Caso Adinolfi, legali presentano istanza al Tribunale del Riesame: "Verso di lui una persecuzione"
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Caso Adinolfi, legali presentano istanza al Tribunale del Riesame: "Verso di lui una persecuzione"

Cronaca
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(Adnkronos) - I legali di Mario Adinolfi, agli arresti domiciliari, hanno "presentato ieri istanza al Tribunale del Riesame avendo osservato che a nulla è valso lo spirito collaborativo" del giornalista "che ha risposto

nell’interrogatorio di garanzia a tutte le domande poste dalla gip e dal pm, senza avvalersi come accade spesso per prassi della facoltà di non rispondere. D’altronde la vicenda è chiarissima visto che questa sarebbe l’unica truffa della storia attuata con totale trasparenza su bonifici tracciati e verificabili sul conto bancario del presunto truffatore che sempre da quel conto ha ripagato poi la stragrande maggioranza dei presunti truffati". Lo annunciano gli avvocati di Adinolfi, Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo. 

"È talmente palese l’innocenza di Mario Adinolfi che a due denuncianti in due diverse procure è stata opposta dai pm stessi una richiesta d’archiviazione. Quando però Adinolfi il 23 marzo ha superato il 5% alle elezioni suppletive per la Camera e quando ha inteso resistere alle violente aggressioni subite da parte di interessi assai rilevanti di questo Paese, svelando anche traffici che alcuni protagonisti hanno abilmente per decenni tenuto riservati, allora contro di lui si è scatenata la persecuzione giudiziaria che si è servita dei media con un livello di acriticità preoccupante. Atti coperti dal segreto - continuano - immediatamente rivelati alla stampa e neanche depositati per noi del team di difesa, liste di beni di lusso di cui tutti sanno che mai Adinolfi ha avuto proprietà o possesso, addirittura insistenza cinica su un surreale ruolo svolto dalla mamma ottantenne cardiopatica, sono solo alcune delle modalità con cui la persecuzione ha preso forma. Qualche osservatore onesto intellettualmente comincia a chiedersi perché Lavitola, indagato come mandante di strage dalla stessa procura di Roma, possa liberamente intrattenersi coi giornalisti offrendo nel suo locale spaghetti alle vongole mentre ad Adinolfi sia stato tolto tutto, oltre la libertà fisica e di parola persino il semplice utilizzo della email. Il giornale che fa da megafono a chi passa le carte dell’inchiesta titola senza arrossire: ‘È ancora pericoloso’. Adinolfi non lo è mai stato, in realtà, se non per gli interessi che lo vogliono zittire per sempre”. 

 

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