(Adnkronos) - Al grido di "siamo 300mila" la testa del corteo del movimento No Kings che si è snodato oggi, sabato 28 marzo, a Roma nell'ambito della mobilitazione globale 'Together-Contro i re e le loro guerre' (in contemporanea con
altre città del mondo tra cui Londra e New York), ha raggiunto piazza San Giovanni.
Ad aprire il corteo lo striscione 'Per un mondo libero dalle guerre' e a seguire una grande bandiera della pace. 'Vi abbiamo già cacciato una volta' si legge poi su uno degli striscioni contro il governo Meloni. Al passaggio del corteo in via Cavour, mentre la coda è ancora in via Einaudi, qualche commerciante decide di abbassare le serrande. “Un saluto dai sovversivi che hanno riempito le piazze a ottobre”, gridano al microfono dal camion che guida la manifestazione. Alla mobilitazione hanno preso parte anche Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Ilaria Salis di Avs e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini.
Tra le tante bandiere con simboli della pace nel corteo spuntano anche striscioni degli anarchici: "Contro il 41bis lo Stato tortura, Alfredo Libero, 18 aprile manifestazione”, si legge sullo stendardo in sostegno all'anarchico Cospito condannato al carcere duro. "Se viviamo è per far saltare la testa dei re, con Sara e Sandro", si legge su un altro striscione.
Esposte nel corso del corteo, in piazza dell'Esquilino, anche le foto a testa in giù della premier Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del presidente del Senato Ignazio La Russa accanto a una ghigliottina in legno.
"E' una piazza contro la guerra. Tutti i nostri problemi oggi vengoo da lì. Problemi che poi si chiamano salari, rischio della democrazia, logiche autoritarie. Questa piazza è una grande domanda di pace", sottolinea il leader della Cgil . "Bisogna rimettere al centro i bisogni delle persone e fermare questa cultura pericolosa e autoritaria che viene avanti - prosegue Landini - Certo la risposta che c'è stata nel referendum credo parli a tutto il Paese e rende evidente come la maggioranza si riconosce nella Costituzione e quindi nel ripudio della guerra, un punto fondamentale per poter vivere in democrazia. Questo indica con precisione una volontà di cambiamento delle politiche economico-sociali che sono state fatte in questi anni", tanto più alla luce di una "partecipazione giovanile al voto molto importante. I giovani oggi - continua il segretario Cgil - stanno dicendo no alla precarietà, no alla guerra e stanno ponendo il tema di una difesa della democrazia. Stanno dicendo con molta forza di fermare questa cultura pericolosa della guerra e autoritaria, che mette al centro il profitto. Mentre al centro deve eesserci la persona, la giustizia sociale, la sostenibilità ambientale e una lotta vera per l'eguaglianza. Questa giornata ha questa forza". E "questa cosa - rimarca - non avviene solo in Italia, ma si sta allargando nel mondo perché la guerra mette paura, incertezza. Per difendere la democrazia c'è solo una strada: quella di praticarla, andando a votare", prosegue Landini. "Questa è una manifestazione pacifica. Noi siamo contro qualsiasi forma di violenza - sottolinea - . L'abbiamo sempre combattuta. Oggi qualsiasi cittadino può partecipare ed esserci. Noi siamo qui in modo pacifico e non violento. Questa giornata vogliamo che abbia queste caratteristiche".
Al corteo anche Nicola Fratoianni di Avs "per dire no a chi concentra il potere nelle sue mani per scatenare guerre, per aumentare la diseguaglianza, per aggravare la crisi climatica. In piazza - continua Fratoianni - per dire si alla democrazia, alla giustizia sociale, alla pace e per indicare un'alternativa possibile e necessaria".
“È una straordinaria manifestazione che dice no alla guerra, no ai monarchi della guerra, a Trump e a Netanyahu, che stanno trasformando il mondo in un’economia di guerra - afferma Angelo Bonelli - . Di fronte a questo, c’è chi non riesce a dire no, come Giorgia Meloni, che afferma di non condividere e di non condannare. Intanto - attacca l'esponente Avs - condanna però l’Italia a un riarmo inaccettabile, pari al 5% del PIL, mentre la sanità pubblica è in ginocchio e la povertà aumenta. Questa logica del petrolio e degli idrocarburi sta determinando guerre in tutto il mondo, per volere di Trump e di Netanyahu. Ecco perché bisogna costruire una politica energetica basata sulle rinnovabili. Noi vogliamo un’altra Italia, perché un’altra Italia è possibile, così come un altro mondo è possibile: senza i signori delle armi e senza i signori della guerra. Ecco perché - conclude - oggi c’è questa straordinaria manifestazione di tantissimi giovani che chiedono un cambiamento”.
