(Adnkronos) - Dai furti d'identità per accedere a mutui o finanziamenti, alla rivendita di dati e informazioni personali sul darkweb. Il fenomeno dei cybercrime, declinato nelle tre tipologie più usate, quella dello smishing, del
phishing e del ramnsonware, è sempre più diffuso in tutta Italia, tanto che - spiega all'Adnkronos la Dr.ssa Barbara Strappato Direttore della Prima Divisione del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni - "nel 2022 i casi trattati sono stati più di 23mila, mentre le persone indagate 5mila e 600". Dati che trovano una riconferma anche nel primo trimestre del 2023. "La tendenza è quella dello scorso anno, si parla di una tipologia di reato molto utilizzata e varia che può essere classificata in tre tipologie, che riguardano nello specifico l'identità del truffatore".
In alcuni casi, infatti, l'identità del truffatore non ha importanza ai fini della truffa, mentre in altri è fondamentale. "Talvolta, l’identità assunta dal truffatore ha un’importanza ridotta ai fini dell’illecito, tanto che può coincidere con quella reale - spiega Strappato - in altri, invece il truffatore conosce l'organizzazione a cui la vittima fa riferimento ed usa un'identità particolare. Nei restanti casi, invece - e sono la gran parte delle truffe - l'identità fittizia dichiarata è delle poste, delle banche, dell'istituto di credito, ed è rivolta alla vittima specifica, l'utente di banche poste etc. Questo tipo di truffa è classificata come frode informatica, punibile con l'articolo 640 ter del Codice Penale".
Il fenomeno più diffuso, racconta Strappato è lo smishing. "Facendo riferimento ai dati, nel 2022 abbiamo un furto d'identità digitale effettuato nel 64% dei casi con lo smishing, il famoso messaggino telefonico che, confrontando i primi otto mesi di quest'anno con quelli dell'anno precedente, sta subendo perfino un lieve aumento. Tuttavia, il furto d'identità digitale viene commesso anche attraverso phishing e ramnsonware, due modalità nelle quali si acquisiscono informazioni sensibili degli utenti come password, utenze del cellulare, codici fiscali, numeri di carte d'identità o carte di credito. Informazioni che poi vengono riutilizzate in diversi modi: i truffatori assumono l'identità delle vittime per perpetrare altri furti, ad esempio, oppure le identità vengono rivendute a terzi per scopi illeciti".
I dati sono la cosa più venduta nel darkweb, specifica Strappato. "L'utilizzo di queste informazioni consente agli autori delle truffe di effettuare acquisti online, accedere ad informazioni sanitarie o finanziarie, accendere mutui, richiedere finanziamenti, intraprendere azioni legali a nome ovviamente delle vittime del reato; tra le tipologie più diffuse abbiamo la clonazione dell'identità di un soggetto, il furto dell'identità finanziaria, allo scopo di utilizzare i dati identificativi di un utente che, ovviamente, può essere sia una persona fisica che una società e questo per ottenere crediti, prestiti, aprire nuovi conti correnti".
Infine, conclude Strappato, "il furto dell'identità può essere usato per compiere atti di natura illecita, come se fosse stata la vittima a compierli; inoltre, il furto dei dati personali degli utenti vengono combinati per costruire in tutto - o in parte - nuove identità per rispondere alle esigenze dei criminali. Anche questa dei dati sanitari è una cosa che abbiamo riscontrato molto e sono finalizzate a ottenere prestazioni mediche, e poi c'è l'appropriazione dell'identità delle persone defunte: ci si sostituisce a una persona che non c'è più e lo si fa attraverso utenza cellulare, piattaforme web, magari anche per compiere atti di disinformazione".
