Aborto, nel Lazio pillola Ru486 anche fuori da ospedale - il Centro Tirreno - Quotidiano online
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
16
Dom, Mag

Aborto, nel Lazio pillola Ru486 anche fuori da ospedale

Aborto, nel Lazio pillola Ru486 anche fuori da ospedale

Italia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Il Lazio ha recepito le nuove linee guida per l'uso della pillola abortiva Ru486 al di fuori dell'ospedale.

Aborto, nel Lazio pillola Ru486 anche fuori da ospedale
Aborto, nel Lazio pillola Ru486 anche fuori da ospedale

 

L'Associazione Luca Coscioni lo definisce "un esempio virtuoso a tutela dei diritti delle donne" e chiede che anche le "altre Regioni di adeguino" dopo che il Lazio ha recepito gli indirizzi emanati dal ministro della Salute ad agosto 2020 sull'interruzione di gravidanza con metodo farmacologico. 

Con il documento pubblicato nei giorni scorsi sul Bollettino Ufficiale della Regione, sottolinea l'Associazione, il Lazio si impegna di fatto a "rimuovere gli ostacoli all'accesso alla metodica farmacologica, nell'ottica di assicurare a tutte le donne che richiedono l'interruzione volontaria di gravidanza un servizio che tenga conto dei dati basati sulle evidenze scientifiche, di alta qualità e rispettoso dei loro diritti". 

"Accogliamo con grande soddisfazione questa determina, dopo ben 10 anni dall'introduzione del metodo farmacologico in Italia, che finalmente equipara il nostro Paese a quelli dove tale procedura viene applicata da alcuni decenni", dichiarano Filomena Gallo, avvocato e segretario dell'Associazione Coscioni, Mirella Parachini, ginecologa e vice-segretario dell'Associazione, e Anna Pompili, ginecologa di Amica (Associazione medici italiani contraccezione e aborto). 

"E' evidente - osservano Gallo, Parachini e Pompili - come l'emergenza sanitaria legata alla pandemia di Sars-CoV-2 abbia facilitato l'introduzione dei cambiamenti approvati dalla Regione Lazio, diventando essenziale la riduzione della possibilità di contagio limitando il più possibile gli accessi in ospedale. La stessa ragione che ha portato diversi Paesi europei, primi fra tutti Francia e Inghilterra, ad approvare in via transitoria una procedura totalmente da remoto, monitorizzata da servizi di telemedicina. Ora questo documento serva da esempio virtuoso per tutte le Regioni italiane e come risposta ai casi, quale quello dell'Umbria, che lo scorso anno aveva introdotto l'obbligo di ricovero ordinario per l'aborto farmacologico". 

A maggio scorso - ricorda una nota - l'Associazione Luca Coscioni, con Amica, Fp Cgil medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale di Roma e Lazio, e Fp Cgil Ufficio Politiche di genere Coordinamento donne, aveva rivolto al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e all'assessore alla Sanità, Alessio D'Amato, la richiesta di istituire un tavolo tecnico per l'elaborazione delle indicazioni per la Ivg, sia farmacologica che chirurgica, e per facilitare l'accesso alla contraccezione. 

RADICALI - "Era ora, aspettavamo questo giorno" dice all'Adnkronos il segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco. "Finalmente dopo 30 anni arriva anche l'Italia". 

"Possibile anche nel nostro Paese per le donne di scegliere se effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza tramite RU486 in regime di Day Hospital o in ambulatorio (compresi i consultori) , prevedendo l'assunzione del secondo farmaco anche a casa" ha dichiarano in una nota Marta Bonafoni e Alessandro Capriccioli rispettivamente capogruppo della Lista Civica Zingaretti e di + Europa Radicali. 

L'APPELLO DI DON ARICE - "Non lasciare sole le persone che devono decidere se portare avanti o interrompere una gravidanza. L’isolamento preoccupa sempre perché spesso accelera i processi di richiesta di morte". E' l’appello che lancia don Carmine Arice, già direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute della Cei, attraverso l’Adnkronos, dopo che la Regione Lazio ha recepito l’indirizzo del ministero della Salute per garantire la pillola abortiva anche fuori dal ricovero in ospedale. 

"Che la Chiesa sia contraria all’aborto e alla pillola abortiva non c’è nemmeno da ribadire - annota don Arice, oggi superiore generale del Cottolengo -. Ciò che è importante è che chiunque si trovi in un momento di crisi e deve decidere se portare o no avanti una gravidanza, non sia lasciato solo. Quindi che ci sia un percorso accompagnato". 

"Mi preoccupa l’isolamento sempre più grande per cui la persona, specie se adolescente, deve decidere una cosa che non è semplice e non può essere lasciata sola in questo percorso. Qui - osserva preoccupato il sacerdote per cinque anni alla guida della pastorale della Salute dei Vescovi - andiamo nella direzione di creare tutte le condizioni per cui sia più facile e possibile" andare verso una decisione di abortire "lasciando nell’isolamento le persone. In tutte le situazioni di crisi della vita - osserva don Arice - c’è questo rischio: l’isolamento accelera il processo di richieste di morte, lo vediamo anche col Covid. Siamo esseri relazionali: se lasciato soli si ha una reazione, accompagnati, spesso se non sempre, si va verso altre decisioni". 

FAMILY DAY - "Abbiamo chiesto di essere immediatamente" ascoltati "dalla Regione Lazio", dice all'Adnkronos Massimo Gandolfini, fondatore del Family Day, perché "troviamo sia la circolare del ministro Speranza, sia l'ok successivo di Zingaretti, una cosa totalmente priva di senso. Non esiste una giustificazione all'allargamento dell'utilizzo di una pillola che è mortifera per i bambini e dannosa per la donna". 

"Non c'è ragione davvero - prosegue - per potenziare l'utilizzo di questo farmaco. Siamo ovviamente contrari e faremo di tutto per rimandare indietro questa circolare perché non è accettabile". 

GAMBINO (SCIENZA & VITA) - "L’aborto diviene sempre più un fatto privato riguardante esclusivamente la donna, che può scegliere di assumere un farmaco e 'rinchiudersi' nella propria casa, lontana da una struttura sanitaria, mentre è in corso il processo di soppressione ed espulsione della vita umana che si stava sviluppando nel suo grembo: i rischi per la donna con l’aborto 'a domicilio' non possono essere sottaciuti". E' quanto afferma Alberto Gambino, presidente dell'associazione Scienza & Vita, commentando all'AdnKronos il recepimento da parte della Regione Lazio delle linee di indirizzo del ministero della Salute sulla somministrazione della pillola Ru486 anche senza ricovero ospedaliero. 

Per Gambino, "il ricorso alla pillola può sembrare, infatti, solo apparentemente uno strumento più semplice e umanitario: la donna è lasciata sola e in prima linea nel procedimento di avvelenamento con Mifepristone che porterà all’espulsione dell’embrione. Con la Ru486 non è più il personale sanitario protagonista dell’atto abortivo ma la donna stessa, con tutte le conseguenze, non trascurabili: sul piano fisico, tra cui contrazioni ed emorragie; ma anche su quello psicologico ed emotivo". 

"Si finisce per banalizzare l’evento, drammatico, dell’interruzione della gravidanza. La stessa tutela della vita, della salute e della dignità della donna esigono piuttosto un capovolgimento di prospettiva, che muova con coraggio dalla rimozione degli ostacoli di ordine sociale, economico ed esistenziale che inducono alcune donne a chiedere la soppressione della vita che portano in grembo".  

CRISTIANI EVANGELICI - "Condanniamo, con fermezza, la scelta del Lazio di garantire l’uso della pillola Ru 486, anche fuori dal ricovero ospedaliero, recependo le assurde linee di indirizzo del ministero della Salute" dichiara, in una nota, Adriano Crepaldi, presidente di Azione Cristiana Evangelica. "Il presidente Nicola Zingaretti insieme alla sinistra, che guida la Regione e il nostro Paese, attuano politiche che minacciano la natalità, mettono in pericolo la salute delle donne e contribuiscono ad una Shoah di bambini mai nati. Siamo davanti ad un ennesimo e silenzioso genocidio, avallato da una sinistra contraria ai diritti umani e sostenuto da realtà come l’associazione Luca Coscioni”. 

FRATELLI D'ITALIA - "La decisione della Regione Lazio di recepire le scellerate linee guida del ministro Speranza sulla somministrazione della pillola abortiva RU486 anche nei consultori e negli ambulatori non è una vittoria, ma una pericolosa banalizzazione dell'aborto" dichiara in una nota il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Chiara Colosimo. "È una scelta ideologica che contrasta il dettato della legge 194 e non garantisce più diritti alle donne, ma le espone maggiormente ai rischi dell'aborto farmacologico. La Regione Lazio non compie nessun passo in avanti, ma ne fa due indietro ed è vergognoso che si tenti di vendere questa decisione come una conquista". 

"Fratelli d'Italia - prosegue - continuerà a chiedere al Ministero, alla Regione e alle Istituzioni in generale di mettere in campo tutte le iniziative possibile per sostenere la famiglia, la natalità e la vita nascente. Soprattutto in questo momento nel quale l'emergenza Covid sta acutizzando le fragilità e mette a dura prova le famiglie, in particolare dal punto di vista economico". 

"Triste constatare che la sinistra preferisce sempre altre strade, apparentemente più rapide ed indolori ma che nascondono rischi più grandi, e trascuri il sostegno alla vita e alla famiglia. Un'attenzione che mi sarei aspettata dall'assessore D'Amato, in prima linea nell'emergenza sanitaria per salvare quante più vite umane". 

LEGA - "Peccato che questa ordinanza sia contro la legge 194 che dice che la pratica dell'aborto deve necessariamente esser fatta in ospedale e non certo in consultorio" commenta all'Adnkronos il senatore della Lega Simone Pillon. "Questa cosa è vietata dalla legge e avrà delle conseguenze".  

"La follia è che, quando venne approvata la legge sull'aborto nel 1978 - spiega - la stessa diceva che era un modo per garantire alle donne cure ospedaliere, che in mano alle mammane non avrebbero avuto. Di fatto, oggi la politica consegna la donna in una situazione di precarietà dal punto di vista sanitario. E' una pessima notizia per tutti". 

"Banalizzare una pratica, che comunque la si pensi comporta sofferenza per i protagonisti, non fa bene proprio a nessuno". 

UNIONE DONNE IN ITALIA - "La scelta dell'uso della Ru486, così come prevedono le linee guida del ministero della Salute, e che tutte le Regioni dovrebbero adottare, non è solo rispettosa delle donne e della loro autodeterminazione. Ma è anche una scelta assolutamente adeguata al momento drammatico che stiamo vivendo con il Covid e la pressione sugli ospedali" commenta parlando con l'Adnkronos Salute Vittoria Tola, della segreteria nazionale dell'Unione donne in Italia (Udi). "E' una scelta razionale, logica, doverosa, più economica e più rispettosa di una decisione così difficile come l'interruzione volontaria di gravidanza".  

"Quando è cominciata la pandemia - ricorda Tola - il ministero della Salute ha giustamente considerato l'interruzione volontaria di gravidanza in regime di Day hospital come una priorità indiscutibile. E si tratta di una soluzione che gran parte dei Paesi europei, come la Francia, attuano da anni senza problemi. Solo in Italia ci sono state guerre di religione, che sono guerre contro le donne". 

"Stiamo parlando semplicemente di una metodica meno invasiva - sottolinea Tola - E anche più economica per il Servizio sanitario nazionale. A condizione che si voglia applicare, nel modo dovuto, la legge dello Stato sull'interruzione volontaria di gravidanza, potenziando contemporaneamente tutto ciò che oggi non funziona sulla prevenzione. Serve cancellare la colpevolizzazione delle donne e offrire, finalmente, servizi adeguati, senza che le barriere ideologiche diventino ostacolo per l'autodeterminazione e la salute delle donne". 

Ti potrebbero interessare anche:
article-top-ads-ct-cca-002