L'attuale stato della coscienza umana
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L'attuale stato della coscienza umana

Il senso della vita
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L'attuale stato della coscienza umana
L'attuale stato della coscienza umana. Con Luigi Aversa

 

(di Antonella Tommaselli)

Riflessione di Eumeswill

Si ripensa alle immagini guardate di recente di nuovi atleti robot o di robot di “nuova generazione” che possano fungere da badanti per gli anziani e si pensa perché, se dicono che il mondo è sovraffollato, creare ancor più “pseudo uomini”? Solo perché sperano, un giorno, possano lavorare a buon mercato ininterrottamente?

Si dice che vi è troppo inquinamento eppure le batterie delle auto elettriche, i cellulari, i computer, le armi, gli automi artificiali producono spazzatura difficile da smaltire… oltre notevoli danni alla salute…

E’ riconosciuto un calo dell’intelligenza umana e invece di cercare di accrescerla si sviluppa l’intelligenza artificiale… Se uno fosse attentissimo a tutte le notizie e come vivono in contraddizione tra di loro, si potrebbe uscir fuori di senno… se non farsi il fegato amaro… Eppure è possibile stropicciarsi gli occhi, chiudere la porta della realtà ed aprire il portone della Realtà, aprirsi, facendo un ampio e profondo respiro, al mistero dell’esistenza, avvertirlo nelle proprie vite… Iniziare a porsi grandi interrogativi, a cercare di percepire la Vita… Aumentare la propria coscienza e conoscenza… Un nuovo mondo sarà svelato di attimo in attimo. Si, l’evento ricorda quando uno si sveglia improvvisamente da un sogno e rammenta di aver scoperto che la propria casa è più grande di quanto sapesse, vi sono stanze inesplorate, sconosciute, dove uno si trova per caso… Soffitte e cantine che si rivelano cripte illuminate da candele, profumate di incenso dove un mandala di fine sabbia colorata adorna una parte del pavimento… al risveglio si è turbati… E se quella casa fosse il nostro “castello interiore” inesplorato?
Eppure quanta serenità discende talvolta nell’animo umano e sembra alleviarlo da ogni turbamento…

Così ad esempio R. Musil nel “L’uomo senza qualità“ scrive:

“Per riuscire a varcare porte aperte, si deve badare al fatto che gli stipiti sono duri; questo principio che il vecchio professore aveva seguito per tutta la vita, é semplicemente un postulato del senso di realtà. Ma se c’è il senso di realtà, e di questo nessuno dubiterà, poiché è legittimo che esista, allora deve esistere anche qualcosa che si può chiamare senso di possibilità. Chi lo possiede, non dice ad esempio: “Qui è accaduto, accadrà, o deve accadere questo o quello”, ma dirà: ”Qui potrebbe, o dovrebbe accadere questo”; e se di qualcosa gli si spiega che è come è, allora penserà: “Certo, ma potrebbe anche essere diversamente”. Quindi, il senso di possibilità può essere definito addirittura come la capacità di pensare a tutto ciò che potrebbe essere e di non considerare ciò che è più importante di ciò che non è“.

Ma l’uomo ne è ha conoscenza? Ne ha coscienza?

Ed ecco che Luigi Aversa nel video che vi presentiamo ci parlerà proprio de: ”L’ATTUALE STATO DELLA COSCIENZA UMANA”.

Se da un lato viene da pensare che siamo i nuovi barbari, dall’altro non possiamo dimenticare tutte le possibili possibilità che l’uomo ha per accrescersi…

Ecco che allora giova leggere queste pagine di Ernst Jünger:

“Che cosa ci dà l’esistenza, se non il misterioso raggio che talora squarcia con un balenio luminoso l’interno della selvaggia vegetazione? E l’uomo, per quanto insufficiente sia il suo linguaggio, vuol parlare di ciò che in lui è più che umano.

I tentativi con cui la scienza cerca di mettersi in contatto con le stelle remote ed estranee al nostro mondo sono un significativo connotato del nostro tempo. Quel che deduce, non soltanto nello sforzo in sé ma anche nei metodi sviluppati dalla tecnica, é una strana miscela di fredda oggettività e di fantasia. Non è forse una trovata stupefacente, quella di tracciare sulla superficie del Sahara, con potenti fari irradianti luce, il triangolo rettangolo di Pitagora e i tre quadrati costruiti sui suoi lati? Se in qualche parte dell’universo vive un matematico, quale felicità potrebbe illuminarci! Ma in tutto questo vive anche un pensiero che ci ricorda il linguaggio delle piramidi: una reminiscenza dell’origine sacra dell’arte, un richiamo al solenne itinerario del sapere lungo il quale la creatura va sulle tracce del senso nascosto – con tutte le premesse da cui procede il pensiero astratto posto in sintonia con quella ricerca segreta e mascherato da tecnica moderna.

Ci domandiamo: quei nostri segnali, che noi lanciamo come minuscole scintille negli abissi sconfinati del gelido spazio siderale, vengono accolti da qualche parte? È possibile questa traduzione di linguaggi che già qui in terra hanno nei monti e nei fiumi i confini della loro intelligibilità? Una traduzione che, mediante pulsazioni elettriche, chiede udienza alle frontiere dell’infinito?

Ciò che innalza dagli osservatori astronomici ricorda gli strani monaci del Tibet che intonano su una sola nota una monotona preghiera dai loro monasteri rupestri. Chi osserverebbe ridere dei mulini da preghiera, purché pensi ai nostri paesaggi costellati di miriadi di ruote in movimento – a questa furibonda inquietudine che sospinge la lancetta dell’orologio e l’inarrestabile albero a gomiti dell’aeroplano? Dolce e periglioso oppio della velocità!

Ma non è forse vero che nel centro della ruota, nel suo punto più interno, si nasconde la calma assoluta? La calma é il linguaggio primitivo della velocità. Quali che siano le traduzioni di tale linguaggio dalle quali si possa sviluppare la velocità, ciascuno di quei gradi di sviluppo può essere soltanto la traduzione del linguaggio primitivo, ma l’uomo, deve intendere la propria lingua?

Vedi, tu getti i tuoi sguardi quaggiù, sulle nostre città. Prima di esse, tu hai veduto altri tipi di città, e altre ne vedrai dopo di esse. Ci sono strade strette e tortuose che il caso sembra aver tracciato e fiancheggiato con edifici nel corso dei tempi, così come i campi di un terreno agricolo sono solcati da linee di suddivisione ereditaria ormai dimenticate da lungo tempo. Altre sono dritte e larghe, e il loro tracciato è opera di sovrani e di grandi architetti urbani, i reperti fossili di epoche e razze diverse si aggregano e s’incorporano l’un nell’altro in un coacervo di elementi molteplici. La geologia dell’anima umana è una scienza a sé stante. Tra le chiese e gli edifici del potere statale, tra le ville e le case d’affitto simili a caserme, tra i bazar e i locali di svago e di piacere, tra le stazioni ferroviarie e i quartieri industriali, la vita snoda i suoi circuiti; ciò che conta è il traffico e il commercio, la solitudine é un evento straordinario.

Eppure, da una così grande altezza questi giganteschi depositi di energie organiche e meccaniche assumono un’altra sembianza. Neppure un occhio che li osservi mediante il più potente cannocchiale e con visione nitida e ravvicinata potrebbe sottrarsi a quell’impresa di grande diversità. Più precisamente: le cose non si modificano agli occhi di chi è sopra di esse e le osserva, ma mettono in mostra un altro lato della loro realtà. Con questa differenza, che nasce dall’allontanarsi dell’immagine, si fonde la diversità dei tempi. A fusione avvenuta, noi non riusciamo più a vedere che le chiese e i castelli hanno mille anni di storia mentre i negozi e le fabbriche sono di ieri; balza in primo piano ciò che potremmo chiamare il loro modello unificante – la comune struttura cristallina nella quale è precipitata la materia prima. Anche dell’incommensurabile molteplicità dei fini e dei moti che tutto ciò implica, l’occhio non percepisce nulla. Ecco laggiù due uomini che corrono l’uno accanto all’altro e passano oltre, due mondi ciascuno per sé, e un rione della città può essere più lontano da un’altro di quanto il Polo Nord è lontano dal Polo Sud. Ma dal tuo punto di vista, da te che sei già un essere cosmico e tuttavia ancora una parte della nostra terra, il tutto è percepito nella sua condizione di assoluta calma, simile all’immagine di isolamento che si forma dai sommovimenti vulcanici e dai fuggevoli succhi e umori di questa vita. O perenne e sempre rinnovata meraviglia di questo spettacolo, come cresci, forma intorno a forma, dalla diversità, dall’ostilità dei tempi e degli spazi. E’ ciò che io chiamo la più profonda fraternità della vita, che attrae in sé e assorbe ogni inimicizia.

Ma quaggiù raramente è concesso di vedere il fine far tutt’uno con il significato. E tuttavia il nostro supremo sforzo giova a quello sguardo stereoscopico che abbraccia le cose nella loro più segreta e statica corporeità. Il necessario è una dimensione particolare. In essa viviamo, e noi soltanto possiamo, e soltanto nell’essere significante, osservare le sue proiezioni. Esistono segni, simboli, allegorie e chiavi decifratorie di vario tipo – siamo simili al cieco che certamente non può veder nulla ma ha nozione della luce nella sua confusa e ovattata qualità di colore.

Anche questo si osservi: per un occhio che vede, ogni movimento del cieco si compie nella luce, mentre il cieco in sé è avvolto da eterna oscurità. Così noi: mai abbiamo veduto il nostro volto riflesso in specchi più atemporali di quello descritto. In modo analogo, parliamo una lingua il cui significato a noi stessi non suona del tutto convincente: una lingua di cui ogni sillaba è ad un tempo effimera ed imperitura. Simboli e segni del fatto che a noi, malgrado tutto, e’ data coscienza del nostro valore. Essi sono, da un lato, proiezioni di forme che emergono da una dimensione nascosta, ma sotto un altro aspetto sono riflettori con cui lanciamo nell’ignoto i nostri segnali, scritti in un linguaggio gradito agli dei. Questi enigmatici svaghi, questa catena di mirabili sforzi in cui consiste il nucleo della nostra storia – storia di battaglie tra uomini e dei – sono le unica realtà che rendano l’uomo di studio degno di esistere.

Il vero paragone è questo: osservare le cose secondo la loro collocazione nello spazio necessario significa esercitare con mirabile tecnica l’arte del tiro a segno. La sua base è la comune espressione dell’esssenziale, il suo vertice è l’essenziale in sé.

E’ una specie di trigonometria superiore, il cui oggettivo è la misurazione delle invisibili stelle fisse”.

Luigi Aversa: Professore ordinario di Psicologia dinamica all’Università di Roma “La Sapienza” e successivamente a “Tor Vergata”, il Prof. Aversa è fondatore della Società Italiana di Psichiatria Trans-culturale. Ha pubblicato diversi lavori di etnopsichiatria e ha esaminato in profondità il problema dell’influenza della filosofia ermeneutica sul pensiero psicoanalitico. Studioso della religiosità induista, ha conosciuto personalmente il celebre Maestro Jiddu Krishnamurti, ai cui insegnamenti ha dedicato vari saggi e conferenze.

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. L'attuale stato della coscienza umana. Con Luigi Aversa.

 

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