(Adnkronos) - Le diseguaglianze di salute, su base sociale e geografica, riguardano purtroppo tutti i bambini nel nostro Paese e risultano particolarmente evidenti nel confronto Nord-Sud e Isole. Le disuguaglianze si amplificano nei piccoli
A confermare la vulnerabilità di questa popolazione alcune condizioni emergenti come l’incremento del tasso di sovrappeso e obesità che, secondo alcuni studi, è passato dall’1 al 10% in dieci anni, così come quello del diabete 1. Un focus al congresso della Società italiana di pediatria in corso a Torino mette in luce la particolare condizione di fragilità e di marginalità di una popolazione tutt’altro che, numericamente, “marginale”: in Italia è straniero circa 1 bambino su 10 da 0 a 18 anni.
Secondo l’Istat (30.esimo Rapporto annuale 2022) il totale dei soggetti da 0 a 18 anni con background straniero sono 1 milione e 300 mila - si legge in una nota della Sip - e circa un milione sono i minorenni nati in Italia da genitori stranieri (le cosiddette seconde generazioni). Nel quadro drammatico della natalità – lo scorso anno i nuovi nati sono stati appena 393 mila, il dato più basso dall’unità d’Italia – i figli nati da genitori migranti hanno rappresentato il 15% di tutti i nati. Ai bambini nati in Italia si sommano i minori stranieri giunti nel nostro Paese per ricongiungimento familiare e i minori stranieri non accompagnati che scappano da Paesi colpiti da guerre e persecuzioni. È dunque un mondo articolato e complesso quello dei minori migranti; ciascuno di questi bambini ha caratteristiche proprie legate alla personale vicenda umana e sociale che rimandano a specifiche vulnerabilità per quanto riguarda la tutela dei propri diritti, primo tra tutti quello alla salute.
Primo passo per garantire a tutti i bambini stranieri il migliore livello di tutela sanitaria possibile - prosegue la nota - a partire dalla prevenzione che gioca un ruolo fondamentale nel determinare la salute anche futura, è dare piena attuazione alla norma che garantisce l’iscrizione al Ssn e il diritto al pediatra di famiglia a tutti i bambini, indipendentemente dal loro status giuridico o da quello dei genitori. Un diritto sancito nel 2012 da un accordo Stato Regioni e previsto nei Livelli essenziali assistenza (Lea) nel 2017. Ma rimasto al palo per un decennio.
"L’ostacolo burocratico che sinora ha impedito la piena applicazione della legge - spiega Piero Valentini, segretario del Gruppo di lavoro nazionale per il bambino migrante della Sip (Glnbm) - è stata la mancanza di indicazioni operative nazionali per quanto riguarda l’applicazione dei codici fiscali e dei codici di esenzioni. Si è lasciata alle singole Regioni l’opportunità di attrezzarsi con il risultato di una grande eterogeneità territoriale e un’ingiusta diseguaglianza. Nel 2022 però finalmente due circolari del ministero della Salute hanno regolamentato questi aspetti. Ora tutte le Regioni e le Province autonome hanno tutti gli strumenti per rendere questo diritto omogeneo e diffuso. Da qui l’invito a non perdere altro tempo”.
Diseguaglianze di salute iniziano ancor prima della nascita barriere linguistiche e sociali influenzano il comportamento delle donne in gravidanza. La marginalità e la scarsa conoscenza dei percorsi sanitari sembra tradursi in maggiori rischi per la salute della mamma e del neonato, con più nascite pretermine, infezioni, malformazioni, asfissia, distress respiratorio. La mortalità neonatale nei nati di madri straniere è pari a 2,5 ogni mille nati vivi, contro 1,6 ogni mille nati vivi da madri italiane, quella infantile è del 3,7 per mille contro il 2,3 (Istat). D’altra parte - conclude la nota - ben il 12,5% delle gravide straniere effettua il primo controllo ginecologico dopo l’undicesima settimana di gestazione contro il 2,2% delle italiane (Cedap, evento nascita anno 2020).
