La possibilità di introdurre un trattamento sanitario obbligatorio, come la vaccinazione, sia in modo generalizzato per tutti che 'per onere' alla Macron, cioè puntando sull'individuazione dell'attività, è prevista dalla nostra Costituzione. "Ma ci sono limiti. Deve avvenire con una legge o comunque con una fonte
Morana distingue, in linea teorica, due possibili scelte di politica sanitaria: "quella di rendere il trattamento obbligatorio in modo generalizzato, oppure quella di limitarsi a raccomandarlo. Ci sono paesi che, in relazione ad altre vaccinazioni, diverse rispetto a quella contro il Covid-19, hanno raggiunto l'immunità di gregge attraverso la raccomandazione, dunque cercando di stimolare l’adesione volontaria dei cittadini; altri paesi invece hanno preferito ricorrere all’imposizione della vaccinazione come obbligo. Si tratta di scelte comunque non definitive, che vanno valutate e rivalutate in relazione alla concreta situazione epidemiologica". L'obbligatorietà della vaccinazione "può tra l'altro essere prevista dalla legge solo per alcune categorie, in modo ragionevole e con tutte le cautele che sempre vanno adottate verso i soggetti a rischio". Un'altra soluzione può essere quella di "prevedere la vaccinazione come un onere".
L'onere potrebbe essere estendibile a studenti e professori? "L'onerosità per il soggetto diventa un elemento che l'ordinamento può decidere di introdurre al fine di impedire il contagio rispetto a certe attività o specifici ambienti. Ovviamente anche in questo caso - rileva la giurista - ci deve sempre essere una ragionevole giustificazione alla base della scelta legislativa. Ma non è un provvedimento in sé discriminatorio, purché si rivolga a intere categorie di soggetti e non a singoli individui". Ecco la differenza fra obbligo ed onere: "nel primo caso i soggetti sono tenuti a vaccinarsi indipendentemente dalle specifiche attività cui si vogliono dedicare; nel secondo, la vaccinazione è imposta solo se si intende svolgere, ad esempio, una determinata attività o frequentare alcuni ambienti. Ma in entrambi i casi - precisa la giurista - è necessario un intervento normativo. E’ cioè necessaria una legge che lo stabilisca perché si incide sulla scelta dell'individuo rispetto alle proprie cure. Insomma - conclude - è indispensabile l’intervento del Parlamento". (di Roberta Lanzara)
