(Adnkronos) - No alla donna sacerdotessa nella Chiesa cattolica "perché non le spetta il principio petrino, bensì quello mariano, che è più importante". Lo sottolinea Papa Francesco in un libro intervista -edito da
Salani (da oggi in libreria) - ‘Non sei solo. Sfide, risposte, speranze’ scritto da Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin.
"È un problema teologico. Credo che menomeremmo l'essenza della Chiesa se considerassimo solo il ministero sacerdotale, ossia la via ministeriale. Potremmo dire che la via ministeriale è quella della Chiesa petrina (di Pietro) o, detto altrimenti, il principio petrino è quello della ministerialità. Esiste però un altro principio, ancora più importante, ossia il principio mariano, che riguarda la femminilità nella Chiesa, la quale vi si rispecchia perché è donna ed è sposa. E a sua volta la dignità della donna si vede riflessa in questa realtà. Una Chiesa fondata sul solo principio petrino sarebbe una Chiesa ridotta alla ministerialità. Ma la Chiesa è più di un ministero, è tutto il popolo di Dio", sottolinea il Papa nel libro intervista che esce a pochi giorni dalla conclusione del Sinodo dei Vescovi che non si esaurirà quest’anno ma ad ottobre 2024.
"C'è poi un terzo cammino, non di natura teologica, che è quello amministrativo, nel quale ritengo vada dato più spazio alle donne. I posti del Vaticano dove abbiamo messo delle donne stanno funzionando meglio: il Consiglio per l’Economia, per esempio, formato da otto cardinali e sette membri laici, di cui sei sono donne. È una rivoluzione", ribadisce Bergoglio.
Nel libro intervista, Bergoglio sottolinea che "il fatto che la donna non acceda alla vita ministeriale non è una privazione, perché il suo posto è molto più importante. Credo che nella nostra catechesi sbagliamo a spiegare queste cose e, in ultima analisi, ci rifacciamo a un criterio amministrativo che alla lunga non funziona".
Però non esclude la possibilità che ci siano delle diaconesse. Tanto che ha formato una commissione apposita. "Le superiore generali delle congregazioni di tutto il mondo, in un incontro del 2016, - ricorda il Papa- mi proposero di creare una commissione per studiare questa possibilità, sulla base di un precedente, ossia che nella Chiesa delle origini esistevano le diaconesse. Il problema, come ammettevano loro stesse, è che non si sa con certezza se fossero diaconesse o collaboratrici che non avevano ricevuto l’ordine sacro. Non è una questione irrilevante perché l’ordine sacro è riservato agli uomini. Ricordiamo che il diaconato è il primo grado dell’ordine sacro nella Chiesa cattolica, seguito dal sacerdozio e infine dall’episcopato. I diaconi possono predicare, amministrare il battesimo, officiare matrimoni e impartire benedizioni, ma non possono celebrare messa, confessare né dare l’estrema unzione".
Al Pontefice viene fatto notare che la commissione non ha fatto molti passi avanti: "Il problema è che c’erano opinioni diverse sul fatto che avessero o meno il sacramento dell’ordine, sebbene ci fossero stati accordi parziali e si fosse convenuto di proseguire i lavori, ognuno nel proprio Paese. Nell’ottobre del 2019 il Sinodo dell’Amazzonia avanzò la proposta, votata da due terzi dei suoi membri, di portare avanti lo studio del diaconato femminile. All'inizio del 2020 ho rilanciato la commissione con in testa il cardinale italiano Giuseppe Petrocchi, un segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede e dieci membri, cinque donne e cinque uomini. Se il punto nodale è sapere se le donne venivano ordinate oppure no, potrebbero anche essere cardinali perché, a ben vedere, non serve l’ordine sacro per diventarlo... È vero: il cardinalato non è collegato al sacramento dell’ordine, bensì alla funzione di consigliere del papa".
