterminato Cielo, amico dei giorni disperati, forza nascosta dei momenti tenebrosi dove da soli si è deboli ed arenati sul margine del nulla. Da quel dolore salvifico non possiamo sottrarci, di tanto in tanto il supplizio di Tantalo ci attanaglia, ma quale beneficio ne traiamo, se lo viviamo pienamente. Se sappiamo chiedere aiuto al Solo capace di poterci mettere in salvo. Scorgiamo e traiamo una forza inaspettata e nuova, superiore che ci libera dalla dipendenza e disperazione da oggetti e persone, ci libera da ciò che è superficiale e superfluo invitandoci a riscoprire il Vero.

Riprendiamo da un saggio di Luigi Razzano un passaggio che ci pare significativo:

“Ne La luce senza tramonto Bulgakov ha modo di svolgere un’analisi dettagliata sulle origini dell’arte, del suo rapporto con l’economia e della sua valenza teurgica. Egli sostiene che le radici della dimensione artistica umana risiedono nell’atto stesso della creazione dell’uomo. Dunque, l’arte è strettamente associata all’atto creativo di Dio. L’uomo stesso è estetica di Dio, ossia la manifestazione del suo atto creatore. Nell’uomo, infatti, l’atto creatore di Dio si mostra concretamente e storicamente nel suo agire nel mondo, e prende forza e vigore non solo dal poter soggiogare la terra conferitagli da Dio stesso, ma anche da quello di generare (cf. Gn 1,28). In questo senso l’arte viene equiparata all’altro potere dell’uomo, quello economico. Tuttavia, mentre l’economia esercita il suo potere trasformativo direttamente sul mondo, creando le “ricchezze” e di conseguenza il “materialismo economico“, l’arte lo eleva alla bellezza, che costituisce la sua dignità più alta. In altre parole, l’arte ha la funzione di ricordare al mondo la sua dimensione nomadica, ossia di essere in cammino verso il mondo dal quale proviene. Il fine dell’arte è “illuminare la materia per mezzo della bellezza, manifestarla alla luce della Trasfigurazione”.

Decisamente superiore all’economia, che svolge la sua azione prevalentemente nel mondo, l’arte si trova ad assumere una funzione di mediazione tra la realtà del mondo e l’idea della Bellezza. Il suo compito è quello di contemplare la Bellezza e di rivelarla a questo mondo.

L’arte è “una via per accedere alla Bellezza “, ragion per cui essa non può avere significato autosufficiente, ma semplicemente simbolico. In altre parole, l’arte non crea la Bellezza, non la genera, ma la esprime, la rivela, attraverso le sue forme. Dunque, se la Bellezza ha il compito di salvare il mondo – come sostiene Dostoevsky -, l’arte da parte sua, deve poterla realizzare. Essa “ deve essere lo strumento di questa salvezza”. Il ruolo trasfigurativo dell’arte affonda le sue radici nel pensiero di Solov’ëv, per il quale essa assume la stessa funzione ri-creativa della natura; per questo ad essa viene attribuito l’appellativo teurgica.

La funzione salvifica della Bellezza è strettamente legata a quella culturale dell’arte. Tra l’arte ed il culto c’è un legame particolarmente stretto. Il culto ha sempre costruito per l’arte, e la cultura in genere, la “culla”, “o, più esattamente, la sua patria spirituale”. Lo stretto legame con la radice religiosa mostra senza dubbio la dimensione teurgica dell’arte, ma ciò non giustifica la sua pretesa di autonomia. L’arte, al pari della religione, è “messaggera di un altro mondo. Essa rappresenta l’elemento più religioso di una cultura situata al di fuori della religione”.

Se la Bellezza è rivelatrice dell’essere di Dio, l’arte è il luogo in cui essa riceve la forma. Attraverso di essa si “desidera raggiungere la profondità dell’essere, dove tutto e tutti diventano uno”.

La stessa natura si accresce di significati, si trasforma in “giardino”, luogo di perfezione e di delizia. Luogo di eterna primavera…

Il tocco dell’orologio improvvisamente svanisce, solo le campane ci ridestano ad un significato simbolico del tempo, ad un tempo mosso per altre cadenze… Se la fuga del tempo, mangia, brucia lo spazio, l’Eterno dilata il tempo, tanto e fino a farllo smarrire… non si ha più il senso del tempo, lo si è perso! Così in modo apocalittico Antonino Zichichi ne: L’irrestibile fascino del Tempo. Dalla resurrezione di Cristo all’universo subnucleare” ci: “illustra le due componenti in cui si articola la sfida del Tempo. Da un lato la sua dimensione mistica, sentita da Dionigi il Piccolo, dalla quale nasce il Calendario perfetto. Dall’altro la sua dimensione scientifica, nata dall’atto di fede galileiano che porta al Teorema del Tempo e agli orologi atomici. La sfida del Tempo in quest’opera di Zichichi è lo strumento necessario per essere colta nella sua straordinaria valenza esistenziale”.

Avere consapevolezza del Mistero dell’ esistenza, accoglierlo, esserne trasfigurati, trasformati, ognuno in un modo unico ed irripetibile, attraverso la forma data, appartiene al prodigio che rivela e svela la realtà del mondo. Coloro che, attraverso la tribolazione che tale processo instaura e suscita nell’essere, sono entrati in contatto con ciò che è inspiegabile con comuni parole, ma dà origine, forma, plasma atti fuori dal comune, meditazioni profonde, si avvicinano a persone, assai diverse fra loro, ma vibranti di luce non propria. E’ la tensione, la ricerca che lega, diviene mantice, pneuma, respiro, sollievo esistenziale tanto da mettere in condizione di cogliere, in alcuni e non sporadici casi, la manifestazione della bellezza del creato e del suo creatore. In questo caso l’opera diviene universale. Travalica i limiti dell’uomo carnale, sempre in lotta tra il bene ed il male, il giusto e l’ingiusto. Lo trascende perché la Luce crea una nuova visione superiore, mostra la strada, per un lieve lasso di tempo mortale, che conduce all’Eterno ove regna l’unità, la quiete, la pace originate da un amore presagito, ma non compreso. Da apprendere e mettere in pratica… Ed ecco che come ricercatori siamo uniti, nell’aiutarci a camminare trovando ed inseguendo i segni lasciati per chi partecipa e prende parte alla gioia ed al gioco della vita! Tanto che solo ad esempio le vocali del nostro alfabeto possono diventare qualcosa d’altro….
Ernst Jünger:

“(…) La nostra escursione nel regno delle vocali termina qui. La A significa verticalità e ampiezza, la O altezza e profondità, la E il vuoto e il sublime, la I la vita e la putrefazione, la U la generazione e la morte. Nella A invochiamo la potenza, nella O la luce, nella E l’intelletto, nella I la carne e nella U la terra materna. A questi cinque suoni nella loro purezza e nei casi in cui si intorbidano, mescolano, compenetrano, le consonanti aggiungono la varietà della materia e del movimento. Bastano dunque poche chiavi per dischiudere la pienezza del mondo, nella misura in cui si rivela nell’orecchio attraverso il linguaggio.

Talvolta, mentre parliamo o scriviamo, cominciamo a esitare: cerchiamo una parola più precisa e convincente. Se queste brevi considerazioni suscitassero qualche attimo di riflessione in tal senso, avrebbero raggiunto il loro scopo”.

Anche noi speriamo di aver suscitato immagini apocalittiche, impercettibili rivelazioni… Chi si sentirà risuonare potrà svolgere le sue ricerche… così come quest’ oggi Enrico Magnelli ci guiderà a come fu presagita l’Apocalisse ancora prima di quella denominata di Giovanni: Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico.

Una panoramica sulle diverse forme di letteratura apocalittica del cosiddetto giudaismo ellenistico (III sec. a.C. – I sec. d.C.), produzione interessante sia per la storia letteraria e intellettuale della tradizione ebraica, sia per comprendere meglio il retroterra culturale dell’Apocalisse neotestamentaria.

A voi il video con il brillante Enrico Magnelli, cultore dalle parola e della scrittura…!

Enrico Magnelli: professore ordinario di Lingua e letteratura greca, Università di Firenze. Tra i suoi ambiti di interesse: lingua e letteratura greca e latina, in particolare poesia ellenistica e commedia attica; critica testuale dei testi greci e latini dall’età arcaica alla tarda antichità; metrica greca; letteratura giudaico-ellenistica (Filone di Alessandria, Flavio Giuseppe, epica giudaica in greco); poesia bizantina in metri classici; ricezione e trasmissione della letteratura greca a Bisanzio; poesia greca umanistica e tardo-umanistica (in particolare Lorenz Rhodoman); storia degli studi classici (Colin Austin, Fritz Bornmann, Friedrich Jacobs, Rudolf Kassel, Paul Maas, August Meineke, Arnaldo Momigliano, Dino Pieraccioni).

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico. Con Enrico Magnelli

Enrico Magnelli. Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico
Enrico Magnelli. Prima di Giovanni: la letteratura apocalittica del giudaismo ellenistico

 

 

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 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

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