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Gio, Apr

Lamberti a Vezzali: "Per lo sport azioni strutturali, non elemosine"

Sport
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"Fermi per sei mesi continuativi e non sappiamo cosa accadrà a maggio ma la vedo male. Molti gestori di impianti sportivi falliranno, la situazione è drammatica". Lo dice all'Adnkronos Giorgio Lamberti, primo oro mondiale del nuoto italiano e ultimamente tornato suo malgrado all'attenzione delle cronache per il suo ricovero in reparto subintensivo dopo aver contratto il Covid. "Ora sto meglio -fa sapere-, ma faccio due passi e ho il fiatone. Ci metterò mesi a uscirne". 

Lamberti fa un appello rivolgendosi direttamente alla nuova sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali: "Siamo nell'attesa che diventi operativa, sappiamo che è arrivata in corsa in piena tempesta perfetta, ma conosce lo sport come poche persone: ci servono proposte funzionali e non elemosine. Un segno importante sarebbe ridarci dignità e far riconoscere all'Agenzia delle Entrate che l'attività caratteristica deve rientrare nel conteggio". Altrimenti "i duemila euro vengano erogati alla Caritas: noi ne abbiamo perso centinaia di migliaia, o arriva aiuto vero oppure è elemosina e non ci serve".  

Con l'ultimo decreto per i rimborsi, spiega Lamberti, si è creata una situazione che definisce "umiliante. Ancora una volta, a meno che non correggano la misura, nel conteggio dei ristori l'Agenzia andrebbe a stralciare l''attività caratteristica' cioè i ricavi da iscrizioni e abbonamenti. Che sono la motivazione esistenziale di ogni società sportiva e rappresentano l'80-90% dei ricavi di una società che conduce un impianto sportivo".  

Lamberti oggi è alla guida di una società che gestisce 4 piscine: "Il mio primo ristoro è stato di 4.000, insignificante, bastava solo per i prodotti da toilette. Oggi sarebbe ancora più basso. Così ci si sente frustrati, smarriti e umiliati, ci viene negato un rimborso semplicemente negando la ragione stessa della nostra esistenza, quella di centri sportivi che da prima della culla con i corsi preparto alla vecchiaia e alla disabilità danno il beneficio dell'attività natatoria a oltre 5 milioni di italiani". Una fetta di società, sottolinea, che "sa cos'è il benessere psicofisico. Ora, vederci stralciare la parte per cui noi esistiamo come se fossimo aziende che costruiscono oggetti è assurdo. Qui, negli impianti sportivi, c'è l'origine della salute della persona".  

"Solo la mia struttura ha perso intorno al 60% e oltre: 6-700mila euro e parlo esclusivamente di spese vive perché la gestione è ferma -continua Lamberti-. Ci sono gruppi che hanno perso milioni. Io gestisco appena quattro strutture, figurarsi quelli grandi che ne gestiscono fino a 40. Da fuori non si capisce bene che questi impianti sono come piccole fabbriche, hanno bisogno di cura e manutenzioni costanti, anche solo a partire dagli impianti per il riscaldamento dell'acqua. E le bollette continuano a correre, al momento noi abbiamo solo fatto da custodi di un patrimonio che in massima parte è in dotazione ai comuni dunque patrimonio pubblico".  

Da persona che è entrata nell'aspetto vivo della pandemia subendo il Covid sulla propria pelle Lamberti non ha dubbi: "Ho visto cose che non avrei mai voluto vedere, sofferenza e terrore, tutto. Mi è ben presente che bisogna salvaguardare la salute. Ma dopo un anno vedere che il governo non ha ancora chiare delle reali necessità di certi mondi, come teatri o altri servizi alla persona, è umiliante", ripete. "Siamo già stati umiliati da Conte quando l'anno scorso ci disse che il mondo sportivo doveva rimettersi in riga: noi, che siamo da sempre i più attenti all'igiene. Non da oggi le piscine sono sanificate, e questo senza pensare che abbiamo cloro nell'acqua e antibatterici ovunque. Adesso avrei una certa fiducia in Draghi ma avverto la situazione come catastrofica. Per ripartire ed andare a regime, almeno chi resterà, ci metteremo due anni, e oggi siamo al palo".