Carceri, penalisti Roma: "Cani vivono meglio dei detenuti, da gennaio 46 suicidi"
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Carceri, penalisti Roma: "Cani vivono meglio dei detenuti, da gennaio 46 suicidi"

Cronaca
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(Adnkronos) - “Il mio cane vive 50 volte meglio dei detenuti di Regina Coeli”. Così il presidente della Camera penale di Roma Giuseppe Belcastro in un incontro con i giornalisti a piazzale Clodio in vista dell’iniziativa

dell’Ucpi il 19 settembre a Firenze, al Grand Hotel Adriatico, ‘Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte’. Al centro dell’iniziativa “l’inaccettabile situazione delle carceri italiane”, con 46 suicidi da gennaio a oggi, una “questione che investe direttamente la tenuta dello Stato di diritto, il rispetto dei principi costituzionali e la qualità stessa della nostra democrazia – si legge nella nota della Camera penale di Roma -. Sovraffollamento, condizioni di detenzione incompatibili con la dignità della persona, carenza di personale, insufficienza delle risorse, difficoltà nell'accesso alle cure, percorsi trattamentali spesso inadeguati o inesistenti sono condizioni che trasformano la pena in qualcosa di diverso e di più afflittivo della privazione della libertà stabilita dalla legge che non può mai comportare la mortificazione della persona, la privazione della dignità, della salute, dell'istruzione, del lavoro, degli affetti e sfociare in abbandono, emarginazione, sofferenza sterile e progressiva perdita di ogni prospettiva, della possibilità di costruire un futuro diverso”. 

“La condizione carceraria incide sul tasso di suicidi – sottolinea il presidente Belcastro – e nonostante gli sforzi le strutture non sono in grado di reggere”. E dopo l’ispezione a Regina Coeli andremo a vedere anche Rebibbia femminile e le celle del tribunale”. La situazione delle carceri italiane è un “disastro” è intervenuto l’avvocato Francesco Compagna, componente del direttivo della camera penale di Roma, sottolineando come “anche la magistratura abbia preso atto e l’Anm si sia espresso a favore dell’indulto differito”. Le “condizioni del penitenziario sono disumane - ha aggiunto l'avvocato Maria Brucale, responsabile Commissione carcere della Camera penale - I detenuti non hanno frigoriferi, i bagni sono attaccati alle cucine. In questa estate di caldo torrido, nel reparto per l'assistenza psichiatrica, ci sono finestre coperte da lastre di plexiglass e le temperature erano inumane. Le persone ristrette in queste condizioni dormono in celle cosiddette 'pulite', devono chiedere acqua dalle feritoie agli agenti della Polizia penitenziaria. Ogni aspetto della vita quotidiana diventa motivo di sofferenza". 

A Regina Coeli "non ci sono gli spazi, le aule di scuola vengono trasformate in celle. Il reinserimento e la rieducazione del condannato non esistono più – ha affermato l’avvocato Domenico Naccari, referente della Commissione carcere della Camera penale di Roma - Il 'repartino', la sezione per chi ha problemi psichiatrici, è un contenitore di esclusi. Sono "soggetti che non dovrebbero stare in carcere, ma siccome le Rems non hanno disponibilità, sono destinate a restare in attesa. E' la disumanità nei confronti di persone fragili". E il vicepresidente della Camera penale di Roma, Salvatore Sciullo, ha concluso: “Il carcere dovrebbe essere il termometro del sistema giudiziario. E' sballato. La temperatura ha rotto ogni strumento di misurazione, la civiltà è finita. Non accorgersi di quanto avviene dietro le mura di un penitenziario è solo un alibi per chi non vuole prendere decisioni, di chi non vuole fare scelte di umanità". All'incontro era presente anche l'avvocato Vincenzo Comi, consigliere del Coa di Roma.  

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