(Adnkronos) - C’è un filo sottile, quasi invisibile, che lega le traiettorie più autentiche della vita: è quello che unisce passioni, radici e desiderio di fare nuove esperienze. Natasha Stefanenko, volto noto della
Negli ultimi anni Stefanenko ha costruito una dimensione più intima del proprio percorso, legata alla scrittura e al racconto personale. Le Marche, terra d’adozione, sono diventate un luogo dell’anima. È proprio da qui che prende forma Rito, un concept che ridefinisce il significato stesso della pizza da asporto. Non semplicemente cibo, ma esperienza. “Per me questo progetto è una forma di racconto diversa”, ha spiegato Natasha Stefanenko. “Se prima usavo le parole, oggi utilizzo i sapori, i profumi e le emozioni. Le Marche mi hanno insegnato la bellezza delle cose autentiche e con Rito vogliamo portare quella stessa autenticità nelle case delle persone. E’ un gesto semplice che diventa speciale. Se riusciremo a far sentire qualcuno un po’ meglio, anche solo per il tempo di una cena, avremo fatto qualcosa di importante perché a volte, anche una pizza può diventare un ‘Rito’”.
Insieme al marito Luca Sabbioni, imprenditore attento e pragmatico, Stefanenko contribuisce a costruire un modello che unisce estetica, cultura e qualità. Rito nasce dall’esperienza di Paglià, già riconosciuta per la sua cura quasi “sacrale” dell’accoglienza, e ne rappresenta l’evoluzione. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: trasformare l’abitudine dell’asporto in un momento di piacere e consapevolezza. “Non vogliamo vendere solo pizza”, ha sottolineato Luca Sabbioni. “Vogliamo offrire un gesto di cura. Ordinare da Rito deve diventare un piccolo rituale, qualcosa che interrompe la routine e restituisce valore al tempo che si dedica a sé stessi”.
Uno degli elementi distintivi del progetto è la forma: piccole porzioni quadrate studiate per mantenere intatte croccantezza e qualità. Ma è il dettaglio a fare la differenza come nel packaging. Accanto alla dimensione culturale, il progetto poggia su basi etiche solide. La selezione delle materie prime privilegia produttori locali, filiere corte e scelte biologiche. “La qualità non è negoziabile. Significa conoscere chi produce, rispettare il lavoro degli altri e garantire trasparenza”, hanno sottolineato Stefanenko e Sabbioni. L’innovazione tecnologica, a sua volta, entra nel progetto con equilibrio. L’introduzione dei cobot, robot collaborativi, viene pensata come un supporto e non una sostituzione dell’uomo. Il primo passo concreto è il progetto pilota inaugurato ad Ascoli Piceno, citta ricca di storia, bellezza ed arte, "che ci ha accolti a braccia aperte”, governata dal sindaco Marco Fioravanti, destinato a diventare laboratorio e punto di partenza per una diffusione più ampia. L’ambizione è chiara: rendere replicabile il “suono” di Paglià, mantenendo intatta la sua identità.
