Violenza su donne, Padri separati: no allontanamento vittime ma strutture protette per violenti'
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Violenza su donne, Padri separati: no allontanamento vittime ma strutture protette per violenti'

Cronaca
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(Adnkronos) - No all'allontanamento in case famiglia delle donne vittime di violenze e, spesso, dei figli, ma invece una sorta di 'domicilio coatto' in strutture protette, per i mariti violenti. Non un carcere, ma una struttura in cui sarebbero

liberi ma seguiti da personale specializzato. A lanciare la proposta Giorgio Ceccarelli, presidente delle Associazioni 'Figli negati' e fondatore del movimento pacifista 'Armata dei Padri', sempre al fianco di migliaia di genitori ai quali viene portata via la prole a causa di separazioni o divorzi travagliati, in cui una delle parti cova spesso una sete di vendetta. 

"Lo Stato - precisa Ceccarelli - sino ad ora ha fallito, sia con il codice Rosso che con l'innalzamento delle pene. Quando uno è violento pensa a tutto meno che al rischio del carcere". Secondo Ceccarelli, quindi, per prevenire la violenza di genere, oltre ad un intervento immediato di fronte ad evidenti segni di violenza in un accesso al Pronto soccorso, va rovesciato il modo in cui in Italia si cerca di proteggere vittime. "Quando le donne subiscono violenze da parte dei loro conviventi - spiega Ceccarelli all'Adnkronos - vengono messe in case famiglia con i loro figli e il giudice stabilisce per l’uomo una distanza di sicurezza da rispettare. Purtroppo, però - sottolinea - l’uomo violento non ha paura della legge, né di finire in galera e spesso continua a cercare la compagna per vendicarsi; quest’uomo va disinnescato prima e solo così si hanno molte più probabilità che poi venga curato e possa riprendere una vita normale".  

Ecco perché, secondo Ceccarelli, "la soluzione non è rinchiudere le donne e i loro figli in case famiglia. In questo modo il colpevole è libero di girare , la vittima è chiusa dentro una struttura pubblica, che non è carcere ma che diventa tale non potendo uscire per pausa. Quindi si deve ribaltare il concetto: la vittima deve essere protetta e il colpevole deve essere frenato. La vittima tra i due è la moglie e dobbiamo proteggerla, piuttosto bisogna mettere gli uomini pericolosi in queste strutture di sicurezza, metterli in condizioni di non poter far del male a nessuno e di curarsi. Non è un carcere, sarebbero liberi, ma verrebbero protetti, seguiti da psicologi e psichiatri che li aiutino a capire qual è il problema. Il violento è solitario, non si sfoga, si sente perseguitato, diventa paranoico e la solitudine fa aumentare il suo stato di pericolosità. Una persona del genere la disinneschi con il dialogo, mettendola in un luogo in cui possa parlarne, sull'esempio dei gruppi di auto aiuto degli alcolisti anonimi,confrontandosi con chi ha i medesimi problemi e non lasciandola da sola a rimuginare, a pianificare piani di vendette".  

"Se vogliamo risolvere il problema della violenza contro le donne dobbiamo analizzarlo, capire perché quell’uomo è impazzito, perché è violento, perché ha fatto una strage. Le persone non sono numeri, non possiamo ridurre il tutto a un assassino in più o una vittima in più, c’è un mondo dietro da prevenire".  

"Va ovviamente condannato anche il fenomeno delle false denunce, di tutte quelle donne che per ripicca o vendetta si inventano di sana pianta di essere state maltrattate o violentate dai mariti, che li accusano di pedofilia, denunce che finiscono per far del male alle donne che hanno subito violenza. Questi casi vanno individuati e determinate persone vanno punite severamente, la legge non può farla passare franca, perché altrimenti ci saranno tante altre donne che penseranno di poter far del male a un uomo senza rischiare nulla. "Ovviamente - conclude - una legge simile avrebbe valore per entrambi i generi, siano uomini o donne la violenza non è mai una soluzione". 

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