(Adnkronos) - Gli incendi che stanno interessando diverse aree dell’Europa potrebbero determinare nei prossimi giorni un sensibile aumento delle crisi asmatiche, dei conseguenti accessi ai pronto soccorso e dei ricoveri per patologie
respiratorie, anche in territori molto distanti dalle fiamme. A lanciare l’allarme è la Società italiana di medicina ambientale (Sima), mentre l’emergenza coinvolge in particolare Francia e Spagna, con evacuazioni di massa e vaste aree percorse dal fuoco. Nel 2026 gli incendi hanno già interessato nell’Unione europea circa 254.400 ettari, un’estensione superiore alla media degli ultimi vent’anni. Il pericolo per la salute non deriva soltanto dalle fiamme, ma soprattutto dalla diffusione del fumo, che contiene una miscela complessa di particolato fine e ultrafine, monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili e altre sostanze irritanti. La componente che desta maggiore preoccupazione è il Pm2.5, costituito da particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri, capaci di penetrare profondamente nei polmoni e, in parte, di raggiungere il circolo sanguigno.
Le evidenze disponibili - spiegano gli specialisti di medicina ambientale - indicano che, per ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo di Pm2.5 attribuibile al fumo degli incendi, il rischio di ricovero per asma può aumentare mediamente del 6%, mentre gli accessi ai servizi di emergenza per crisi asmatiche possono crescere fino al 7%. Altri dati evidenziano una vulnerabilità particolarmente elevata nei bambini. "Questi dati non significano che ogni persona esposta svilupperà una nuova diagnosi di asma, ma indicano con chiarezza che, all’aumentare delle concentrazioni di particolato, cresce il numero delle riacutizzazioni, delle crisi respiratorie e delle richieste di assistenza sanitari", spiega il presidente Sima, Alessandro Miani. "Il fumo degli incendi può essere trasportato dalle correnti atmosferiche per centinaia o persino migliaia di chilometri. Il rischio sanitario, quindi, non riguarda soltanto chi vive vicino ai fronti di fuoco, ma può interessare popolazioni molto più vaste, anche quando il fumo non è chiaramente visibile o l’odore di bruciato appare modesto", prosegue Miani.
Negli ultimi vent’anni l’esposizione al Pm2.5 generato dagli incendi è aumentata di circa il 40% in Europa, confermando come gli incendi boschivi rappresentino ormai un problema sanitario che supera i confini delle aree direttamente colpite. Le categorie maggiormente esposte sono i bambini, gli anziani, le donne in gravidanza e le persone affette da asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, allergie respiratorie o malattie cardiovascolari. Particolare attenzione deve essere prestata anche da chi lavora o pratica attività fisica all’aperto: durante lo sforzo aumenta infatti la ventilazione polmonare e, di conseguenza, la quantità di particelle inalate.
"In presenza di fumo o di valori elevati di Pm2.5 è necessario ridurre le attività fisiche all’aperto, tenere chiuse porte e finestre durante i picchi di contaminazione e aerare gli ambienti soltanto quando la qualità dell’aria migliora. Le persone asmatiche non devono interrompere le terapie prescritte e devono avere a disposizione i farmaci indicati dal medico per la gestione delle crisi", sottolinea il presidente Sima. Negli ambienti chiusi - precisano gli esperti - può essere utile ricorrere a sistemi di filtrazione dotati di filtri Hepa, evitando di produrre ulteriore particolato attraverso il fumo di sigaretta, candele, camini, fritture o altre combustioni. Quando sia indispensabile uscire in condizioni di forte contaminazione, una mascherina filtrante Ffp2 correttamente indossata può ridurre l’inalazione delle particelle, pur non offrendo una protezione completa contro tutti i componenti gassosi presenti nel fumo.
"La qualità dell’aria deve essere considerata parte integrante della gestione delle emergenze legate agli incendi. Accanto alle allerte meteorologiche e alle indicazioni della Protezione civile servono informazioni tempestive sulle concentrazioni di Pm2.5 e raccomandazioni sanitarie rivolte alla popolazione. Proteggere le persone dal fumo significa prevenire accessi ospedalieri e complicanze che, nei soggetti più fragili, possono diventare gravi", conclude Miani.
