(Adnkronos) - Pietro Gugliotta, ex poliziotto condannato per i crimini della banda della Uno Bianca, morto suicida nella sua casa in Friuli, "ha sempre professato di non essere un assassino, però, li ha sempre coperti e questo non riesco
a perdonarlo". A dirlo all'Adnkronos Rosanna Zecchi, vicepresidente dell'associazione dei familiari delle vittime della Banda della Uno bianca. "Mi dispiace, è un essere umano e penso abbia sofferto", aggiunge subito dopo. Racconta quindi del dolore della prima moglie di Gugliotta e delle sue figlie: "Non se l'aspettavano che lui fosse dentro la Banda della Uno bianca. Non so quante volte mi telefonarono, vittime anche loro, l'ho sempre ascoltate e comprese".
"Io non l'ho mai conosciuto, era a Rimini- sottolinea - mentre i fratelli Savi li ho sempre visti in tribunale e ricordo tutto il loro distacco. Roberto Savi, in particolare, sempre con quel sorrisino in faccia. Praticamente sembrava deriderci, in quei momento ho provato odio. Con quello che ha fatto, una persona che ha dignità sarebbe rimasto in carcere in silenzio". Che effetto le ha fatto rivederlo in tv? "La notte non ho dormito, può immaginare, l'avevo visto trent'anni fa l'ultima volta. Non ha fatto altro che rinnovare un dolore", dice la vedova di Primo Zecchi, ucciso dalla Banda nel 1990, ripetendo che "faceva meglio a stare zitto", piuttosto che "far finta non ricordare". Questa mattina, aggiunge, "sono andata in cimitero: mio marito è lì, lui invece è vivo. Questa è verità".
