Dalla lince al lago ghiacciato. Eros e Thanatos in poesia
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Dalla lince al lago ghiacciato. Eros e Thanatos in poesia

Il senso della vita
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Dalla lince al lago ghiacciato. Eros e Thanatos in poesia
Dalla lince al lago ghiacciato. Eros e Thanatos in poesia

 

(di Antonella Tommaselli)

Riflessione del mondo di Eumeswil

L’albero mostra le segmentazioni della sua vita al centro del suo tronco.

Occorre incidere, in orizzantale, il suo tronco che, si erge verso il cielo, per vedere e contare i suoi cerchi concentrici e conoscere i suoi anni! Chi ama la parola, più cresce nel suo centro nevralgico, più è in grado di ravvisare, appropriandosi della etimologia del “Verbum” originale, significati complessi che si stratificano di vertiginose ed abissali profondità ed altezze. Chi conosce e plasma la parola trasformandola in versi dona una nuova visione del mondo. Più la vita del poeta è intessuta di esperienze intense, sublimi più la parola mostra, rivela gradi del vivere movendosi in modo apparentemente “ambiguo”. Al lettore che cerca solo la realtà del fatto può sembrare di subire uno scacco matto! Chi si nutre di enigmi, atmosfere, scale ascensionali trova la sua forma congeniale, la sua vita ridestata…

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi –

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina

quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

22 marzo ‘50

Ci ricorda lo storico e filosofo Gianni Vannoni che:

“la runa “eoh” rimanda all’albero del tasso, un sempreverde dai frutti velenosi che simboleggia per questo motivo sia la vita sia la morte, quali aspetti complementari della stessa realtà. Con il legno di tasso si fabbricano splendidi archi, che possono essere incoccati sia da un radioso bambino che da uno scheletro ghignante.

Non è certo la stessa cosa essere colpiti da eros o da thanatos. Nel primo caso la vittima è colta da una sorta di follia, che l’accieca e la spinge a procreare; nel secondo deve abbandonare il corpo per entrare in una dimensione sconosciuta. Eppure nell’opinione comune a tutti, se fossero posti dinanzi alla scelta, preferirebbero essere colpiti dalla freccia scoccata da Eros. In loro parla il genio della specie, poiché per l’individuo non è necessariamente migliore l’essere accecato che l’affrontare un viaggio verso l’ignoto.

Il credente vive la morte come un momento eroico, che lo sospinge nelle braccia di Dio; e d’altro canto, per chi si innamora “morte non pare lontana”, come diceva Saffo.

A me pare uguale agli dei

chi a te vicino così dolce

suono ascolta mentre tu parli

e ridi amorosamente. Subito a me

il cuore si agita nel petto

solo che appena ti veda, e la voce

si perde sulla lingua inerte.

Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,

e ho buio negli occhi e il rombo

del sangue alle orecchie.

E tutta in sudore e tremante

come erba patita scoloro:

e morte non pare lontana

a me rapita di mente.

Anche Pavese ha tracciato l’enigmatico verso “verrà la morte ed avrà i tuoi occhi”.

Eros e thanatos sono i due volti della stessa runa. Infatti Eros non è soltanto l’amore per il corpo, in quanto esprime il desiderio della scintilla divina di risalire al fuoco che l’ha generata. Attraverso una ascesa che va dall’amore per il corpo a quello per l’anima, per la sapienza e quindi per la bellezza invisibile ed eterna, il cui fulgore traspare nel mondo fenomenico. Da qui il carattere numinoso di Eros, la potenza ammaliatrice, il fascino e la magia dell’amore.”

Ed è già tracciato vagamente il percorso, la litoranea che siamo invitati a compiere col video di oggi. Ci imbarcheremo a fianco di Eros e Thanatos. Saranno loro, a farci compagnia. Ad indicarci la rotta sarà Massimo Bacigalupo! Ci porterà attraverso flutti inaspettati, ci farà rivivere la magia dei grandi versi di tutti i tempi! Ci porterà tra luci ed ombre, tra parole vellutate, infuocate, affilate a vivere di visioni. Verremo trasportati nel mondo intimo e suggestivo di chi ha fatto della parola la propria vita. Di chi cerca di non intorbidirla, di renderla indegna, ma di chi le restituisce la sua nobiltà e potenza. Di chi la riveste, attraverso il verso, il suono, la melodia appropriata.

Massimo Bacigalupo ci farà perdere e ritrovare in molti mondi possibili.

Il titolo del video:

“Dalla lince al lago ghiacciato. Eros e Thanatos in poesia“

Massimo Bacigalupo è un regista, saggista e critico letterario italiano. È stato professore ospite di università inglesi, statunitensi, giapponesi, indiane, e ha insegnato a lungo Letteratura americana e Tecnica della traduzione presso la facoltà di Lingue dell’Università di Genova. Si è occupato soprattutto di poesia inglese e americana fra ‘800 e ‘900. Il suo saggio L’ultimo Pound (1981) ha vinto il Premio Viareggio Saggistica Opera Prima, mentre la sua traduzione di Il preludio di William Wordsworth (1990) si è aggiudicata il Premio Città di Monselice. Amico in gioventù di Ezra Pound, ha di lui tradotto Omaggio a Sesto Properzio (1998); nel centenario della nascita del poeta americano, ha curato il volume di testimonianze Ezra Pound. Un poeta a Rapallo (1984). Di rilievo anche le sue traduzioni e curatele di opere di Wallace Stevens, Herman Melville, Emily Dickinson, T.S. Eliot, Robert Frost, Seamus Heaney e altri. Ha inoltre firmato saggi sui viaggi letterari come Grotta Byron. Luoghi e libri (2001) e Angloliguria. Da Byron a Hemingway (2017).

Citeremo ora qualche passo da Ernst Jünger. I versi riportati saranno direttamente in traduzione anziché nella lingua originaria come invece risultano nella struttura del testo riportato. Il cambiamento è del mondo di Eumeswil. Ci scusiamo per la variazione, ma pensiamo di facilitare la lettura.

“Un passo che si legge volentieri, per due ragioni che si equilibrano tra di loro: in primo luogo perché stimola quel nervo dispotico che si cela in ognuno di noi, inoltre perché partecipiamo dell’eros della pura presenza. Potrebbe durare molto, potrebbe essere sempre così: un’eternità nelle piramidi di de Quincey e sulla spiaggia di Orplide. Si avverte l’ atmosfera del Primo Giardino, di cui anche nei nostri giardini si è conservato un alito. Non solo i fiori, anche gli alberi sognano l’uno dell’altro, persino quelli tra cui la specie e il luogo di coltura interpongono grandi distanze. “Un abete si sente solo”. Heine lo ha formulato in modo geniale. Turandot è intoccabile; il suo liberatore deve sfidare la morte.

In Trost Aria di Johann Christian Gunther, anche l’aloe e la palma sono simboli del Primo Giardino:

Infine fiorisce l’aloe;

Infine reca la palma i suoi frutti;

Infine scompare la paura e il male;

Infine si annulla il dolore;

Infine si scorge la valle della felicità,

Infine, infine, una volta verrà.

Le gioie promesse dai profeti sono tali da lasciarsi afferrare. Nel cielo dei Cristiani , al contrario, non ci sono matrimoni né nascite. Possiamo supporre che in paradiso non si possa neppure parlare. Ci si intenderà senza bisogno di parole, non servirà neppure la musica. E’ vero che sta scritto ciò che disse il Signore e ciò che i progenitori gli risposero, ma si tratta delle traduzioni che se ne danno da questa parte del muro. Lo stesso dicasi dei colloqui che Abramo tenne, davanti a Sodoma, con il Dio venerato dai pastori; colloqui nel corso dei quali egli litiga con lui e addirittura lo rimprovera.

Trasposizioni di questo tipo si possono osservare già nella vita di tutti i giorni e nei sogni. Il lettore traduce in linguaggio parlato il testo scritto e lo recita mentalmente; i bambini e le persone semplici muovono le labbra nella lettura. Le cose si fanno anche più complesse quando si legge una lingua straniera, o una scritta in cui compaiono dei numeri. Leggiamo anche i segni di interpunzione senza prestarvi attenzione.

È ancora più strano parlare e ascoltare nei sogni: la partecipazione fisica si indebolisce, mentre si libera uno spazio più ampio per la fantasia. ( Al posto di “mentre” si potrebbe qui scrivere “perché”). Quando il dormiente incomincia a parlare, é segno che sta per svegliarsi.

Le grandi composizioni vengono percepite da un orecchio interiore. Vengono da un altro mondo.

La rappresentazione della felicità perfetta é certamente difficoltosa, anzi, impossibile, come la spiegazione soddisfacente di un testo di cui si può osare proporre solo interpretazioni lacunose. I paradisi nascono da progetti concepiti in un mondo che si muove nel tempo, dunque in un mondo imperfetto, spesso ingenuo. Il cacciatore sogna i pascoli celesti, l’eschimese non vorrebbe un paradiso senza foche. Il guerriero caduto vorrebbe continuare la guerra nell’ aldilà; le sue ferite guariscono al sopraggiungere della notte che egli trascorre alla tavola di Odino e tra le braccia delle vergini valchirie.

La frattura non è rimossa, è anzi più profonda che in vita. Sono gradite in particolare le descrizioni di inferni dove compaiono raffinate camere di tortura: le religioni della terra fanno a gara per inventarli. Non c’è morte che liberi da questo supplizio.

Ci si potrebbe aspettare dai Buddisti la miglior comprensione per la forbice che non taglia.

Il lettore vive solo parzialmente in questo mondo: l’altra parte di lui si trova in un altro, persino migliore. Ci sono uomini che hanno trascorso tutta la vita in questo stato, e non è raro che la morte, sorprendendoli, li abbia trovati con un libro in mano. È un bel modo per passare dall’altra parte.

Le “favole e poesie” si muovono in uno spazio superiore dell’accadere. La realtà può attraversare livelli diversi, un po’ come la materia, che può apparire solida, liquida o gassosa, che può anche divenire invisibile.

La poesia conduce in un mondo più libero, di cui anche l’impossibilità può entrare a far parte. Il piacere e il dolore sono percepiti in dimensioni diverse; anche il lettore ha il suo Olimpo. Aladino che riposa accanto alla principessa é perciò più vicino al mondo della forbice che non taglia, dell’ insaziabile Don Giovanni. Non è la spina che minaccia la rosa.

Il lettore ha bisogno dell’ ozio come dell’ aria per respirare. Egli vive lontano dagli affari: procul negotiis. Se non ha a disposizione tempo per gli ozii, se lo creerà da sé, a ogni costo. I genitori nascondono i libri e spengono la luce, quando scoprono che nel bambino si cela un lettore degno di questo nome. Non può loro sfuggire che la sua partecipazione alla vita attiva va diminuendo: lo zelo, l’ attenzione, spesso anche il rendimento, vanno peggiorando.

Allo stesso tempo cresce lo slancio verso viaggi ideali e fantastici. Un impulso che va radicandosi nella vita di tutti i giorni, che minaccia il mondo reale. La chamber double arricchisce il suo corredo. La poesia segna i contorni di territori che non si raggiungono in vita. Il destino di Amleto stende la sua minaccia su piani diversi.

Non c’è soltanto l’istinto vitale dell’ autoconservazione, ce ne è anche uno ideale, che custodisce la vicinanza dei confini: essa non deve però farsi eccessiva. Devono anche esistere istanze, che dalle loro sfere vedono tale vicinanza come una rapina, come arroganza che travalica la misura. A tutti i livelli, tuttavia, anche nel caso di una lieve infrazione delle norme, sarà richiesto un pedaggio, o una sanzione.

Hölderlin: “Avrò vissuto un giorno/ come gli dei”. Pagò anche a quel tempo il suo obolo? Alla porta sono posti orribili guardiani. Dalla luce, che splende, ci separa la fiamma, che brucia. Van Gogh vide più di quanto gli fosse consentito: vide il roveto ardente nei suoi girasoli e cipressi. Egli vide la luce in quanto pittore, come Novalis vide la notte da poeta. Qui non vi è più alcuna separazione.

I misteri, un pò come lo strato di ozono, proteggono la vita da un calore troppo ardente. La vista troppo immediata della bellezza sottrarrebbe allo spirito la parola, minaccerebbe il corpo con la morte. Anche l’ opera d’arte, quando si avvicina alla perfezione, suscita un istante di smarrimento, una sensazione di vertigine, come quella che si prova in cima a una scogliera o dall’ alto delle mura. Platen:

“Chi guarda la bellezza con i propri occhi/ é già consegnato alla morte…”

Ernst Jünger

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. Dalla lince al lago ghiacciato. Eros e Thanatos in poesia. Con Massimo Bacigalupo

 

Leggi anche: Associazione Eumeswil


 L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL​ è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger​.

L’Associazione si fonda su tre pilastri:

CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.

TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.

RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.

Visita il Sito: Associazione Eumeswil

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