L’opinionista! L’uomo della strada - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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Dom, Giu

L’opinionista! L’uomo della strada

Il senso della vita
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Marcus Tullius Cicero (Marco Tullio Cicerone)
Marcus Tullius Cicero (Marco Tullio Cicerone)

 

Attraverso l’esperienza maturata sul campo di battaglia nell’organizzare da circa un trentennio cicli di conferenze annuali su tematiche diverse, di anno in anno, nascono spontanee le prossime considerazioni che desideriamo condividere con voi. Innanzi tutto occorre soffermarsi e rendere noto che cicli di conferenze annuali su Natura e cultura, L’immagine del mondo, La menzogna, Il Crimine, Cultura e Censura, Il coraggio (la Maggior parte dei relatori esordiva dicendo: "Ne sono privo! Come farò a parlarne?") faranno si che dopo aver dibattuto, con professionisti e studiosi, questi temi per un anno ed avendo pubblicato un volume seguente, il nostro rapporto con questi argomenti, sarà più familiare e avremo scoperto le insidie e le insinuazioni, nascoste a macchia di leopardo, in vari campi dello scibile.

Si inizia, inoltre, a cogliere i vari inganni nascosti nel mondo e nella vita, ma soprattutto nella cultura che viene manipolata per formare pensieri errati e spesso deviati!

Chi trova poi piacere nella lettura di romanzi, saggi di fantascienza, sul mondo della tecnica, sulle arti militari, sulla filosofie e le storie della religione non si sarà sicuramente trovato impreparato, lo scorso marzo, con l’avvento della pandemia, ma semmai sorpreso di trovarsi a vivere e perciò protagonista di un mondo di cui aveva sempre letto! Chi ha avuto familiarità con i libri di Orwell, Huxley, dei fratelli Jünger l’arrivo della pandemia è conciso anche e sopratutto con la discesa in campo del Grande Fratello, non quello della omonima serie Tv, per intendersi, che prima dirigeva le fila dalla panchina.

Dalla televisione sono stati dati ordini e tuttora vengono dati ordini al "lavoratore o operaio" che dir si voglia. Ma questi ordini del grande fratello erano già iniziati da tanto tempo...

Cicerone, che scrisse la maggior parte della sue opere durante l’allontanamento dalla vita pubblica, nel corso della dittatura, docet! Cicerone ci insegna due cose principalmente a noi figli dell’era della tecnica; che se già ai suoi tempi mancavano buoni scrittori ed oratori ancor più nella nostra epoca dove si parla - grazie anche all’avvento della digitalizzazione- di analfabetismo di ritorno. Diviene sempre più complicata la comprensione di un testo e la capacità di parlarne e scriverne in modo compiuto. Si usa in gergo l’espressione del ritorno dell’età barbarica.

Cicerone, fecondo oratore e uomo di legge, celebrava il valore della parola come tratto distintivo dell’uomo e come mezzo fondamentale della ragione. Per Cicerone la parola era lo strumento principe, quello attraverso il quale l’individuo realizza ed esalta se stesso, fonda su solide basi il rapporto con l’altro e fornisce il proprio contributo al miglioramento della società.

Per Cicerone l’arte di comunicare non può prescindere da ampie conoscenze e da una riflessione etica; essa, inoltre, è una virtù che non può essere fruita nell’isolamento, ma si mette a servizio della comunità. Pertanto il perfetto oratore, secondo Cicerone, è colui il quale esprime al massimo grado le potenzialità umane, riassumendo in sé la cultura filosofica dei saggi, la capacità comunicativa e persuasiva dell’avvocato e del politico, l’onestà del cittadino perbene che vive a servizio ed in difesa dello stato.

L’arte oratoria però non può che fiorire negli stati liberi come massima espressione della profondità di pensiero dove si alimenta grazie al dibattito politico e al confronto civile...Confronto che noi vediamo, ai nostri giorn,i non può avvenire. Tant’è vero che abbiamo due programmi uno alla tv normale ed uno su YouTube!

Due tipi di informazione totalmente differenti: uno dello Stato e dei giornali ed uno fatto ugualmente da operatori culturali, ma che non trovano spazio, voce nei canali normali!

Chi si trova a vivere, in tali realtà, può credere di essere divenuto una pallina da ping pong sbattuto su due tipi di informazione che sembrano non poter convergere...

Entrambe le vie detengono la verità ed agiscono per il bene della collettività...

Solo il riconoscimento della propria dirittura morale, del proprio senso della vita, della propria curiosità intellettuale potrà aiutare il singolo a sapere da che parte stare.

Ma a noi, oggi in modo particolare, interessa parlare del nostro numero degli Annali dedicato al tema Tempo e destino! Fu un ciclo molto duro da organizzare in quanto la società attuale ha allontanato da sé il termine destino non lo sente più se non in un incontro amoroso o in situazione veramente particolari e talvolta paradossali così come non sa dare significato e ancor meglio non si chiede neppure se il caso esista, il fato e non nota il legame che unisce necessità e destino.

Per trovare traccia di questo termine dobbiamo andare a riscovare e scomodare gli antichi e gli astrologi...

A parlare di destino con Voi, oggi, saranno due importanti protagonisti culturali degli scenari del '900 Giuseppe Lippi con il suo saggio sagace su Tempo e destino ( dell’uomo della strada) nella macchina del tempo di H. G. Wells e Gianni Vannoni con un racconto, Il destino di Karmyn - ha.

Nel primo scritto la penna feconda ed il pensiero vivido del Lippi ci porta a comprendere che le questioni di fondo legate all’esistenza umana siano divenute tabù!

La gente desidera, oramai da anni, leggerezza e non più pensare! Perché pensare? Genera guai... Problemi seri anziché aiutarli a risolverli...

Chi pensa più se vi siano più mondi, ad esempio? Lo scienziato si dedica soltanto al tangibile e dimostrabile ed il filosofo puro non esiste più e se si trova, per caso, dice il Lippi è costernato!

Oramai il protagonista della cultura non è più l’intellettuale, ma l’uomo della strada, il layman. L’opinione di costui non è forgiata dal pensiero autonomo né da conoscenze di prima mano, ma dai mezzi di comunicazione: proprio per questo si è abituato a ragionare poco, a non interrogarsi e a tenersi lontano da un bagaglio che non sia puramente tecnico. Un soggetto del genere( ammesso che di soggetto si possa parlare e non di semplice oggetto) non è neppure l’ ignorante saggio di una volta, che, come il pecoraio di Teodoro Giuttari, può arrivare all’intelligenza da solo, grazie alle doti di curiosità e finezza di mente che gli sono proprie per tradizione. Infatti, prerequisito per compiere un tale percorso è appunto l’ignorare, attitudine che l’uomo integrato disprezza e allontana da sé...

Ricordiamoci, inoltre, che esiste una forma di pensiero che si chiama speculativo... Il quadro attuale è catastrofico dato che vi è il rifiuto di pensare... Ma non vogliamo derubarvi del gusto di leggere il saggio del Lippi che ci propone un salva vita sicuramente senza effetti collaterali né a breve né a lunga distanza...

Il Vannoni nel suo scritto, invece, ci porterà in un altro mondo. Sarà il protagonista che dal pianeta Terra, chiamato mondo 48, dovrà recarsi in missione su di un altro pianeta per trovare la formula della felicità.

Ci trasferirà in un mondo dove i robot sono i tassisti, che guidano veloci grazie ad un nuovo programma, dove gli abitanti del pianeta riconoscono la loro origine dall’acqua e non dalla terra. Dove esseri ibridi, clonati, zombificati sono i protagonisti insieme ai cyborg del racconto dove il lettore attento, pertinente, intelligente e sarcastico, dotato di buon senso, spiritualità e conoscenza storica non può che notare le varie allusioni dirette e pertinenti a questi a quelli indirizzi ed altri dello scibile umano...

E ci viene da chiederci spontaneamente nel corso della lettura di tale brano, se esseri zombifati e clonati non esistano già nel mondo 48 a cui apparteniamo, quando troviamo gente con cui non possiamo discorrere e ragionare perché chiusa coi paraocchi e quando vediamo politici, scrittori,artisti cambiare radicalmente parere, idea, credo. Non sappiamo se in loro agisca soltanto il frutto di convenienti e oculate scelte opportunistiche oppure manipolazioni occulte...

Si sa che nel passato molti non gradivano essere fotografati perché la loro anima poteva essere minacciata da persone in grado di agire per il male.

Chi invece ha conoscenze del mondo, delle persone di colore, di Haiti, di Cuba, sa che esistono le zombificazioni... Solo "False credenze" frutto di quei popoli e della loro cultura e rituali? E gli ibridi poi?

Nel racconto troviamo il giornalista cetriolo: un ibrido per eccellenza...

Ma, se dopo le ibridazioni dei fiori come ad esempio l’Iris, delle altre piante, la clonazione della pecora Dolly, il prossimo passo fossimo noi? Solo fantasia e fantascienza?

D’altronde il sogno umano è sempre stato raggiungere la perfezione! Essere perfetti! E visto che l’uomo da sé non può esserlo e non riconosce più un Dio creatore un Paradiso Celeste, ma si considera lui stesso Dio e cerca di ricostruire in Terra un Paradiso, unico mezzo a sua disposizione è ricorrere alla tecnica.

Dopo il cane con il pedigree troveremo l’uomo automa uguale!

Ma tutto questo solo se sarà parte del nostro destino! Perché il nostro parlare, divagare nasce dal numero degli Annali su Tempo e destino del 2012 e concludiamo con le parole del Vannoni che nel testo ci parla anche dell’istituto delle virtù anagogiche che sarebbe bello frequentare sopratutto in questo anno che si celebra Dante e che a suo tempo ci insegnò con questi versi: fatti non foste per viver come bruti, ma per conseguir virtute e canoscenza ed il suo viaggio in realtà fu un viaggio iniziatico... E riprendendo Vannoni: "gli dei percepiscono le cose future, gli uomini quelle presenti, i sapienti ciò che si avvicina" e sapienti sono stati il Lippi ed il Vannoni che hanno saputo rendere presente, già da tempo, il nostro futuro imminente. 

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