(Adnkronos) - “Oggi, per raccontare la città del futuro, in parte già sviluppata, bisogna guardare anche alla circolarità di quello che si progetta e dunque a tematiche come il life cycle assessment , la separability,
“Circa vent’anni fa, nel 2007, il consumo di suolo a Milano era del 73% e, già allora, l’obiettivo era di ridurre il consumo di suolo e portare alla rigenerazione aree già costruite. In quel periodo le attività di economia circolare venivano già sviluppate e facevano parte della realtà edile a livello di sito costruttivo - spiega - operata quindi dagli operatori di demolizione. Tutto quello che poteva essere recuperato, veniva riutilizzato e attraverso questo approccio si è arrivati alla nascita di distretti come quello di City Life. I temi di economia circolare erano dunque ben conosciuti allora ma non venivano mai affrontati nelle fase di design”.
“Bisogna far capire che ogni scelta di chi progetta impatta sulla possibilità dell’edificio di avere un certo rating e certe caratteristiche di sostenibilità, circolarità e flessibilità - conclude - In fase di concept, ad esempio, si può valutare quando è vantaggioso demolire e ricostruire o se è meglio adattare gli edifici già flessibili. La flessibilità è infatti un motore di innovazione. I nuovi edifici dovranno avere la capacità di essere ripensati, anche con cambi di destinazione d’uso importati, recuperando tutto quello che si può in termini di materiali e adattandoli e riqualificandoli a diverso utilizzo ove necessario”.
