(Adnkronos) - Nel giorno del 43esimo anniversario della sparizione di Emanuela Orlandi, a quanto apprende l’Adnkronos, Fabio Roscani, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa della stessa cittadina vaticana e
di Mirella Gregori ha scritto una lettera al fratello Pietro e alla famiglia di Emanuela ribadendo l’impegno a “continuare a perseguire la verità” seguendo “ogni pista che merita approfondimento con la stessa attenzione”.
“In questa giornata di memoria e ricordo, ma anche di speranza e di attenzione, ci ritroviamo qui attorno a un’assenza. Un’assenza che dura da quarantatré anni e che continua a pesare come il primo giorno nella vita della famiglia Orlandi e nella coscienza di tutti noi - sottolinea Roscani nella missiva - Quando una ragazza di quindici anni scompare e non torna più a casa, il tempo non cancella il dolore. Lo trasforma, lo accompagna, ma non lo cancella. E nessuna famiglia dovrebbe essere costretta a vivere per decenni nell’attesa di una verità che continua a sfuggire”. “Per questo oggi il mio primo pensiero va a Pietro, ai suoi familiari e a tutte le persone che non hanno mai smesso di cercare Emanuela".
"In questi anni avete dimostrato una forza straordinaria - sottolinea - Una forza che non nasce dalla rabbia, ma dall’amore. Perché solo l’amore può sostenere una ricerca così lunga, così difficile e così dolorosa”. “Da poche settimane ho l’onere e l’onore di presiedere la Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, di cui faccio parte dal giorno della sua istituzione. Nel 1983 io non ero ancora nato, eppure grazie a Pietro e a tutti voi, le loro storie hanno profondamente colpito la mia coscienza e il mio cuore - aggiunge Roscani - Un faro acceso che ha attraversato le generazioni, ed è forse anche per questo, che sento ogni giorno, ancor di più, il peso della responsabilità che il Parlamento ci ha affidato. Ma sento anche il dovere umano di non considerare questa vicenda soltanto un fascicolo, un’indagine o una successione di documenti”.
“Dietro ogni atto che esaminiamo, dietro ogni testimonianza che ascoltiamo, dietro ogni verifica che svolgiamo, c’è una ragazza, con i suoi sogni e le aspettative di un’intera vita davanti che merita giustizia - sottolinea - C’è una famiglia che aspetta da oltre quattro decenni una risposta. E c’è una Nazione che ha il diritto di conoscere la verità”. “Nessuno di noi, però, possiede quella verità. Nessuno può dire oggi di averla in tasca. Sarebbe un errore e sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha sofferto e soffre da così a lungo. La verità va cercata - precisa il presidente - Con serietà ed umiltà. E anche con il coraggio di mettere in discussione convinzioni consolidate quando i fatti lo richiedono”.
“Per troppo tempo, intorno alla scomparsa di Emanuela, si sono intrecciate piste, ipotesi, silenzi, ricostruzioni contraddittorie e, in alcuni casi, depistaggi che hanno allontanato la possibilità di comprendere ciò che è realmente accaduto. Anche per questo il nostro lavoro è complesso”, osserva ancora Roscani. “Ma voglio essere chiaro: in piena continuità con l’enorme lavoro svolto dalla presidenza del senatore Andrea De Priamo, la Commissione non ha preclusioni e non ha verità precostituite da difendere. Seguiamo ogni pista che merita approfondimento con la stessa attenzione e con lo stesso rispetto - aggiunge - Lo facciamo con equilibrio, senza rincorrere il clamore, ma senza arretrare davanti a nessuna domanda”.
“In questo percorso è fondamentale la collaborazione tra le istituzioni. Stiamo lavorando in piena sintonia istituzionale con la Procura di Roma e guardiamo con rispetto e attenzione anche alle attività svolte in Vaticano. Le diverse iniziative in corso non sono in competizione tra loro: rappresentano un impegno comune nella ricerca della verità - puntualizza - Ognuno nel proprio ruolo, con le proprie competenze e responsabilità, ma con la consapevolezza che la verità è un bene che appartiene a tutti”. “So bene che quarantatré anni sono un tempo enorme. So che troppe volte sono nate aspettative poi deluse. So che la fiducia può essere messa a dura prova da una storia che sembra non finire mai - continua - Ma so anche che arrendersi sarebbe il più grave degli errori. Per questo il mio impegno personale, e quello della Commissione, è continuare a perseguire la verità. Con tutta la forza di cui disponiamo. Con rigore. Con incrollabile tenacia. Con lucida determinazione. Senza promesse che non possiamo mantenere, ma senza rinunciare a fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per avvicinarci alla verità”. “Lo dobbiamo a Emanuela - conclude - Lo dobbiamo a Mirella. Lo dobbiamo alle loro famiglie. E lo dobbiamo a tutti coloro che credono che la verità, anche quando sembra lontana, resti un dovere da perseguire fino in fondo”.
