(Adnkronos) - "Quanto accaduto in Francia dimostra che oggi per mettere a rischio la salute dei cittadini non è necessario attaccare direttamente un ospedale o una banca dati sanitaria. Può bastare compromettere i sistemi
"In questo caso, fortunatamente, i sistemi di allarme e le procedure di emergenza hanno funzionato, evitando danni ai pazienti e la perdita di preziose donazioni di sangue - spiega Aceti - Ma non possiamo affidare la sicurezza delle cure soltanto alla capacità di reagire quando un problema si è già verificato. Occorre investire nella prevenzione, verificare la sicurezza informatica delle apparecchiature sanitarie e dei fornitori esterni, garantire sistemi di controllo indipendenti e predisporre procedure alternative che assicurino la continuità dei servizi anche in caso di attacco".
Anche nel nostro Paese, esorta il presidente di Salutequità, "deve essere verificato il livello di protezione dei sistemi di conservazione del sangue, dei farmaci e dei materiali biologici, a partire dalla sicurezza degli accessi da remoto. La trasformazione digitale della sanità offre opportunità straordinarie, ma - avverte Aceti - introduce anche nuove vulnerabilità. La cybersicurezza non può essere considerata una questione riservata ai tecnici informatici: è parte integrante della qualità e della sicurezza dell'assistenza e deve diventare una priorità delle politiche sanitarie. Perché proteggere le infrastrutture digitali della sanità significa, prima di tutto, proteggere i pazienti". Un "campanello di allarme reale anche per il nostro Paese - conclude - che a questo punto non potrà e non dovrà permettersi di farsi trovare impreparato".
