Apocalisse. Parte sesta
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Apocalisse. Parte sesta

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Apocalisse. Parte sesta
Apocalisse. Parte sesta

 

(di Antonella Tommaselli)

Si arriva in spiaggia, in una giornata luminosa, dove un fresco venticello soffia dolcemente. Ci si sorprende ad osservare il paesaggio che si conosce abbastanza bene per assidua frequentazione del luogo negli anni. Ci si siede comodamente all’ombra e si osserva ciò che si para innanzi come fosse per la prima volta.

Sembra di essere di fronte ad un libro letto molte volte, ma dove i contenuti non sono parsi mai molto chiari fino al presente momento. Filtra una luce diversa, in questo paesaggio, che si fa penetrante, ma non anestetizzante. Ciò che l’occhio osserva entra nel corpo. Sembra vi sia una corrente balsamica che rende vivi. Uno si sente sereno, traboccante di una gioia irrefrenabile ed inarrestabile. Il colore predominante, nel paesaggio, è l’azzurro declinato attraverso molteplici tonalità ed intensità. Vi è l’azzurro del cielo che si unisce al mare vasto e profondo e quest’ultimo si mostra trasparente. Rivela le infinite pietruzze ricolme di minerali a riva. Talune sembrano pepite d’oro che rilucono al sole. In lontananza, all’orizzonte, si stagliano nitide due isole del mediterraneo. Entrambe vulcaniche ed è proprio il vulcano ad apparire assai chiaro. Sappiamo inoltre che un grande vulcano attivo è presente in mare. Il più grande d’Europa. I due vulcani sembrano mansueti. Non hanno un vertice, ma un cratere nella loro sommità. I fianchi paiono di montagne. Vi si può camminare. Vi sono sentieri e strade… Questi due vulcani emettono lapilli di tanto in tanto. Un pensiero balena nella testa. Non è la stessa cosa finire in un cratere anziché sostare su una vetta montana. E’ fatica cimentarsi nell’ascesa di ambo i luoghi, ma l’apice è di natura assai diversa così come ciò che si può mirare stando nei pressi e respirare… la qualità dell’aria che, entra nei polmoni, è di natura molto differente.

Vi è una piccola laguna, in questo luogo, circondata da eucalipti, pini, qualche salice piangente e pioppi. Stare in questa radura è inebriante. Da lontano, al crepuscolo, pare un’ombra irriconoscibile ed inquietante. La luce porta a conoscere, esplorare il luogo, il buio a temerlo.

Sopraggiunge il tramonto. L’aria pura circonda il sole in procinto di salutare il giorno. Si affronta il suo disco solare, lo si fissa attratti ed al contempo stupiti, come di fronte ad un prodigio che fa dubitare di sé stessi e delle proprie capacità critiche. Ci si sente “storditi ”, quasi in preda ad una allucinazione visiva, senza aver utilizzato nessun apritore di porte di percezione sensoriale. Il sole improvvisamente vibra come un cuore, pulsa. Cambia di colore divenendo quasi fucsia. Di punto in bianco il disco solare oltre a muoversi ritmicamente, vibrando, entra, come roteando, in un qualcosa di simile ad un cilindro, del mondo terrestre, e poi riesce… Sembra assumere più dimensioni fino a quando improvvisamente si blocca, si arresta, tornando allo stato normale di quiete ed assume il suo colore abituale. Nelle vicinanze del sole appaiono quasi impercettibilmente, sottilmente altri piccoli cerchi concentrici e in lontananza un residuo denso quasi bianco. Non si sa dare risposta a ciò che si è visto e questo provoca un certo turbamento e scuotimento anche se una gioia ancor più grande si rinnova. Ci si sente partecipi di un cosmo vivente e alla stessa nostra vita. Si, siamo parte di un infinito ordinato, consapevole, coerente. Ogni anello è concatenato ad altro anello…

Queste sensazioni vivono di parole. Mancano le conoscenze di molti termini appropriati e quindi le possibilità di comprensione di realtà più complesse. L’assenza di conoscenza della parola appropriata, idonea, porta ad una consequenziale assenza di descrizione e possibilità di avvicinamento a realtà invisibili, ma non per questo assenti …

Si apre il libro dell’Apocalisse. Il termine apocalisse significa: rivelazione. Nel prologo è scritto quanto segue:

“Rivelazione di Gesù Cristo, al quale Dio lo consegnò ai suoi servi per mostrare le cose che dovranno accadere tra breve. Ed egli la manifestò per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni, il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscano le cose che vi sono scritte: il tempo è infatti vicino”.

Nel libro vi sono vari ammonimenti per l’uomo di fede, per il credente per vivere, affrontare la “grande tribolazione” e non solo… Sembra un vademecum per il credente per passare anche alla vita futura, alla vita che verrà… Uno di questi avvertimenti è lo stare svegli, vigili, attenti! E’ uno stato dell’essere fondamentale per passare attraverso la grande tribolazione e non solo. Altra raccomandazione indossare la veste candida, pura, non macchiata, immacolata, lavata nel sangue dell’Agnello. Non è compito del mondo di Eumeswil commentare le Sacre Scritture. Sicuramente esercitano, più uno si addentra nel testo, un grande fascino e richiamo. Sembrano assumere sempre più significati ed attualità. Per attualità si intende paiono essere di aiuto sempre più nell’hic et nunc, per vivere il presente pienamente.

Il Rev. don Curzio Nitoglia proseguirà, nel video che vi proponiamo, la spiegazione di alcune parti del Canone. Sarà la sesta ed ultima lezione in merito a tale tema.

Il Rev. don Curzio Nitoglia ci metterà in guardia di fronte al pericolo, al pericolo sempre incombente. Ci metterà in risalto le difficoltà da affrontare, cosa dover riconoscere ed in che modo. Con linguaggio chiaro e puntuale ribadisce alcuni nodi cruciali, complessi, fondamentali del libro. Ci mette in uno stato di vigilanza. Ci aiuta a non essere colti dall’ansia. Ci consola e ci esorta a vivere nello stato di grazia. Stato che è dono, ma che va pure meritato e goduto.

Un Maestro dell’arte dell’attenzione, le sue tecniche, pratiche ed esercizi vertono proprio su questo, si augurava per gli umani di vivere un ampliato senso di “paura della morte” non per vedere tutti in preda ad attacchi di panico, ma perché è l’unico modo,secondo lui, oramai, di questi tempi, per cercare come superare tale pericolo incombente sulla testa di ogni vivente cosciente e consapevole. Questo è uno dei pochi espedienti rimasti, in un essere sano, per ricercare una possibile pratica per calpestare la morte e sondare, imboccare una via di salvezza, una via “del risveglio”.

Si deve iniziare da uno stadio di vita immersa nelle acque del presente contradditorio, abbandonando la corrente naturale ed intraprendere quella dei salmoni che sanno nuotare controcorrente per poi ritrovari a fluire nelle acque della divina Provvidenza e in quelle del domani. Tutto però è a partire da ora, immediatamente, subito perché sappiamo che tutto può dissolversi in un lampo… Le odierne culture ci allontanano, in molti casi, dal decifrare una via di crescita interiore che delinea, fa comprendere Dio e lo rende presente. In molti casi si tende a voler conoscere il pelo nell’uovo ma non tentare di decifrare il criptato mistero dell’esistenza per quanto possibile a ciascun essere umano, nella sua misura e grado.

Gurdjieff usa un linguaggio complesso ed astruso che favorisce il ricordo di ciò che viene letto, bisogna però sapere che vede l’uomo in cammino, capace di attraversare vari stadi di esso e molto indietro spiritualmente in confronto ai precedenti viventi perché le qualità della vita sul pianeta terra sono peggiorate e non migliorate:

“Finché rimarremo passivi, non solo saremo costretti ad essere puri e semplici strumenti al servizio delle “creazioni involutive” della Natura, ma dovremo anche sottometterci come schiavi per il resto della nostra vita al capriccio degli avvenimenti più ciechi”.

Resta un mistero come un uomo che, ha paura e grida, se vede un topolino, non si agiti al pensiero che prima o poi dovrà lasciare la terra, il pianeta Terra e non cerchi di sopravvivere a questa evenienza inevitabile. Cerchi solo farmaci, cure mediche e non consolazioni per l’anima…

Quando il pensiero della possibile fine subentra e prende vita la nostra esistenza inizia a mutare. Inizia una ricerca. Si tenta di superare la paura della morte e ci si addentra nei sentieri dei ricercatori spirituali che hanno lasciato le loro orme… Ci ricordano che esistono “vie superiori” di conoscenza attraverso le quali uno può accedere al Regno Eterno che sente pulsare dentro quando la pratica contemplativa prende avvio serenamente e seriamente.

Durante un viaggio in Sinai il nostro autore di riferimento annota molte riflessioni…Vi proponiamo un brevissimo passaggio.

Ernst Jünger:

“(…) E’ difficile comprendere le ragioni alla base dei grandi tramonti; non è stato levato il sipario dietro al quale la percezione si muove in un’altra dimensione. Essa è più simile al mondo del sogno che ha quello della veglia.

Nel suo commento Delitzsch definisce il libro della Genesi un “mare di sapere non ancora esaurito”, e si potrebbe aggiungere che forse è inesauribile. Ciò le si confà, poichè tale libro, da sempre, ha persuaso i credenti, entusiasmato gli artisti e offerto agli eruditi materia di riflessione e poichè esso, al tempo stesso, ha suscitato terrore e sgomento come abisso a cui l’intelletto quasi non osava avvicinarsi.

Le visioni (Anschauung) di Dante, Michelangelo, Milton, Klopstock e Händel si avvicinano a tale mistero più delle questioni continuamente sollevate sin dall’antichità riguardo al libro della Genesi da laici e teologi, pensatori ortodossi e illuministici, fanatici ed eretici, filologi, storici, mitologi e critici in modo di volta in volta conforme al loro tempo, alle loro opinioni e ai loro scopi.

In questo senso, è particolarmente sottile l’ipotesi documentale, il cui fondatore, in epoca moderna fu Astruc, il chirurgo di Luigi XIV. Come scrisse Goethe, egli “usò il bisturi e la sonda nella sua interpretazione del Pentateuco”. In un trattato pubblicato a Bruxelles nel 1753 cercò di dimostrare che Mosè ricavò il libro della Genesi dall’unione di due fonti principali, avvalendosi di altri dieci scritti.

Accanto a questa ipotesi documentale, che attirò l’attenzione anche di Herder, sorse l’ipotesi frammentaria, secondo la quale il Pentateuco è un mosaico derivante dalla fusione di passi di diversi autori. L’ipotesi supplentare cerca di ordinare in modo cronologico questa molteplicità di documenti, ipotizzando che sia esistita una “fonte” che ha subito revisioni e interpolazioni. Ciò suona plausibile dato che un processo, storicamente non determinabile, di trasmissione orale deve aver preceduto la fase della trascrizione.

Al contrario Delitzsch, come Ranke, si richiama all’unità vivente della scrittura. La sua forza persuasiva fa impallidire datazioni e ricostruzioni. Questo è il criterio che determina anche il rapporto esistente tra la grande opera ed i critici. Anche in questo caso, come sempre quando emergono dubbi, Hamann rimane fermo nei suoi giudizi. Egli riflette sul rapporto tra origine e scienza (Ursprung und Wissenschaft) in molti passi delle sue opere, e in particolare in quelle incentrati sull’Apocalisse:

“Proprio come ogni forma di irragionevolezza presuppone l’esistenza della ragione e il suo abuso, così tutte le religioni fanno riferimento alla fede nell’esistenza di una sola verità autonoma vivente, che, come la nostra vita, deve essere più antica del nostro intelletto e che, di conseguenza, può essere conosciuta non per mezzo della genesi di quest’ultimo, ma grazie alla sua vivente rivelazione. Dato che (proseguendo le nostre riflessioni sul significato della parola “durante”) la nostra ragione trae i suoi concetti dai rapporti esterni esistenti tra cose visibili, sensibili e instabili, il fondamento della religione consiste nella nostra vita nel suo complesso e al di fuori delle nostre capacità cognitive, che, considerate insieme, costituiscono la forma più casuale e astratta della nostra esistenza. Di qui quella vena mitica e poetica presente in tutte le religioni, la loro follia e il loro carattere irritante che esse hanno agli occhi di una filosofia eterogenea, incompetente, gelida e anemica che, in modo impudente, attribuisce alle sue arti pedagogiche la missione superiore del nostro dominio sulla terra”.

A.T. del mondo di Eumeswil

VIDEO. Apocalisse. Parte sesta. Con Reverendo don Curzio Nitoglia

 

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