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Gio, Giu

Tasso positività sotto 1%, ipotesi terza dose vaccino: "Regioni pronte"

Cronaca
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Mentre continua a scendere la curva epidemica in Italia, con il tasso di positività crollato allo 0,85%, si discute sull'ipotesi di una terza dose di vaccino anti-covid. Ieri 8 giugno sono stati registrati 1.896 nuovi contagi da coronavirus, contro i 1.273 di lunedì, ma con 220.917 tamponi, 136mila in più. Il tasso di

positività crolla dall'1,5% allo 0,85%, il dato più basso dell'anno. In aumento i decessi, 102 (65 il giorno prima) per un totale di 126.690. Prosegue il calo dei ricoveri, con le terapie intensive che sono 71 in meno con 17 ingressi del giorno, ai minimi di sempre e scendono di 225 i ricoveri ordinari. 

Intanto la campagna vaccinale procede: questa mattina alle 6.12 erano 39.312.253 le somministrazioni totali di vaccino e 13.338.891 le persone vaccinate con due dosi (pari al 24,59% della popolazione over 12). Potrebbe però essere necessaria una terza dose. E' l'ipotesi prospettata dal generale Francesco Paolo Figliuolo, commissario all'emergenza Coronavirus intervenendo in V Commissione della Camera dei Deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione). 

"Abbiamo una macchina delle Regioni che è pronta già da adesso a partire, ma è chiaro che una cosa è se serve una terza dose e poi finisce là, un'altra se sarà un vaccino annuale”, ha detto a Sky TG24 Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza della Regioni. “Se diventasse un vaccino ripetitivo - ha spiegato - a quel punto noi dovremmo passare dalla straordinarietà di questa campagna vaccinale all'ordinarietà, che significa coinvolgere i medici di medicina generale e le farmacie". Solo allora "potremo smantellare gli hub vaccinali”, come ipotizzato da Figliuolo.  

"Da giorni sentiamo parlare con sempre maggiore insistenza della 'terza dose' del vaccino, come se fosse una scontata necessità alla quale bisogna prepararsi. In realtà di scontato non c'è proprio nulla", spiega oggi un intervento su La Stampa l'immunologa dell'università di Padova Antonella Viola aggiungendo: "Prima di tutto non sappiamo ancora quanto duri la protezione offerta dalle due dosi (o dalla dose unica nel caso del vaccino di Johnson&Johnson)". "Quello che sappiamo con certezza è che, a 9 mesi dalla vaccinazione, le persone sono ancora protette ha sottolineato - Con il trascorrere del tempo, potremo pian piano spostare questo termine fino a 1 o 2 anni o magari anche oltre. In assenza di dati e con un virus poco conosciuto, lanciarsi in previsioni sembra invece piuttosto complicato, in quanto non conosciamo bene la risposta immunitaria che conferisce protezione all'infezione o, come si dice in termini tecnici, non sono ancora del tutto chiari i 'correlati immunologici di protezione'".  

"Prima di decidere per le terze dosi, bisognerebbe quindi aspettare e valutare i possibili scenari, che dipenderanno anche dalla capacità del virus di mutare" ha quindi affermato. Ma "quando saremo tutti vaccinati, se anche il Sars-CoV- riuscisse a superare la prima barriera e infettarci, saremo comunque meno vulnerabili? Covid-19 potrebbe dunque diventare veramente 'una banale influenza'? È possibile e, come per l'influenza, è possibile che vaccinazioni ripetute nel tempo saranno da consigliare a specifici gruppi di persone che sono maggiormente a rischio di sviluppare una malattia severa o che lavorano in un contesto dove il virus non deve circolare, come gli ospedali e le case di riposo per anziani. Ma, ad oggi, abbiamo solo ipotesi e, come sappiamo, alla scienza serve tempo per verificarle".  

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