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Vutà via, m’ avuotata ‘a la capa sono espressioni dialettali napoletane che abbiamo sentito più volte ripetere e ci introducono al termine vertigine. Una bella donna fa pure girare la testa! Quando uno ha le vertigini, é preso dalle vertigini, la testa gira. L’etimologia del termine vertigine deriva dal latino vertigo, derivato del verbo vertĕre, “volgere”, “girare”.
In campo medico: disturbo dell’equilibrio che provoca una sensazione di spostamento del proprio corpo rispetto all’ambiente (o viceversa).
In campo medico l’orecchio è la prima parte del corpo che viene ad essere analizzata quando uno è affetto da vertigini. L’orecchio: la porta attraverso la quale ascoltiamo. L’apparato vestibolare ed il labirinto sono i luoghi esaminati, ma l’orecchio gioca in simultanea con l’occhio… La vertigine è quella sensazione fisica in cui uno si sente perso nell’universo, in cui il proprio corpo vacilla rispetto all’ambiente circostante.
Il Prof. Paolo Vannucchi, ci farà scoprire oggi, con il video che vi presenteremo, cosa sono le vertigini, come si possono riscontrare, le cure, i rimedi.
“PERCHE’ SI HA PAURA DELLE VERTIGINI?” La sintomatologia vertiginosa è un disturbo comune e rappresenta circa il 2,5 – 3% degli accessi ai pronti soccorsi. Molto spesso è “solo” un disturbo a carico dell’orecchio, senza gravi conseguenze sulla salute del paziente. Nonostante questo la maggior parte dei soggetti che vivono tale esperienza la soffrono, la ricordano con molto spavento e talvolta con angoscia determinando fenomeni comportamentali controproducenti. Con questa breve conversazione si cercherà di dare alcune spiegazioni e dei consigli per cercare di prevenire, eventualmente curare e/o vivere con maggiore tranquillità questo fastidioso sintomo.
Paolo Vannucchi: già Responsabile della Unità Operativa di Audiologia e Foniatria dell’azienda Ospedaliera Universitaria Di Careggi.
La conversazione sarà molto vivace, espressa in modo semplice nonostante l’argomento impegnativo, aiuterà a comprendere meglio una parte del sofisticato corpo umano e cosa succede quando entra in una situazione di difficoltà. Si metterà in risalto come il cervello sia di aiuto alla persona, dopo un momento di sconvolgimento generale, per ristabilire l’assetto precedente o nuovo assetto per vivere al meglio.
“Sappiamo attraverso la biologia finalista ed i il lavoro del premio Nobel Barbara McClintock sulla capacità della cellula «di prendere “decisioni sagge”» riparando i danni cromosomici, e particolarmente significative sono le ricerche del biologo Michael Levin, che hanno evidenziato il ruolo dei segnali bioelettrici nello sviluppo embrionale e nella rigenerazione dei tessuti.
I loro esperimenti mostrano come gruppi di cellule siano capaci di correggere malformazioni e ricostruire strutture anatomiche seguendo una sorta di “obiettivo” comune, comportamento difficile da spiegare ricorrendo esclusivamente ai geni e alla Vecchia Biologia determinista”.
Questo è uno stralcio di uno studio apparso di recente… su come vi siano nuovi studi anche in campo di biologia e come l’interesse stia passando dalla determinista alla finalista…
Siamo in un’epoca di grandi nuove esplorazioni e rinnovato fervore in molti campi dello scibile…
Paolo Vannucchi, da medico scrupoloso e coscienzioso, metterà in evidenza – nel video – quali elementi il medico deve saper valutare ancor prima di effettuare accertamenti diagnostici al paziente che corre al pronto soccorso col sintomo delle vertigini.
Nel video verranno a trattarsi e a convergere molti temi, argomenti, più di quanti uno potrebbe mai immaginare…
L’occhio e l’orecchio sono due delle porte attraverso le quali entriamo in contatto col mondo esterno ed apprendiamo. E’ curioso però che le sollecitazioni sempre più frequenti dei due organi talvolta anziché apportare ad un maggior sviluppo di essi porti invece a delle sofferenze o cali uditivi e visivi. Poco si parla della necessità del riposo, dormire e recupero… Eppure nel sonno e durante il sonno il corpo ed il cervello riprendono energie, i muscoli si rilassano ed il cervello riordina i dati immagazzinati nelle giuste caselle così come fa un computer con i vari file immagazzinati.
Le orecchie delle sculture del Buddha e di quella di San Benedetto sono rappresentate grandi, come ci volessero mostrare l’importanza dell’ascolto…
E’ interessante notare che pure nel corpo umano esiste un labirinto… Una sorta di spirale…
Se il senso di vertigine in un paziente è un disturbo medico può essere un ristoro invece la vertigine metafisica per un normale essere umano? Talvolta ascoltando alcune musiche, di fronte a dei paesaggi mozzafiato, opere d’arte, versi, ci sentiamo sbigottiti, sotto sopra, rapiti da vertigini! Di fronte a vicende umane: un amore, un lutto, un batticuore. Lo stomaco si può aprire o chiudere!
Se la vertigine è un disturbo dell’equilibrio che provoca una sensazione di spostamento del proprio corpo rispetto all’ambiente (o viceversa), cosa accede quando ci proiettiamo verso il cosmo? Quando pensiamo che siamo piccoli esseri di un pianeta che ruota in un sistema solare? Cosa succede se ci vediamo fuori dal pianeta terra? Siamo solo corpo? Esiste lo spirito? Esiste un rapporto tra tempo ed eternità? Esiste Dio? La materia cos’è? Muta la materia all’interno del cosmo? L’invisibile è descrivibile e percettibile? Cos’è la realtà? Cosa succede dopo la morte? Ma già la vita come nasce? Cosa vuol dire essere vivi? Se veramente, attentamente valutiamo, analizziamo questi interrogativi possiamo essere colti da vertigini!
Se abbandoniamo solo l’aspetto razionale, ma ascoltiamo le impressioni dettate dal corpo, dalle sensazioni, emozioni… Per far questo dobbiamo essere disposti ad abbandonarci… Essere liberi, ma anche qui un altro termine emerge: libertà! Cosa si intende per libertà? Ecco che allora ci sentiamo sempre più piccoli. Quali risposte sappiamo dare da soli? Quali esperienze ci vengono in aiuto? Sappiamo affrontare tali domande? Perché l’uomo uccide i suoi simili e distrugge il suo habitat?
Lo studioso Titus Burckhardt in un suo testo sulla conoscenza sacra così ebbe a dire:
” Vi è un rapporto rigoroso tra la natura sovraformale, libera e indeterminata dello Spirito e la sua espressione spontanea – dunque “donata dal Cielo” – in forme necessariamente determinate e immutabili. In virtù della loro origine, che è illimitata ed inesauribile, le forme sacre, sia pur limitate e “fissate”, sono veicoli di influssi spirituali, dunque di virtualità di infinito, e in questo senso è decisamente improprio parlare di una tradizione di cui esisterebbe soltanto la forma, e il cui spirito si sia ritratto da essa come l’anima che abbia abbandonato un cadavere: la morte di una tradizione inizia sempre con la corruzione delle sue forme essenziali.
Secondo tutte le profezie il deposito sacro della Tradizione integrale sussisterà sino alla fine del ciclo; ciò significa che vi sarà sempre in qualche punto una porta aperta. Per gli uomini in grado di superare il piano superficiale e animati di volontà sincera, ne’ la decadenza del mondo che li circonda, ne’ l’appartenenza a un determinato popolo o ambiente costituiscono degli ostacoli assoluti “.
Con le vertigini l’uomo si sente sperso nello spazio, ma è sempre Burckhardt a venirci incontro quando ci rammenta nell’antichità come avvenivano le fondamenta di città o luoghi sacri a discapito di oggi che tutte le nuove città sembrano uguali e concepite nello stesso modo. Basta viaggiare in Nord America, in Nuova Zelanda o altri posti e non vi è la necessità di piantine, cartine, navigatori satellitari…. Sono tutte uguali…. Il parallelepipedo in terra….
In passato ci dice Titus:
” La fondazione di un tempio o di ogni altro edificio sacro, come ad esempio una città, ha inizio dall’orientazione; si tratta propriamente di un rito, giacché essa stabilisce un rapporto tra l’ordine cosmico e l’ordine terrestre, ovvero tra l’ordine divino e l’ordine umano.
(…) e Vitruvio ne parla a proposito della fissazione del cardo e del decumanus, i due assi secondo i quali venivano orientate le città romane. Descriviamo brevemente tale procedimento: un pilastro viene eretto al centro dell’area scelta per l’edificio; si osserva l’ombra che il pilastro proietta su un grande cerchio; lo scarto massimo tra l’ombra del mattino e quella della sera indicherà la direzione est-ovest; due cerchi maggiori, centrati sulle estremità di questo scarto e intersecantesi secondo la forma del “pesce”, consentiranno di tracciare l’asse nord-sud.
Questo schema si è apparentemente perpetuato in Occidente dall’antichità sino alla fine del medioevo e ciò non desta stupore giacché esso discende dalla natura delle cose, e gli edifici sacri hanno continuato a essere orientati secondo gli assi cardinali. Ma si è verificato qualcosa di più importante, vale a dire la dipendenza della pianta stessa dell’edificio dal grande cerchio dello gnomone: come è testimoniato da numerosi rilevamenti effettuati su edifici sacri dell’antichità e del medioevo, le misure principali della costruzione, sia in orizzontale che in verticale, sono dedotte dalla divisione regolare di un cerchio in cui sia iscritto il rettangolo di base; e vi è motivo di credere che questo cerchio sia proprio quello dello gnomone utilizzato per l’orientazione.
Esamineremo un aspetto particolarmente significativo dal nostro punto di vista, ossia la trasformazione del cerchio, riflesso naturale del movimento celeste, in rettangolo, per mezzo della croce degli assi cardinali. Riconosceremo in questi tre elementi i termini del Grande Triade estremo-orientale, il cerchio corrisponde al Cielo, la croce all’Uomo e il rettangolo – la cui forma più semplice è il quadrato – alla Terra.
Osserviamo un altro aspetto del rito di orientazione: la fissazione di un centro terrestre che sarà oramai considerato come il centro stesso del cosmo. Ricordiamo a questo proposito che tutti i punti della superficie del globo terrestre sono praticamente equivalenti in rapporto alle direzioni spaziali che, da ognuno di questi punti, si irradiano verso i diversi punti fissi della volta stellare; poiché la distanza degli astri della terra é, per così dire, indefinita, uno spostamento su di essa non comporta nessun “mutamento di prospettiva” rispetto al cielo; solo l’orizzonte muterà. Di conseguenza, qualsiasi punto sulla terra può essere preso come il centro da cui le regioni del cielo possono essere “misurate”. Ciò che in tal modo si esprime in maniera concreta l’ubiquità del centro spirituale del cosmo: poiché il luogo del tempio è scelto in rapporto, attraverso il rito dell’orientazione, con il ritmo del cielo, è “qui” che si trova realmente il centro del mondo“.
E’ interessante soffermarsi a riflettere che proprio il centro del mondo, l’ombelico del mondo dove fioriscono l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo sia al momento il centro di una guerra molto difficile da fermare…
Ritorniamo a Burckhardt e all’Occidente.
“(…) Secondo i Padri greci, e in particolar modo secondo san Massimo Confessore, il tempio cristiano è a immagine del corpo di Cristo; Onorio d’Autun precisa nel suo “Specchio del mondo”, raccolta del simbolismo medievale, che la pianta della chiesa imita la forma del Corpo crocifisso: il coro corrisponde alla testa, la navata al corpo e il transetto alle due braccia aperte; l’altare maggiore è situato al posto del cuore. Tale simbolismo non è soltanto la continuazione e la rivalutazione di un simbolo primordiale, ma si ricollega direttamente a questo passo del Vangelo: “… Gesù rispose: “ Distruggete questo tempio è in tre giorni lo farò risorgere!”. Gli Ebrei replicarono: “Ci sono voluti quarantasei anni per costruire questo tempio, e tu in tre giorni lo farai risorgere?” Ma Lui parlava del tempio del suo corpo “. (San Giovanni, II, 19-21).
(…) Cosi come il tempio é il corpo dell’Uomo divino – che è a sua volta la sintesi qualitativa dell’Universo -, il corpo dell’uomo che ha realizzato in sé la Presenza divina è un tempio, come scrive san Paolo: “… Non sapete forse che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo, che è in voi…?” ( I Corinti, 6,19).
Ora uno squarcio di un nostro recente passato… ma che ancora è fortemente e profondamente presente tuttora, anzi, ancor più…
A descriverla Ernst Jünger:
CRETA (1971) In aeroporto, 23 aprile 1971
In piedi di mattina presto e poi in treno per Francoforte. Là alla stazione visione del più grande ammassamento di gente a cui ho mai assistito. Persino a Tokyo non mi sono trovato risucchiato in un simile Malström di persone le cui peculiarità si dissolvono come in un branco di aringhe o all’interno di un caleidoscopio.
Aspettai che tornasse il torello, che andò in cerca del nastro trasportatore per il ritiro dei bagagli con un timore crescente, come se fosse divenuto impossibile ritrovarlo.
Qual’ é l’origine di queste paure? Hanno a che fare meno con luogo e il brulicare della folla che con l’attacco sferrato contro l’individualità. L’uomo perde significato quale singolo individuo. Non può ritrovare il suo prossimo, il rapporto con lui si è dissolto. Si annega nell’oceano della massa. Che cosa sono, rispetto a ciò, le rivolte? Minuscole onde che, lungi dall’arrestarlo, favoriscono e accelerano il processo di livellamento. Il destino dell’uomo si trasforma in modo sempre più chiaro in destino della specie umana. Esige da noi le nostre peculiarità, e i tentativi per preservarle, per esempio tramite il taglio dei capelli e la forma della barba o altre eccentricità, non sono che rivolte all’interno di un penitenziario; non incidono minimamente sul processo in virtù del quale ogni giorno ci saranno sempre più uomini e macchine. Crescono il suo ritmo e il livellamento dell’individualità.
Il diffondersi su scala planetaria di metropoli, fabbriche e scuole: insegnanti e altri funzionari impugnano a turno lo scettro. Sfuggire al loro potere diviene difficile. Essi creeranno la forma umana che vi si adeguerà ingerendo la pillola della felicità.
All’aeroporto. Il servizio del ristorante: un barista, un cassiere, un terzo impiegato cui spetta il compito di sparecchiare. Un tempo per svolgere questi lavori sarebbero stati usati quindici o venti camerieri. Come avviene nell’ambito di tutti questi processi di semplificazione il lavoro è ridistribuito a svantaggio del pubblico. Ciò avviene all’insegna dell’eufenismo “self-service”, per non parlare del venir meno della qualità del servizio e del comfort.
Partenza alle 10:30 con un’ora di ritardo. Per prima cosa perquisizione del bagaglio alla ricerca di bottiglie Molotov, il torello è perquisito persino all’interno della cabina per verificare che non porti con sé delle armi, poi il capitano ci comunica che il volo subirà un ritardo a causa dello sciopero del personale della torre di controllo.
(…) Atterraggio a Iraclion, poi in autobus verso Stalis.
Prima passeggiata di esplorazione sul fianco del monte coperto di alberi di carrubo. Le piante di scilla erano già avvizzite, ma erano in piena fioritura le margherite, le ginestre e le calendule, e anche un bell’esemplare giallo di una pianta appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.
Dopo simili visioni i fiori appaiono ancora all’occhio interiore prima di addormentarsi e in sogno, come se si spalancassero sempre nuovi occhi”.
L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger.
L’Associazione si fonda su tre pilastri:
CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.
TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.
RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.