(Adnkronos) - Pesava appena 32 kg, Aisha, quando, lo scorso maggio, è sbarcata da sola sull’isola di Lampedusa. Non si reggeva in piedi. Aveva le gambe piegate. Ed era incinta, al sesto mese di gravidanza. A prendersi cura di lei
Aisha è arrivata a Lampedusa il 13 maggio “in condizioni molto critiche, disidrata, appena pesava 31 kg ed era in stato di gravidanza- racconta ancora Canzone - L’abbiamo trasferita subito in elisoccorso presso le nostre strutture a Palermo. In principio era ricoverata all’ospedale Ingrassia, in Ostetricia, dove era stata stabilizzata in alcune settimane”. “La ragazza era alla 27esima settimana di gravidanza- dice- Successivamente l’abbiamo presa in carico presso le nostre strutture fisioterapiche. Con la partecipazione e l’assistenza sociale, fisiatrica”.
“L’abbiamo portata a 37 settimane di gravidanza – dice ancora Canzone - Nel corso di questi mesi la ragazza ha recuperato 5 kg adesso pesa poco meno di 36 kg”. A metà luglio “il taglio cesareo, perché non sta ancora distesa, così è nata una bambina 2.180 grammi- racconta - stanno bene mamma e bambina. La mamma ha iniziato anche ad allattare. Abbiamo ancora in carico mamma e neonata, assistite dalle ostetriche, ancora avrà bisogno di aiuto”.
Aisha è arrivata da sola a Lampedusa. Non parla. Neanche adesso. Nonostante i mediatori linguistici. Con ogni probabilità è stata vittima di uno stupro in Libia, mentre era sequestrata. Come accade a buona parte delle giovani donne che lasciano la Libia per arrivare in barca in Europa. “E’ da sola – racconta Canzone - Ha appena 18 anni, è molto traumatizzata. E’ stato difficile anche entrare in contatto con lei. Ha rifiutato per lungo tempo anche ad alimentarsi, siamo stati aiutati dai mediatori culturali. Con il tempo ha iniziato a fidarsi”. Secondo il medico la ragazza “era legata in Libia, ha una posizione accovacciata da cui non riesce a sollevarsi. Siamo riusciti a risolvere un deficit del 60 per cento ma ha ancora una mancata flessione delle gambe e delle ginocchia. Immaginiamo che abbia subito una tortura, ma non ce lo ha detto”.
E adesso è scattata una gara di solidarietà per la ragazza e la sua bimba. Che ora sono ricoverata in un ospedale a Palermo per seguire il percorso di riabilitazione e cura. “Noi le stiamo vicini, c’è tutto il volontariato coinvolto, abbiamo comprato i vestitini, vogliamo dare tutto quello che le serve- dice Canzone -la nostra speranza è che possa tornare a camminare, nelle more si sta prendendo cura della bambina”, dice Canzone. (di Elvira Terranova)
