Coronavirus, Crisanti: "No casi gravi? Tante le ipotesi" - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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Mer, Set

Coronavirus, Crisanti: "No casi gravi? Tante le ipotesi"

Coronavirus, Crisanti: "No casi gravi? Tante le ipotesi"

Cronaca
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L'ondata di malati gravi di Covid-19 vista nei mesi clou dell'emergenza si è placata. Come si spiega?

Coronavirus, Crisanti:
Coronavirus, Crisanti: "No casi gravi? Tante le ipotesi"

 

"Ruolo dei super diffusori, re-infezioni multiple: le ipotesi sono diverse e vanno approfondite. Ma sarei cauto se fossi nei panni di chi dice che il virus ha perso forza. Perché un fenomeno simile lo avevamo già notato a marzo a Vo' Euganeo", mentre Sars-CoV-2 impazzava in Italia e il numero di ricoverati in terapia intensiva era in drammatica ascesa. A sottolinearlo all'Adnkronos Salute è Andrea Crisanti, responsabile del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova.  

Crisanti: "Mi auguro di chiarire con Zaia" 

Il virologo ricorda un messaggio da lui scritto proprio a marzo per informare in ambito regionale su quanto osservato. "I dati che stiamo analizzando a Vo' - era il testo - indicano che identificando positivi è stato bloccato il diffondersi dell'infezione. Siamo passati da una prevalenza del 3% allo 0,3% e, cosa interessante, bloccando la circolazione è diminuita l'incidenza di casi gravi per ragioni che stiamo analizzando". 

"Quello che conta - dice ora Crisanti - è che questo fenomeno lo abbiamo visto mesi fa e non può dunque avere niente a che vedere con la forza del virus. Significa piuttosto che sta succedendo qualcosa che non capiamo e ci vuole prudenza".  

Le ipotesi che potrebbero spiegare il fenomeno? "Una potrebbe chiamare in causa i cosiddetti 'super spreader' - elenca il virologo - Potrebbe essere che la trasmissione di Covid-19 è sostenuta dai super diffusori e che bloccandoli finisca la possibilità che infettino. Altra ipotesi è che più infetti ci sono e più possibilità c'è che si scateni un caso grave come esito di reinfezioni multiple. Aumenta cioè la probabilità che ci si infetti più volte a breve distanza. Noi stiamo cercando di capire perché l'incidenza di casi gravi è in funzione della prevalenza dell'infezione. Ma è un fenomeno visto già all'inizio dell'epidemia. Ora in Italia siamo in una situazione simile a quella che c'era a Vo' allora".  

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