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Entriamo in un portone e troviamo un ampio atrio, subito di seguito una porta aperta ed un’altra. Gli occhi sono immediatamente attratti dagli spazi aperti e osservano scrupolosamente quanto vedono.
Si conoscevano già tali ambienti, ma sono stati modificati di recente per creare da un unico immobile più appartamenti. Si sono create pareti di carton gesso. Il soffitto presenta una contro soffittatura. Il pavimento in marmo è stato soppiantato da lastroni di una mono cottura priva di alcun valore. Lo sguardo è richiamato all’attenzione dai faretti accesi, uno di seguito all’altro nel lungo corridoio. I faretti irradiano luce dal soffitto. Paiono una sequenza di piccoli soli. Sembrano emanare raggi e calore tanto sono forti. Di rimando il pensiero corre al sole in natura e al sole invisibile. Tale procedimento espresso nella casa pare essere consequenziale dell’esperienza diretta della visione del sole. Vien da domandarsi, se i futuri proprietari dell’immobile, proseguiranno mai gli stadi interiori e superiori di ricerca delle possibili fonti energetiche, di energia alternativa e rinnovabile naturalmente dentro la propria persona… Intanto la casa ha perso spazio.Da una unica unità abitativa ne sono natre tre. Ha perso qualità nei rivestimenti anche se ora è alla moda…
Il pensiero si sposta sulle fonti di luce del passato: astri, fuoco, candele, energia elettrica, a pile… e come le luci sono state propagate all’interno delle abitazioni private… Eppure l’uomo era connesso alle fonti permanenti energetiche… che ora trascuriamo…o almeno alcuni… Così suggerisce la lettura di alcuni testi antichi… Chi lavora in centri commerciali sempre illuminati da energie elettriche può dimenticarsi la luce solare e talvolta quella interiore e superiore…Quanti umani hanno già rinunciato per volontà o per bisogno a ciò che è stato donato all’uomo naturalmente e si compiacciono e non lo avvertono come perdita.
Eppure una porta aperta ha dato adito ad una catena di consequenzialità logiche…
Pensiamo poi se questa porta aperta è collocata in cielo ed a bussare lievemente sia il Signore alla porta del nostro cuore… Cosa potrebbe mai succederci?
Giampiero Comolli, come per prodigio,nel video di oggi,ci parlerà de: L’Apocalisse la speranza più grande ci porterà a scoprire il libro dell’Apocalisse attraverso una lettura parziale testuale, prendendo in esame alcuni dei termini presenti e facendoci porre attenzione alle tavole visive che vengono ad emergere da una lettura attenta, accurata ed approfondita del testo. Il libro dell’Apocalisse è una autentica rivelazione. Dalla lettura che ci porterà a compiere Comolli vengono ad emergere le tele, le musiche già viste ed udite da Giovanni, ma ciascuno è chiamato in causa a porre attenzione, la propria attenzione e visione alla scrittura. A rendersi consapevole, cosciente di quanto esposto. A vederlo coi propri occhi interiori. Ad ascoltare con le orecchie interne. Eccoci allora immersi in un libro visionario, fantasmagorico. Eccoci riportati al mondo di quando eravamo bambini, al mondo delle fiabe, ma, con la coscienza di dove ci troviamo, in un libro sacro, ecco che la prospettiva ed i significati si moltiplicano, si ampliano alla luce della verità rivelata.
APOCALISSE LA SPERANZA PIU’ GRANDE Il libro dell’Apocalisse, l’ultimo della Bibbia cristiana, è forse il testo più oscuro e perturbante di tutte le Sacre Scritture. Eppure a leggerlo con mente fiduciosa e serena, si rivela uno scritto nutrito di un’immensa speranza: il ritorno del Figlio dell’uomo che appare in visione a Giovanni, per rivelare a lui e a tutta la comunità dei credenti, il progetto di Dio: la creazione finale di un nuovo cielo e di una nuova terra, dove il male e la sofferenza saranno scomparsi. Rapito in cielo con una visione estatica, il veggente Giovanni viene infatti a sapere che – malgrado le persecuzioni presenti e future che affliggono il creato – il trono celeste non è stato abbandonato da Dio Padre, il quale ha affidato a suo Figlio Gesù, l’Agnello, il compito di riportare la salvezza sulla Terra. Si tratta di una rivelazione stupefacente, paurosa sì, eppure supremamente consolante, intrisa di immensa speranza. Ma noi oggi come lapossiamo accogliere ? Solo come una bellissima, ma inconsistente, fiabesca fantasia? Oppure come una rivelazione divina che coinvolge pure noi, e ci interpella? E se così fosse: a cosa ci chiama, a cosa ci invita la lettura dell’Apocalisse? Al termine della nostra riflessione, tenteremo da soli, nel incavo del nostro alveo vitale di raccogliere alcune possibili risposte interiori.
Giampiero Comolli ci traghetterà nella lettura mirata di alcuni passaggi del libro dell’Apocalisse.
Giampiero Comolli, scrittore e giornalista, ha realizzato numerosi reportage di viaggio e condotto varie inchieste sui fenomeni religiosi contemporanei. Ha insegnato pratiche meditative presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. Attualmente collabora con “Riforma”, ed è già presidente del Centro Culturale Protestante di Milano. Fra le sue pubblicazioni: Memorie di un bambino in preghiera. Nell’Italia religiosa degli anni Cinquanta; La malinconia meravigliosa. I discorsi di commiato del Buddha e di Gesù (Claudiana) e Una luminosa quiete. La ricerca del silenzio nelle pratiche di meditazione (Mimesis).
Comolli ci porterà nei meandri della Apocalisse, grazie alla sua prospettiva avvincente. Ci renderà partecipi del testo perché parla il testo, del resto, a tutta l’umanità, nessuno è escluso, se, non per propria volontà.
Noi invece riporteremo alcuni passaggi meditativi di Ernst Jünger che nascono proprio a seguito della lettura, avvenuta più volte, del libro in questione. Jünger legge più volte, nel corso della propria esistenza, le Sacre Scritture Ed ecco estrapoliamo, in qua ed in là, alcuni passaggi per implementare ancor più la nostra riflessione e ricerca… Per vedere quanto lavoro ancor può compiersi e quanto ancora in campo artistico… In un’arte spesso iper-realistica,iper propagandistica ed iper egoica, abbiamo necessità di novelli interpreti del sempre eterno che vive ed agisce nella storia e non solo al di fuori di essa”. Iper ci ricorda il cieco, colui che non può scorgere le immagini, il veggente è colui che attraversa la cortina del muro del tempo… la frantuma.. e la ripone poi là, dove era… passa attraverso… la porta aperta…
“L’occhio del veggente penetra nel mondo più in profondità del telescopio e più lontano del raggio di luce. Si spinge fino al punto in cui si intrecciano l’inizio e la fine e la lancetta del tempo scompare. Il veggente contempla ad occhi chiusi e ciechi il sole invisibile e il suo fulgore. La visione lo investe come un lampo, o gli si palesa attraverso la tenda lacerata.
Nelle visioni l’universo si rivela al veggente nella sua natura spirituale. “ Fui in spiritu in domenica die…”(Ap 1,10). Lo spirito era nel veggente o il veggente era nello spirito? Si tratta di distinzioni inventate dalla nostra grammatica. Lo spirito non ha né tempo né luogo; fa la sua comparsa dove vuole. Su ciò si basano la speranza dei popoli e la consolazione dei credenti.
Il veggente è nello spirito e lo spirito è nel veggente; non esiste alcuna separazione tra i due. Nella visione non sono scissi il veggente e la terra, il Padre e la Madre, la terra e l’ universo ricolmo di stelle. Egli ne segue il corso, ne scopre la legge.
Essere nello spirito significa per il veggente ricoprire il suo ufficio, proprio come il soldato è coinvolto nel combattimento, il sovrano è sul trono, il sapiente è in possesso della conoscenza. Ma ciò lo conduce oltre la sfera della volontà, del dominio e della scienza.
Il veggente non dimora all’interno della conoscenza, ma all’interno dello spirito. Non esiste alcuna separazione tra lui e il mondo. Egli attribuisce alla conoscenza il materiale che egli stesso non è in grado di conoscere e di interpretare.
Come la parola “porta” designa sia un varco d’entrata che un varco di uscita, la parola “rivelazione“(Offenbarung) indica tanto la visione quanto il suo annuncio. La rivelazione precede l’annuncio. “Fui in spiritu”.
Il veggente si ricorda della visione ricevuta il settimo giorno, il giorno del riposo. Sulla spiaggia solitaria tutto era quieto e silenzioso intorno al veggente. La parola può restituire un eco, solo un riflesso delle immagini. Questo è il primo fenomeno di diminuzione. Tuttavia, anche qualcosa di indicibile fluisce all’interno dell’annuncio, come la vista del volto di Mosè dopo la rivelazione risultava insostenibile per il suo popolo. Ciò diviene oggetto delle meditazioni dei saggi nel corso di secoli.
La rivelazione è percepita sotto forma di voce, ed è contemplata in un’immagine. In primo luogo è suddivisa tramite l’azione dei sensi e poi quando è comunicata. Il veggente supera la cortina che separa ciò che è stato differenziato (das Gesonderte) dall’Indifferenziato (das Ungesonderte). Ma anche in spirito egli vede servendosi di occhi umani ed ode con orecchi umani; sente parole pronunciate nella lingua del suo popolo. Per quanto in alto la terra si inarchi al di sopra del veggente, il suo Dio deve discendere verso di lui. L’uomo lo pensa sotto forma di uomo in modo simbolico (im Gleichnis) e lotta con lui nel guado oscuro, nella notte terrena. Lotta con lui fino al primo chiarore dell’alba, e, anche se ha la meglio, deve lasciarlo prima di scorgere il volto.
E’ vicino E’ difficile da comprendere il Dio (F. Holderlin, Patmos, in Tutte le liriche, cit., p. 315)
Comprendere il Dio è il grande tema dell’uomo, ma il Dio può essere colto solo in modo simbolico. Sfugge alla presa in mille forme, in quelle più fugaci come in quelle più potenti. Comprenderlo resta il nostro compito.
(…) Il mondo è pieno di occhi; fioriscono e avvizziscono come gemme su un tronco secolare. Laddove l’onda si infrange contro la grande scogliera questo muro è gremito di occhi. Il sole è l’occhio della luce coronato di ciglia ardenti. I fiori sono specchi che ne imitano il mistero. Poiché anche il sole e le mura formate da soli sono uno specchio del potere del cosmo. Quando Helios barda i cavalli ed Eros ne annuncia l’arrivo si ridesta nei giardini e nei prati, nei deserti d’Arabia e nelle foreste tropicali un numero infinito di occhi, che si chiudono al crepuscolo, quando l’astro si spegne. Allo stesso modo i popoli in preghiera levano le braccia al cielo e le abbassano al calare della notte.
I veggenti sono gli occhi dei popoli; sbocciano sul tronco millenario. Essi guardano con occhi in grado di contemplare gli dei e sono scorti da altri occhi. Ezechiele, il predecessore di Giovanni presso l’antico popolo ebraico, sulle rive del canale Chebar vede le assi della ruota eterna sotto forma di una quadruplice corona attorniata di occhi (cfr.Ez 1,16) e Giovanni, sulla spiaggia di Patmos, osserva il mantello e il piumaggio dell’animale apocalittico costellato di occhi.
L’occhio è lo stampo e la matrice del mondo; il suo fondo è la placenta delle immagini ed è vicino al fondo originario (Urgrund). L’iride riunisce in sé i colori del cielo, il fondo dell’occhio, i colori della terra. Per quanto l’occhio sia piccolo, può abbracciare il cielo, come la luce celeste può irradiarsi sull’occhio. L’occhio è solare (sonnenhaft). Laddove sbocciano occhi su occhi il muro diviene una grata; questo annuncia un’eterna primavera.
Per tutta la durata del cammino il dubbio resta ai margini, venendo spesso soddisfatto, ma mai appagato. Si alimenta in modo insaziabile come la fiamma si nutre dell’effimera sostanza del mondo.
(…) Quando il veggente è nello spirito non indugia in luoghi e tempi lontani ( nich in der Ferne inf nicht in den Zeiten); vede all’inizio e alla fine un simbolo dell’hic et nunc. Quale occhio dell’uomo ne scorge il destino che tocca ad ognuno e a cui nessuno può sfuggire. Il mondo rinasce assieme a ogni mortale e svanisce con lui. Ognuno conoscerà gli orrori del tramonto, nessuno sarà risparmiato dall’incendio universale. Lo specchio del tempo è solo un velo sottile sulle cose che, tuttavia, simile a un mare di fiamme, ci separa dalla sponda al di là del tempo (das zeitlose Ufer). Sarà attraversato un tempo infinito, ci si sarà mondati da una colpa infinita nel breve istante in cui si pronunciano le parole “ho sete”. E’ ancora vicino e insieme già infinitamente lontano colui che si è messo in viaggio e a cui rinfreschiamo la fronte che brucia. Presto si lascerà alle spalle i luoghi delle sue pene.
L’enigma non si nasconde negli eoni e negli astri. Ogni notte può essere la notte nuziale.
“Oggi sarai con me” (Lc 23,42) e “ancora un poco”( Gv 16,16) e “ecco, io sono con voi” (Mt 28,20) sono parole dell’uomo più forti di ogni sapere terreno e di ogni profetica parola.
Ciò di cui vengono a conoscenza i veggenti e ciò che annunciano i profeti trova compimento nell’uomo”. Ernst Jünger
A.T. del mondo di Eumeswil
VIDEO. Apocalisse la speranza più grande. Con Giampiero Comolli
L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger.
L’Associazione si fonda su tre pilastri:
CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.
TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.
RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.