(Adnkronos) - "Il grande palcoscenico mondiale ci distrae dalle piccole cronache di casa nostra. Così ora l’incontro tra Trump e Xi Jing Ping, appena sparecchiato, ci consente di alzare lo sguardo oltre lo steccato di casa e di fare
Così oggi è cambiato per entrambi il terreno di gioco. Con una differenza, però. E cioè che la Cina sta ampliando il perimetro delle sue relazioni e si offre ormai come un riferimento strategico per il cosiddetto 'sud globale', e cioè quell’insieme di paesi che vogliono contendere al vecchio e malandato occidente il suo primato negli affari del mondo. Mentre gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, stanno a poco a poco sfilacciando quella vecchia e preziosa rete di complicità e di amicizie che hanno lungamente accompagnato e sottolineato la sua egemonia nel mondo che si è cercato di ricostruire all’indomani della fine della seconda guerra mondiale (e ancor più all’indomani della vittoria nella guerra fredda).
A suo tempo Nixon e Mao avevano percorso la strada della reciproca convenienza, trovando tra loro una sorta di equilibrio geopolitico. Mentre è piuttosto chiaro che nell’amichevole (?) match tra Trump e Xi è stato il secondo a trarre in maggior vantaggio dai colloqui. Infatti il cinese ha potuto sottolineare indisturbato che quello di Taiwan è un affare interno cinese, ed ha evitato con cura di agevolare il suo interlocutore americano infilatosi nel pantano dell’Iran e dello stretto di Hormuz.
La stessa evocazione della famosa trappola di Tucidide, e cioè la regola del conflitto che fin dai tempi di Sparta e di Atene tendeva a prodursi tra una potenza egemone in declino e una potenza sfidante in ascesa, è sembrata fatta apposta per tagliare su misura agli Stati Uniti il vestito grigio del paese in mesto declino e alla Cina l’abito scintillante del paese in pieno sviluppo di potenza. E' pur vero che il leader cinese ha concesso che forse questa volta, a differenza che nell’antica Grecia, quella 'trappola' si sarebbe potuta e ancora si potrebbe evitare. Ma solo a patto di lasciare ampio spazio al nuovo potere globale a spese del vecchio.
Dunque si può dire che tra i due l’uno abbia tratto un probabile vantaggio e l’altro si trovi invece a fare i conti con una difficoltà in più. Il fatto è che la debolezza americana in questo contesto ha qualcosa di 'ideologico'. O almeno, così sembra a chi coltiva il ricordo della storia. L’ascesa degli Usa nell’ordine mondiale era legata infatti assai largamente al suo significato politico e perfino ideologico. Al suo essere cioè il luogo e il portabandiera della 'liberaldemocrazia'. Fu questa la matrice ideale del conflitto rovente, caldissimo contro il nazifascismo e poi del conflitto freddo ma non freddissimo contro il socialismo reale. Oggi che quella bandiera appare stinta e quasi priva di significato -innanzitutto a coloro che più si erano dati da fare per farla sventolare, qualche volta perfino a sproposito- tutto quel mondo appare ormai in ritirata. Ideale ancor prima che strategica. Con tutte le conseguenze, anche economiche, che finiscono per discendere sopra ognuno di noi. Quanto all’Europa, è piuttosto ovvio che se non ci si pone ora all’altezza di questo dilemma, e di questi rischi, non andremo lontani. Ma questo, si sapeva anche prima". (di Marco Follini)
