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Quante persone lo pensano spesso e non vedono il momento di farvi ritorno ogni qualvolta che vi si allontanino….
Mentre si pensa, camminando ci si ritrova al Piazzale Michelangelo, punto panoramico di Firenze, da dove si può ammirare il centro storico e dove nugoli di turisti si recano. Vediamo etnie diverse, vestite in modo tradizionali o alla moda, di età differente a farsi fotografare. Possono essere europei, americani, Sud americani, orientali, africani, ma le pose sostanzialmente non cambiano. Si nota un gruppo di italiani. Vi è una neo laurenda, lo si nota dalla coroncina di alloro e rose che le orna la testa. Legge la sua tesi di laurea. Il suo lavoro lo accarezza e lo protegge sulle palme aperte delle sue mani. Intorno a lei familiari e amici in lacrime. Presi dalla curiosità ci si avvicina al gruppo. La ragazza legge le ultime pagine della sua tesi di laurea. La voce è strozzata, le lacrime le irrigano il volto. Molti di coloro che l’ascoltano, di tanto in tanto, si voltano ed asciugano gli occhi. Ciò che ascoltano par troppo carico di emozioni per essere sopportato a cuor leggero. La giovane ringrazia il fidanzato senza il quale non avrebbe potuto dedicarsi ai cinque anni di studio. Lo ringrazia di non aver camminato al suo fianco, ma dentro di lei. Ancor prima di porre domande lui era già pronto a rispondere alle sue domande interiori e a portale aiuto. Non si è sentita guardata dal basso, ma dall’alto. Il suo desiderio più vivo, espresso con voce singhiozzante, per il corso pieno della sua vita, e’ di poter condividere la sua esistenza e le sue esperienze e di potersi trovare dentro, fuori, sopra, sotto di lui, al fianco destro e sinistro. Praticamente unirsi a lui totalmente. A queste parole il fidanzato corre da lei ad abbracciarla. Altre parole ricolme di affetto ricadono nei confronti dei genitori, degli amici e della suocera. E’ un fioccare di ringraziamenti provenienti dal cuore e con impeto, un fuoco, una fiamma accesa. E pensare che spesso vien detto che i giovani sono anaffettivi. Il gruppo è così tanto aperto che ci si trova con gran facilità a scambiare qualche battuta. E’ un gruppo molto unito dove ognuno è saldamente presente nella vita altrui. La futura suocera mi spiega che i genitori hanno gettato la ragazza nella vita nuda e cruda, ma donandole protezione e sicurezza e questo è l’effetto…Vivere di scambi di relazioni profonde, vive, spontanee, di comunicazione, di cameratismo. Tanto che la ragazza nel suo campo di studio e futuro lavora desidera dedicarsi agli altri ed al loro benessere. La sua tesi apre un nuovo campo di ricerca, è una tesi sperimentale: dalla relazione romantica alla scoperta del ricevere e dare amore.
Ci si chiede quanta padronanza abbiamo nel gestire le nostre emozioni ed i pensieri e se vi sia la necessità o meno di rimanerne più freddi e distaccati… Il pensiero è slittato sull’ essere padroni di se’, padroni del proprio essere, dopo averlo risvegliato ed animato di volontà… cosa assai complessa lo dimostrano testi religiosi, filosofici, psicologici. Essere scevri da condizionamenti esteriori. Tizio mi ha salutato, non mi ha salutato. Perché mi ha guardato in quel modo? Perché mi ha rivolto quella parola? Allora io dovrò … per non parlare dei condizionamenti ricevuti dalla famiglia, dalla scuola… Spesso non formiamo mai un pensiero autonomo, ma è il frutto di ciò che ci è entrato dentro, abbiamo assimilato e ripetiamo come pappagalli. Per non parlare poi dell’opera dei mass-media… dei social. Ma quando uno incontra se stesso? Si scopre? Solo così facendo si inizia ad intuire, avvertire, percepire una possibilità diversa di essere, si comprende che si sarà sempre sottoposto ad alcuni vincoli, ma vi è una libertà proveniente da un mondo superiore.
Ernst Jünger ci esorta a divenire anarca Persone libere interiormente sulla base della conoscenza della storia e allineandosi al piano verticale esistenziale. Solo attuando questo potenziale umano si può lentamente diventare padroni di sé ed apprendere a prendersi cura di una proprietà propria ed altrui. La propria casa, la propria città, il proprio paese, il pianeta… occorrono tanti piccoli passi per diventare padroni… buon padroni con la diligenza “del buon padre di famiglia “.
Hilaire Belloc scrisse un testo che pare tuttora assai attuale ed interessante: LA RESTAURAZIONE DELLA PROPRIETÀ. Il video di oggi riguarda proprio questo testo e la figura di Belloc. Dal retro di copertina del testo così apprendiamo:
“An Essay on the Restoration of Property, pubblicato nel 1936 e qui proposto per la prima volta al pubblico italiano, è uno dei testi più importanti di Hilaire Belloc e una vera pietra miliare del pensiero distributista. Con le armi del senso comune e della ragionevolezza, Belloc espone le ragioni per cui tutti coloro che hanno ancora a cuore il bene comune non possono che convergere su un punto semplice e fondamentale: la necessità di restaurare la proprietà produttiva, cioè di puntare alla sua massima diffusione nella società. Non attraverso uno statalismo centralista, ma lasciando il corpo sociale libero di sviluppare in modo naturale e organico le proprie risorse, nel rispetto delle capacità, delle competenze e dell’iniziativa personale di ciascuno, realizzando al tempo stesso quella giustizia sociale che è sempre l’altra faccia, insostituibile, della prosperità economica. Il messaggio senza tempo di questo libro può essere così riassunto: restaurare la proprietà significa restaurare la libertà, e la libertà, per sua natura, non può che essere diffusa; di conseguenza, anche la proprietà deve esserlo. In questa prospettiva si comprende come il capitalismo — inteso come separazione tra capitale e lavoro e come concentrazione della proprietà nelle mani di pochi — sia un nemico sostanziale tanto della proprietà quanto della libertà, esattamente come il social-comunismo. La buona notizia è che un’alternativa a questo cortocircuito esiste, ed è il distributismo”.
A parlarcene con cura, serenità, dovizia di particolari, disponibilità: Paolo Gulisano
Paolo Gulisano, è un saggista, scrittore e medico italiano. Si laurea n Medicina e Chirurgia, specializzandosi in Igiene e Medicina Preventiva. Cultore e docente di Storia della Medicina, ha lavorato per oltre 30 anni nell’ambito della prevenzione nella Sanità Pubblica. All’attività di medico affianca da anni un impegno culturale di saggista e scrittore.
Ha collaborato con diversi quotidiani e riviste: L’Osservatore Romano, La Provincia di Como, Il Timone, La Bussola Quotidiana, Europaitalia, Il Federalismo, Tempi, I Quaderni di Avalon, I Quaderni Padani, Terra Insubre, Vivere!,Arte &Fede. Dal 2000 tiene sull’emittente radiofonica cattolica Radio Mater la rubrica “Testimoni della Fede”.
Ha fondato ed è vicepresidente della Società chestertoniana italiana. Ha all’attivo la pubblicazione di molteplici saggi.
Paolo Gulisano si soffermerà a parlarci della importanza del lavoro, della qualità del lavoro e ricorderà come in epoca medievale vi erano presenti le corporazioni. Paolo Gulisano ci spiegherà delineando alcuni punti salienti in cosa consiste il movimento distributista. In questo movimento sono già nate due corporazioni: salute e alimentazione.
Non dobbiamo dimenticare e sottovalutare in campo alimentare che proprio di recente vi è stato un convegno a Roma su:
“NGT [nuove tecniche genomiche], sovranità agricola e alimentare: profili giuridici e tutela della biodiversità”
Tra i partecipanti al convegno: Linda Corrias, Francesco Scifo, Loretta Bolgan. Il convegno nasce a seguito di alcune nuove disposizioni della comunità europea…
La figura del lavoratore diviene sempre più importante. Peccato ne abbia poca coscienza e consapevolezza il lavoratore stesso. Se guardiamo come andiamo vestiti ormai siamo tutti militi del lavoro ovvero indossiamo sempre un unico tipo di abito quello per andare a lavorare. Non abbiamo più o quasi differenti tipi di capi di abbigliamento per le varie ore della giornata. Questo è indicativo del fatto che il lavoro diventa l’elemento predominante delle nostre esistenze ed è tramite il lavoro che le persone si incontrano di più in presenza e-o in remoto. Ecco che vi è una nuova potenzialità nel lavoratore, se diviene cosciente e la sua opera diventa metafisica.
Ernst Jünger scrisse un saggio il titolo in italiano: L’operaio ma in realtà il termine è il lavoratore. Vi esortiamo alla lettura.
Per arricchire in sottofondo il video un estratto del testo di Ernst Jünger:
(…) Ora, noi sappiamo con certezza che all’uomo non è concesso di osservare la propria epoca con gli occhi di un archeologo al quale il senso recondito del tempo si riveli sotto la pressione di una macchina elettrica o di un cannone a tiro rapido. E non siamo neppure astronomi ai quali il nostro spazio si configuri come un ente definibile da una geometria capace di dare intelligibilità alle forze antagoniste di un sistema di coordinate.
L’atteggiamento dell’individuo è reso molto più difficile dal fatto che egli stesso è in sé stesso un dissidio: infatti, è in primo linea nel combattimento e nel lavoro. Mantenere quella posizione e tuttavia non annullarsi in essa , essere non soltanto materia ma anche veicolo del destino, concepire la vita come campo non soltanto della necessità ma anche della libertà- questa è una capacità che è già stata definita realismo eroico. Questa attitudine, questo autentico lusso di una specie minacciata all’ estremo, è alla base di uno strano spettacolo al quale il nostro tempo ci fa assistere: in uno spazio ricolmo di anarchica conflittualità comincia a crescere un’ unitaria classe dirigente.
In proporzione a come l’individuo sente di appartenere al mondo del lavoro, la sua concezione eroica della realtà si esprime nel modo in cui egli ritiene di rappresentare la forma dell’operaio. Abbiamo indicato questa forma come il modello interiore, come il nucleo sostanziale, attivo e passivo ad un tempo, di questo nostro mondo, che esclude del tutto altri e diversi criteri di rappresentazione. La segreta volontà di rappresentare quell’intima sostanza spiega la clamorosa concordanza delle ideologie di uso corrente, suscitate e sviluppate in molteplici sfumature della moderna lotta per il potere. Così è difficile trovare un movimento che rinunci alla pretesa di essere un movimento di lavoratori, e non esiste alcun programma in cui non sia possibile scoprire, nelle prime frasi, la parola “sociale”.
Si osservi con chiarezza come qui, al di sopra di quella miscela di economia, compassione e oppressione, al di sopra del sentimento comune che si riflette nei diseredati, cominci a farsi notare una sempre più chiara volontà di potere, o come da assai lungo tempo sia presente una nuova realtà, la quale, protesa alla battaglia in tutti i campi della vita, aspira ad esprimersi in modo inequivocabile. La verità delle formulazioni sperimentate dalla volontà é irrilevante a paragone con il fatto che esiste in fin dei conti soltanto una forma nella quale si può volere.
Gli astuti cacciatori di suffragi, i rivenduglioli della libertà, i pagliacci del potere, capaci d’ intendere il significato soltanto come scopi pratico e l’ unità soltanto come numero, sono turbati da una confusa intuizione di una nuova grandezza: la libertà, della specie di quella che sta per fare il suo ingresso nel mondo del lavoro. Ma poiché essi sono completamente condizionati dallo schema morale di un corrotto cristianesimo, che configura il lavoro in sé come un male e traduce la maledizione biblica nel rapporto materiale tra sfruttatori e sfruttati, si mostrano incapaci di vedere la libertà altrimenti che come un termine negativo, come la liberazione da qualsiasi male.
Ma nulla è più lampante del fatto che, all’Interno di un mondo in cui il nome di operaio significa un distintivo di grado sociale e il lavoro è concepito come intima necessità di quel mondo, la libertà si configura proprio come espressione di questa necessità; o, in altre parole, ogni esigenza di libertà appare qui come un’esigenza di lavoro.
Solo quando l’esigenza di libertà viene alla luce con questi connotati e in questa accezione, si può parlare di un dominio dell’operaio. Non conta molto infatti, che una nuova classe politica o sociale s’ impadronisca del potere; ciò che è importante è il fatto che una nuova umanità di rango pari a quello delle grandi forme storiche, riempia lo spazio del potere dandogli un senso. Il motivo per cui noi rifiutiamo di vedere nell’operaio l’ esponente di una nuova classe, di una nuova società, di una nuova economia, è la certezza che egli non è nulla di tutto ciò oppure è assai di più, ossia il rappresentante di una forma originale, la quale agisce secondo proprie leggi, segue una propria vocazione ed è partecipe di una speciale libertà. Come la vita cavalleresca si esprimeva nel dare un significato cavalleresco ad ogni dettaglio del modo di vivere, così analogamente la vita dell’ operaio o si sviluppa in modo autonomo, tale da essere espressione di se stessa e perciò dominio, o non è altro che la brama di essere partecipi di polverosi diritti, il desiderio di godere, con una voluttà divenuta insipida, frammenti di un tempo che fu.
D’altra parte, per poter capire tutto ciò è necessario adattarsi ad una concezione del lavoro diversa dal quello tradizionale. È doveroso sapere che in un’ era operaia, posto che essa porti questo suo nome a buon diritto e non con motivazioni simili a quelle con cui tutti gli odierni partiti politici si qualificano come partiti di lavoratori, non può esistere nulla che non sia concepito come lavoro. Lavoro è il ritmo della mano operosa, dei pensieri, del cuore, è la vita diurna e notturna, la scienza, l’amore, l’arte, la fede, il culto, la guerra ; lavoro è l’orbotale atomico e la forza che muove i sistemi planetari.
Ma stimoli di tale sorta, e molti altri dei quali ancora si dovrà parlare- in particolare, l’aspirazione a dare un significato alle cose – sono i connotati di una classe che si sta imponendo come dominante. La domanda formulata ieri suonava: ”Come può l’operaio divenire un elemento determinante dell’economia, della ricchezza, dell’arte, dell’educazione, della metropoli, della scienza?” Ma domani la formulazione sarà: “ Quale aspetto devono avere tutte queste realtà nello spazio di potere occupato dall’operaio, e quale significato viene ad esse attribuito?”
Ogni aspirazione alla libertà all’interno del mondo del lavoro è dunque possibile soltanto finché essa è un’aspirazione al lavoro. Ciò significa che la misura della libertà dell’ individuo corrisponde esattamente alla misura in cui egli è operaio. Essere operaio, esponente di una grande forza che fa il suo ingresso nella storia, significa: far parte di una nuova umanità, scelta dal destino per esercitare il dominio. Ma allora, è possibile che si possa provare questa coscienza di una nuova libertà, la coscienza di trovarsi nella posizione decisiva, sia nel campo del pensiero, sia dietro macchine giranti vorticosamente, sia nel trambusto di città meccanizzate? Non soltanto noi abbiamo in mano gli indizi che ciò è possibile, ma crediamo anche che ciò sia il presupposto di ogni autentico intervento, e che proprio qui sia il perno di mutamenti dai quali mai si poté trarre motivo di sognare l’avvento di qualche redentore.
Nello stesso istante in cui l’uomo scopre di essere sovrano, veicolo di una nuova libertà, quale che sia la situazione in cui egli si trova. Il quadro dei rapporti in cui egli è inserito cambia radicalmente. Quando ci si rende conto di ciò, diviene nullo il valore di molte cose che ancora sono oggetto di desideri. E’ da prevedere che in questo mondo di puro lavoro i pesi sopportati dall’ individuo non diminuiscano, ma anzi debbano crescere ulteriormente; nello stesso tempo, però, dovrebbero liberarsi forze di cui prima non si era avuta cognizione, capaci di superarli, una nuova coscienza della libertà instaura nuovi rapporti di grado, e in essi esiste in germe una felicità più profonda e più disposta alla rinuncia, posto che si voglia parlare soprattutto di felicità”. …
A.T. del mondo di Eumeswil
VIDEO. Hilaire Belloc: La Restaurazione della Proprietà. Con Paolo Gulisano
L'ASSOCIAZIONE #EUMESWIL è un’associazione culturale non-profit, sorta a Firenze e Vienna con lo scopo di studiare e diffondere l’opera, il pensiero e lo stile esistenziale di #ErnstJünger.
L’Associazione si fonda su tre pilastri:
CULTURA - Intesa come coltivazione di sé.
TRADIZIONE - Come l'eredità spirituale dei nostri antenati.
RETTITUDINE - Come modo di essere e non di apparire.