(Adnkronos) - Ripresi nella mattinata di oggi, lunedì 18 maggio, in Questura a Campobasso gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella. Restano da sentire o risentire una ventina di persone
informate sui fatti. La Squadra Mobile ha cominciato a sentire alcuni parenti. Riascoltato nel pomeriggio anche l'infermiere che il giorno di Santo Stefano somministrò le terapie endovenose ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
L'audizione, estremamente delicata per le sorti dell'inchiesta, è durata circa un'ora. Al termine dell'incontro con gli inquirenti, l'operatore sanitario si è trovato di fronte al prevedibile assedio dei cronisti in attesa all'esterno. L'uomo, tuttavia, ha preferito tirare dritto: trincerandosi dietro un assoluto riserbo, non ha voluto rispondere ad alcuna delle domande formulate dai giornalisti. Il colloquio odierno, richiesto dal legale di uno dei medici attualmente indagati, rappresenta uno snodo investigativo di primaria importanza. L'obiettivo degli uomini della Squadra Mobile è infatti quello di cristallizzare i contorni temporali e clinici di quel drammatico 26 dicembre. In quelle ore, madre e figlia accusavano già pesanti sintomi e malesseri anomali, tanto da richiedere un intervento domiciliare e l'applicazione di flebo. Cosa riferivano esattamente Antonella e la quindicenne Sara in quei frangenti e quali erano i loro parametri vitali e i sintomi evidenti prima del tracollo definitivo dovuto al letale avvelenamento da ricina? Le risposte fornite oggi dall'infermiere potrebbero rivelarsi fondamentali.
Non è stato invece ancora fissato il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. Intanto proseguono anche gli accertamenti degli investigatori sulle chat andate avanti per mesi in rete sul tema ricina. Si lavora per capire se possano essere rilevanti o meno per l’inchiesta.
