Dopo la tragedia della funivia del Mottarone, è sveglio e ogni tanto chiede dei suoi genitori Eitan, il bimbo di 5 anni, unico sopravvissuto che da domenica ricoverato a Torino, all’ospedale Regina Margherita. Accanto a lui la zia, che gli resta sempre vicina, e la nonna. Per quanto riguarda le sue condizioni di salute, sono
UDIENZA SABATO - Sul fronte delle indagini, l’accusa - in vista dell’udienza davanti al gip di Verbania, fissata per sabato mattina - chiede i tre fermati accusati della strage restino in carcere perché sono pericolosi: potrebbero inquinare le prove, potrebbero ripetere quanto fatto e visto il clamore mediatico sulla vicenda potrebbero fuggire.
Per la procura sussiste il pericolo dell’inquinamento probatorio: potrebbero organizzare una comune linea difensiva. La reiterazione, invece, è legata all’ipotesi che altrove potrebbero ripetere quanto compiuto mentre l’ipotesi di una pena elevata di fronte a un caso mediatico che ha rilievo internazionale potrebbe indurli a scappare e a evitare un processo pubblico.
LEGALE TADINI - "Si è reso conto, ha la consapevolezza di avere vittime sulla coscienza e sta cercando di superarla con la fede": così Marcello Perillo, difensore di Gabriele Tadini, il capo dell’impianto della funivia del Mottarone che ha ammesso di aver lasciato in azione il forchettone che ha impedito all’impianto di frenare portando così alla morte di 14 persone.
"Sono pentito" fa poi sapere attraverso il suo legale Tadini. Un incidente per un doppio malfunzionamento: la fune trainante che si spezza e il blocco al sistema frenante di sicurezza, quest’ultimo determinata da una scelta consapevole del dipendente, secondo la tesi della procura di Verbania. Da martedì sera Tadini è in carcere, in stato di fermo, e oggi ha nuovamente incontrato il suo legale Perillo che, nell’udienza di convalida davanti al gip di sabato mattina, chiederà i domiciliari per il suo assistito.
