Fine vita, Pro Vita: "Dolore per primo caso suicidio assitito in Liguria, sanità pubblica non può donare morte"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
15
Mer, Apr

Abbiamo 2502 visitatori e nessun utente online

Fine vita, Pro Vita: "Dolore per primo caso suicidio assitito in Liguria, sanità pubblica non può donare morte"

Cronaca
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Pro Vita & Famiglia esprime "profondo rammarico e dolore" per la morte di Silvano Verrina, cittadino ligure affetto da sclerosi multipla, che ha avuto accesso in Liguria al suicidio medicalmente assistito. "Quando una persona

scompare è sempre una notizia dolorosa, che interpella la coscienza di tutti, ma è inaccettabile che lo Stato, in questo caso tramite la sanità pubblica (l'Asl 3), si sia fatto strumento per procurare la morte. Una strada che è diretta conseguenza delle disumane sentenze della Corte Costituzionale, prima fra tutte la 242/2019 sul caso Dj Fabo-Cappato, che hanno aperto al suicidio assistito nel nostro Paese e scavalcato la sovranità del Parlamento", sottolinea Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia. "Non ci stancheremo mai di ribadire che non è questa la strada da percorrere, perché non fa altro che accelerare la deriva verso una normalizzazione della morta intesa come mera prestazione sanitaria, con il rischio di spingere malati e sofferenti a sentirsi un peso e a chiedere di farla finita, proprio come accade in Paesi come Canada, Belgio e Olanda, dove si è cominciato dai malati terminali e oggi si sopprimono depressi, disabili, alcolisti e malati psichici. Ci aspettiamo che la maggioranza parlamentare risponda a questa deriva incentivando le cure palliative - ad oggi ferme a una media nazionale di appena il 33% di accessi sul totale degli aventi diritto - e bocciando qualsiasi proposta di legge sul fine vita. Lo Stato non può offrire la morte come risposta alla sofferenza", conclude. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.