(Adnkronos) - "Io amo il mio lavoro e non lo voglio cambiare con nessun altro ma non sopporto che per lavorare sia necessario pagare le tangenti o il pizzo". Quello raccolto dall'Adnkronos è lo sfogo di Giuseppe Schirru, un ex piccolo
imprenditore siciliano, tecnico ortopedico, che ha alle spalle una lunga storia fatta di denunce, errori, cadute e nuovi inizi con un filo conduttore: l'irriducibile volontà di non piegarsi alle distorsioni della malasanità e del malaffare nella sua regione. "Un professionista deve poter lavorare non per quanto è disposto a pagare ma per le proprie capacità professionali", sintetizza, dopo l'ultima denuncia fatta.
Si tratta di una circostanziata ricostruzione che ha consentito di far emergere fatti di corruzione che hanno portato a marzo scorso all'arresto di pubblici ufficiali e imprenditori a Palermo. Le indagini, condotte con intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche hanno svelato un ramificato e collaudato sistema illecito, imperniato sulla figura di un faccendiere e finalizzato ad alterare le decisioni sul riconoscimento di benefici assistenziali mediante la produzione di certificazioni false da parte degli specialisti incardinati in strutture sanitarie pubbliche.
Secondo Schirru, questo di tipo di truffa è particolarmente diffuso anche perchè "non ci sono tecnici ortopedici che possano accertare le condizioni per mettere in mano agli inquirenti la prova della truffa originale, cioè non consegnare tutto quello che serve effettivamente al disabile che fa richiesta, perché non ci sono periti/ctu di parte che abbiano la conoscenza dei nuovi Lea e del precedente Dm 332/99, che è quello che ha regolato le forniture per oltre un ventennio". In questa terra di nessuno, è relativamente facile produrre e replicare lo schema che è alla base della corruzione.
"Il danno erariale è di smisurata entità se consideriamo che a Palermo a un solo soggetto indagato è stato sequestrato oltre un milione e trecentomila euro in contanti, tenuti tranquillamente in casa e in macchina", fa notare Schirru. Che pone una domanda conseguente: "Se non ci fosse stato lo Schirru di turno, chi sarebbe stato a bloccare questa associazione a delinquere?".
La risposta, in parte, è nella legge che lo considera un whistleblower. La 'Spazzacorrotti' del 2019 ha rafforzato il sistema anticorruzione in Italia, potenziando la tutela di chi segnala illeciti nel settore pubblico e privato. Le tutele attuali, ampliate anche dal decreto legislativo 24/2023, dovrebbero garantire riservatezza, protezione contro le ritorsioni e sanzioni per chi ostacola la segnalazione.
Schirru rientra quindi nel profilo di chi denuncia volontariamente, fornendo indicazioni utili e concrete per assicurare la prova del reato e individuare altri responsabili. Un problema sostanziale, secondo il tecnico ortopedico, riguarda però le conseguenze che chi sceglie di denunciare deve sostanzialmente mettere in conto. "Mi è stata fatta terra bruciata intorno dopo la denuncia e anche in termini di sicurezza personale il non essere stato menzionato mi protegge ben poco, perché il fascicolo è a completa disposizione", lamenta Schirru, che si sente lasciato solo da un sistema che, di fatto, rischia di fare del whistleblower una vittima e non una risorsa. (Di Fabio Insenga)
