‘Ndrangheta, Cassazione conferma condanne per prima ‘locale’ a Roma
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
25
Sab, Apr

Abbiamo 2925 visitatori e nessun utente online

‘Ndrangheta, Cassazione conferma condanne per prima ‘locale’ a Roma

Cronaca
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - La Cassazione conferma l’esistenza della prima ‘locale’ di ‘ndrangheta attiva nella Capitale. I giudici della seconda sezione penale della Suprema Corte hanno sostanzialmente rigettato i ricorsi presentati

contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma, emessa nel febbraio dello scorso anno, nel processo con rito abbreviato sulla maxi inchiesta ‘Propaggine’ della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e della Dia, coordinata dai pm Giovanni Musarò e Stefano Luciani, che aveva portato a condanne per oltre cento anni di carcere. In particolare, i giudici dell’Appello avevano condannato a 18 anni Antonio Carzo, il boss ritenuto insieme con Vincenzo Alvaro a capo della prima ‘locale’ romana e i figli Domenico e Vincenzo a 12 anni e mezzo il primo e a 9 anni e 6 mesi il secondo. 

Intanto davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Roma prosegue il processo con rito ordinario con la procura che ha chiesto condanne per un totale di oltre 450 anni di carcere nei confronti di una quarantina di imputati. Nell’inchiesta ‘madre’ sono state contestate, a vario titolo, le accuse di associazione mafiosa, cessione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata e detenzione illegale di arma da fuoco, fittizia intestazione di beni, truffa ai danni dello Stato aggravata dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta, riciclaggio aggravato, favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa. 

A capo della ‘ndrina di Roma, secondo l’impianto accusatorio della procura di Roma, c’erano Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo: proprio Carzo nell’estate del 2015 aveva ricevuto dalla casa madre della ‘ndrangheta l’autorizzazione per costituire una locale nella Capitale, retta dallo stesso Carzo e da Alvaro. “Noi a Roma siamo una propaggine di là sotto”, dicevano in un’intercettazione. E nelle conversazioni riportate nell’ordinanza del gip Gaspare Sturzo alcuni degli indagati facevano riferimento proprio al lavoro di alcuni magistrati e poliziotti che avevano lavorato prima in Calabria e poi a Roma: “c'è una Procura... qua a Roma ... era tutta ...la squadra che era sotto la Calabria. Pignatone, Cortese, Prestipino”…“e questi erano quelli che combattevano dentro i paesi nostri ...Cosoleto ... Sinopoli... tutta la famiglia nostra...maledetti”. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.