Il coronavirus nato in laboratorio? "Non lo so, non penso sia probabile, per ora non ci credo, ma aspetto di vedere i dati che lo dimostrerebbero. Sinceramente però, da medico, immunologo e clinico, non me ne può importare di meno". Il dibattito sull'origine - naturale o 'artificiale' - del patogeno pandemico non appassiona Sergio
"E' un dibattito che sta ravvivando i complottisti, quelli che credono che sulla Luna non ci siamo mai andati", osserva lo specialista. "E in ogni caso - ripete - dal punto di vista medico e sanitario, relativamente a tutto quello che stiamo facendo per controllare la pandemia", scoprire eventualmente che il coronavirus di Covid non arriva dal mercato di Wuhan, bensì da un laboratorio della megalopoli cinese, "non cambierebbe di una virgola il nostro operato. E' solo una cosa che, se dimostrata, potrebbe avere un'importanza geopolitica, perché vorrebbe dire che la Cina ha mentito in modo spudorato e questo avrebbe delle conseguenze nelle relazioni internazionali. A noi che studiamo il virus non cambia assolutamente nulla".
"Fra l'altro - riflette Abrignani - potremmo non essere noi l'ospite definitivo di Sars-CoV-2, considerando che noi umani lo abbiamo già passato ad altri animali, per esempio ai visoni: ne abbiamo fatti macellare 20 milioni, 17 mln dei quali in Danimarca e 3 mln nel resto d'Europa di cui mezzo milione fra Veneto e Lombardia. Li abbiamo fatti macellare" anche se "ora sappiamo con certezza che i poveretti sono stati infettati dai gatti e dai cani domestici, ai quali il virus lo abbiamo passato noi". In definitiva, "mi rendo conto che tutto ciò che sa di complotto esercita sempre un certo fascino nella maggior parte delle persone, ma io - conclude l'immunologo del Cts - resto scettico e poco interessato".
