(Adnkronos) - In seguito a un trapianto di organo solido o di cellule staminali emopoietiche possono verificarsi delle complicanze ematologiche rare note come Ptld. "Sono malattie linfoproliferative post trapianto" che si trattano in "prima
"Questa è una terapia nuova - spiega Barbui - perché non verte sull'utilizzo dell'immunoterapia o della chemioterapia, ma si basa sull'utilizzo di linfociti T citotossici anti Ebv, che sono ottenuti da donatori sani. Queste cellule sono in grado di riconoscere le cellule della malattia che hanno integrato il virus di Epstein Barr e di listarle", quindi eliminarle. "Per questa terapia cellulare lo studio Allele, che è stato pubblicato l'anno scorso, ha dimostrato, nel sottogruppo di pazienti Ptld Ebv positivo, che è possibile ottenere una risposta complessiva del 51% dei casi con una mediana di sopravvivenza generale di 18,4 mesi. Inoltre, sul gruppo dei pazienti che hanno avuto una risposta, oltre l'84% è ancora vivo a 1 anno. Sono dei dati estremamente promettenti per questa tipologia di pazienti che senza questa terapia avrebbero una sopravvivenza mediana inferiore ai 6 mesi".
La novità di questo trattamento "è sicuramente legata al fatto che non è una chemioterapia, ma è una terapia cellulare - chiarisce l'ematologa - E' una terapia pronta all'uso, somministrata in Day hospital, per cui non richiede il ricovero del paziente. Inoltre, è estremamente ben tollerata: anche questa popolazione di pazienti, che è particolarmente fragile, non ha sviluppato degli effetti collaterali importanti che ne abbiano bloccato l'utilizzo".
La malattia si presenta nei pazienti sottoposti a trapianto che vengono trattati con una terapia immunosoppressiva, condizione che può portare a una riattivazione dell'infezione da virus di Epstein Barr (asintomatica nella popolazione sana) e a un mancato controllo della stessa, con un conseguente sviluppo di una malattia linfoproliferativa Ebv correlata (Ebv+ Ptld).
"E' una complicanza ematologica rara che tipicamente si presenta con dei linfonodi ingrossati e anche dei sintomi sistemici come febbre, sudorazione e perdita di peso - illustra Barbui - Bisogna però ricordare che questi sono sintomi aspecifici e comuni ad altre forme, come quelle di tipo infettivo: la diagnosi deve essere fatta con la biopsia di un linfonodo". Questa patologia "è considerata una complicanza rara perché ha una prevalenza non superiore allo 0,05% della popolazione. Però bisogna considerare che in Italia, in 1 anno, si fanno 4mila trapianti di organo solido e circa 2mila trapianti di cellule staminali ematopoetiche. Questi dati riguardano sia popolazione adulta che popolazione pediatrica. E quindi - sottolinea la specialista - è facile capire come queste complicanze, seppur rare, si diagnostichino nelle nostre ematologie ogni anno con dei numeri abbastanza rilevanti: per questo vanno riconosciute".
La patologia ha uno spettro di malignità molto variegato. "Esistono delle Ptld che sono polimorfe, quindi non appartengono al gruppo dei tumori veri e propri, e delle monomorfe con un'aggressività elevata. Si possono quindi avere delle Ptld in cui occorre fare la chemioterapia, in altre basta modulare la terapia immunosoppressiva e la condizione riverte spontaneamente". La terapia cellulare tabelecleucel, rimarca Barbui, "ha indicazione nel sottogruppo di coloro che non rispondono alla terapia di prima linea e che sono Ptld correlate a Ebv, una forma che ha una mediana di sopravvivenza inferiore ai 6 mesi. E' proprio in questo contesto che viene ad essere proposta la nuova terapia cellulare".
