(Adnkronos) - Spiagge a corto di personale. La carenza di lavoratori stagionali, in particolare di assistenti bagnanti, diventa un nodo cruciale per il settore balneare, messo a dura prova dai rischi sulla piena operatività degli
stabilimenti. Come spiega all'Adnkronos Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib-Sindacato italiano balneari aderente a Confcommercio, "alla base c'è un problema demografico: ci sono sempre meno ragazzi, i quali tendono a preferire un'occupazione di tipo continuativo", oltre al fatto che "lavorare d'estate, mentre gli altri coetanei magari vanno a divertirsi, certamente non aiuta". Si tratta, secondo Capacchione, di una criticità ormai diffusa nel turismo stagionale, ma che "raggiunge livelli drammatici" nel caso degli assistenti bagnanti, una "figura fondamentale" per gli stabilimenti balneari perché "senza assistente bagnanti non si può neanche aprire".
Tra coloro che scelgono di 'fare la stagione', poi, ci sono mansioni più appetibili, come quella del cameriere, "che può anche contare sulle mance", mentre sull'assistente bagnanti "pesa anche una maggiore responsabilità". Il nodo, secondo il presidente del Sib, non è comunque di natura retributiva: "Non si tratta di un problema economico, perché generalmente quel tipo di figure viene pagato bene", piuttosto "servirebbero degli incentivi". E in questo senso, Capacchione richiama la necessità di un intervento normativo: "Da tempo -dice- abbiamo proposto al governo di incentivare questi ragazzi", anche perché "svolgono una funzione di interesse pubblico" e "il loro lavoro consente alle persone di godersi il mare in tutta sicurezza". Un elemento, questo, confermato dai dati dell'Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione, istituito dal ministero della Salute e coordinato dall'Istituto superiore di sanità, secondo cui in Italia si registrano circa 350 decessi per annegamento all'anno. E che, ricorda, "nelle spiagge libere si registra il doppio degli annegamenti rispetto alle spiagge in gestione che sono sempre presidiate".
"L'assistente bagnanti -ricorda poi il presidente Sib- è una figura specializzata, che richiede un'abilitazione rilasciata sotto il controllo delle Capitanerie di Porto dopo corsi di almeno 100 ore con prove teoriche e fisiche". Per far fronte alla carenza, il settore ha iniziato anche a guardare all'estero, anche se con delle criticità: "Ci stiamo rivolgendo anche ai lavoratori stranieri -conferma- ma il fatto è che ci sono difficoltà burocratiche, oltre al rischio che, una volta terminata la stagione, queste persone possano finire in un circuito di clandestinità". Proprio per questo "abbiamo proposto al governo l'introduzione di un titolo di preferenza nei concorsi pubblici per chi svolge questa attività di pubblico servizio", ma la proposta, "purtroppo finora è rimasta senza esito". Da qui l'appello all'Esecutivo: "Ci auguriamo che la questione venga presa in considerazione e che si valuti l'introduzione degli incentivi". Del resto, conclude, "ragazzi che scelgono di lavorare d'estate, svolgendo un lavoro di pubblica utilità come salvare vite umane, meriterebbero di essere premiati".
Trovare personale per gli stabilimenti balneari è sempre più una 'mission impossible', anche a fronte di stipendi da 2mila euro al mese, e chi gestisce una struttura si trova spesso schiacciato tra la mancanza di figure indispensabili per la spiaggia e l'esigenza di dover garantire l'apertura e la fornitura di servizi ai bagnanti. Andrea Tritarelli, amministratore dello stabilimento La Capannina di Maccarese, gestito dalla sua famiglia dal 1975, e da lui in prima persona sin dai primi anni '90, racconta all'Adnkronos di come sia cambiato negli anni questo tipo di lavoro e di come, allo stesso tempo, chi gestisce uno stabilimento si trovi spesso a dover 'scendere in campo' in prima persona per risolvere problemi dovuti a carenze, emergenze e situazioni di ogni tipo.
"La mia famiglia gestisce La Capannina fin dal 1975 - racconta Tritarelli - Nei primi anni '90, con la perdita di mio padre, ho deciso di prendere in mano la struttura, che si compone di spiaggia con lettini e ombrelloni, bar-tavola calda, un ristorante e un chiosco. Ma in questi anni le cose sono profondamente cambiate, specie dopo il Covid". In passato per i giovani provenienti dalle località limitrofe era naturale trovarsi un lavoro estivo che consentisse loro di pagarsi le vacanze, acquistare un motorino o magari sostenere le spese per gli studi universitari: camerieri, baristi, bagnini e assistenti di salvataggio erano una sorta di 'istituzione' per i clienti che ogni anno trovavano spesso gli stessi volti, instaurando anche un rapporto familiare con molti di loro; oggi invece non è più così.
Trovare chi sia disposto a 'sacrificare' l'estate per lavorare, specialmente nel weekend, è sempre più difficile: "Tanti ragazzi non vogliono più fare questo lavoro perché si parla di giornate dure, considerando che il servizio inizia alle 9 della mattina e finisce alle 19. Prima lavorare nove-dieci ore al giorno non era considerato un problema perché faceva parte del 'pacchetto', nel senso che il lavoro stagionale permetteva di monetizzare quanto più possibile in un tempo concentrato. Ricordo che molti non volevano neanche il giorno di riposo per portare a casa più soldi". Oggi il quadro è diverso: "Tra chi si presenta per chiedere di lavorare qui, molti chiedono weekend liberi e un periodo di ferie, magari ad agosto. Si viene a lavorare, ma senza avere più particolare motivazione".
La situazione è ancora più difficile nel caso degli assistenti bagnanti: "Negli ultimi cinque anni c'è stato un crollo di questo tipo di mansione". Anche a fronte di stipendi di tutto rispetto, circa duemila euro al mese con contratto regolare e contributi, che permetterebbe, tra l'altro, di accedere alla Naspi in inverno: "La maggior parte di chi si presenta chiede di fare solo sostituzioni, cioè di lavorare 2-3 o al massimo 4 giorni a settimana". Il nodo è, secondo l'imprenditore, nel cambiamento culturale, che si traduce anche in una diversa educazione al lavoro: "Le generazioni più giovani arrivano con meno esperienza pratica e meno capacità di relazione. E spesso, di fronte alle difficoltà, tendono a lasciare più facilmente. Da quello che ho potuto notare, c'è proprio un cambiamento nell'approccio al lavoro. Oggi si preferisce avere del tempo libero anche in piena stagione; tra i camerieri che attualmente lavorano qui, ad esempio, alcuni hanno già chiarito che a luglio andranno in vacanza".
Questo comporta un problema in più per chi si trova a dover gestire la carenza del personale, costretto di volta in volta a reinventarsi il lavoro: "Oggi ci troviamo costantemente sotto organico, con carenze di 4-5 persone rispetto al necessario. Questo incide sulla qualità del servizio e costringe a soluzioni di emergenza. Io stesso mi sono ritrovato spesso a fare il bagnino, il cuoco, il parcheggiatore. Sabato scorso ad esempio, non sono riuscito a trovare un sostituto e ho coperto personalmente il servizio di salvataggio per alcune ore: dalle 9 alle 12.30 ero in spiaggia con indosso la maglietta da bagnino di salvataggio, alle 12.30 è arrivato mio fratello a sostituirmi e io sono andato in cucina, ho indossato il grembiule e ci ho lavorato fino alle 15. Spesso mi ritrovo a fare il parcheggiatore, poi se si rompe un pezzo tocca a me ripararlo. Il titolare -lamenta- oggi è diventato un tappa buchi".
Le difficoltà di reperimento del personale, infine, incidono anche sull’organizzazione dell'offerta: "Quest'anno, dal primo maggio, siamo riusciti solo dopo settimane a riaprire la tavola calda anche nei giorni durante la settimana, perché il personale era sufficiente soltanto per il weekend. In passato -conclude- una cosa così non sarebbe mai accaduta". ( di Cristina Livoli )
