Crans Montana. Lo psicologo sul posto: "Inizia a salire la rabbia. L'attesa logora le famiglie"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
04
Sab, Apr

Abbiamo 3119 visitatori e nessun utente online

Crans Montana. Lo psicologo sul posto: "Inizia a salire la rabbia. L'attesa logora le famiglie"

Cronaca
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - “Oggi inizia a salire la rabbia. Non è recente ma ci consuma, e l'incertezza non ci permette di vivere bene. Le famiglie sono in attesa, e l'attesa logora. Tutte le famiglie sono qui e si attaccano a quei 5 non

identificati. È un sentimento umano". Così Massimiliano Alì, dell'associazione Psicologi dei popoli, a Crans Montana con la protezione civile. 

Il team di psicologi di cui fa parte Alì è arrivato ieri pomeriggio, hanno preso contatto e parlato con le famiglie coinvolte nel rogo. “Attenersi alle notizie ufficiali è quello che dà il sonno - dice -. Qui non c'è cosa giusta o sbagliata. Va fatto e basta". In casi di emergenze come quella del rogo del Le Constellation, avvenuto nella notte tra il 31 dicembre e 1 gennaio, che ha coinvolto anche italiani, l'attivazione è nazionale. Gli psicologi danno disponibilità e si recano in loco, organizzandosi poi coi funzionari sul campo. Undici quelli presenti oggi. "Non invadiamo le famiglie, siamo presenti ma lasciamo loro spazio di esprimersi. Sanno che ci siamo, anche la presenza è assistenza". Una delle famiglie presenti, svizzera, ha richiesto supporto ad Alì e agli altri nella comunicazione di un decesso. "C'è il dover stare accanto e poter resistere a quella sofferenza. Cerchiamo di resistere e trovare la giusta distanza - sottolinea - Trovare il giusto modo per poter interagire e non essere troppo invadenti o troppo distanti".  

I ragazzi, invece, “fanno molto più gruppo da soli". Non sono molti, ma "vivono la sofferenza in modo diverso dall'adulto". Amici e compagni uniti da una tragica vicenda: "Cercano di elaborare in un modo diverso le loro situazioni”. Alì confessa: "L'immagine che mi è più rimasta impressa è il dolore di queste famiglie, qua da giorni ad aspettare e resistere. È un segno di grande forza e coraggio. Nel dolore vedi l'umanità delle persone". "Questa è la parte che alle volte ci dimentichiamo" conclude. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.