(Adnkronos) - La Corte costituzionale ha fissato per il 18 aprile l’udienza sul caso di Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto al 41 bis e in sciopero della fame da oltre 4 mesi. L’udienza riguarda l’ordinanza della Corte d’Assise d’Appello di Torino con cui sono stati tramessi gli atti alla Consulta chiamata
Nella sostanza i giudici torinesi nell’ordinanza avevano accolto la questione di legittimità costituzionale, sollevata dalle difese, sull’attenuante rispetto al reato di strage politica per il quale la procura aveva chiesto l’ergastolo. Il tema è quello della ‘lieve entità’: per Alfredo Cospito avendo la contestazione di recidiva reiterata specifica, la legge vieta il bilanciamento e, quindi, dovrebbe essere applicata la pena dell’ergastolo. Per questo si è deciso di rinviare gli atti alla Consulta per valutare se anche nel reato di strage politica debba operare il divieto di bilanciamento oppure no.
Alfredo Cospito "ha ancora perso peso, pesa 69 chilogrammi, le condizioni di sottopeso si fanno sempre più gravi. È lucido, assolutamente determinato a continuare con lo sciopero della fame, rifiutando l’assunzione del potassio: gli ho spiegato che questa è una condizione ad altissimo rischio". Lo riferisce il medico che questa mattina ha incontrato Cospito, l'anarchico in sciopero della fame da oltre 4 mesi, attualmente ricoverato nel reparto protetto dell'ospedale San Paolo di Milano. "Non so quali saranno le decisioni e come proseguirà anche in merito a un’eventuale ipotesi di nutrizione forzata’" ha aggiunto il medico che ha aggiornato il difensore di Cospito, l'avvocato Flavio Rossi Albertini.
Intanto è stata aperta al Consiglio superiore della magistratura una pratica a tutela dei giudici che si sono occupati del caso di Cospito. La richiesta, avanzata dal gruppo di magistratura indipendente, è stata accolta dal comitato di presidenza del Csm, che ha assegnato la pratica alla prima commissione. Nella richiesta i consiglieri Paola D’Ovidio, Maria Vittoria Marchianò, Maria Luisa Mazzola, Bernadette Nicotra, Edoardo Cilenti, Eligio Paolini, Dario Scaletta, richiamavano le dichiarazioni rilasciate, all'indomani della decisione della Cassazione che ha confermato il regime del 41 bis per Cospito, da circa 4 mesi in sciopero della fame, dai suoi difensori che qualificavano "la sentenza quale 'una condanna a morte'", sottolineando come più in generale la sentenza sia "stata seguita da diffuse espressioni lesive del prestigio e dell’indipendente esercizio della giurisdizione e certamente tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento e alla credibilità della funzione giudiziaria".
Secondo gli esponenti di Mi si starebbe assistendo "ad una denigrazione generica e generalizzata dell’intera attività giurisdizionale penale con il risultato di determinare presso la pubblica opinione una delegittimazione diffusa ed indiscriminata della funzione giudiziaria svolta dai magistrati del Collegio decidente della Corte di Cassazione e più in generale nei confronti di tutti i magistrati che nelle diverse sedi si sono occupati della vicenda e sono stati raggiunti da minacce o azioni di intimidazione solo per aver esercitato nel rispetto della legge le loro funzioni".
