"Quando nel marzo 1990, alla fine del corso allievi agenti, ci diedero le destinazioni, Emanuela si mise a piangere. Non era contenta di andare a Palermo, perché non era una destinazione facile, in quel momento. E poi era lontana da casa, sperava di andare in Sardegna". Giovanna Gotter è una poliziotta che presta servizio alla
"Emanuela Loi - dice commuovendosi - era una ragazza allegra, socievole, una ragazza spensierata". "Eravamo nella stessa camera, era una ragazza senza grilli per la testa. Aveva studiato da maestra, ma poi la vita l'ha portata a cercare un lavoro fisso, e così aveva fatto il concorso in Polizia e lo aveva vinto subito, perché era una ragazza molto intelligente. Era sensibile e le piaceva stare tra la gente. Aveva preso seriamente il corso di Polizia, studiava tanto e aveva intenzione di dedicarsi alla gente, come è la nostra professione. La nostra è una missione, se uno non ha lo spirito di volere aiutare la gente, non può fare il poliziotto". Perché "La Polizia non arresta solo i delinquenti, nella maggior parte dei casi facciamo un servizio per prevenire i reati, non solo per reprimerli".
Quella domenica pomeriggio del 19 luglio 1992, Giovanna Gotter si trovava in macchina, con il marito. "Quando seppi alla radio cosa accadde ero in macchina - racconta - stavamo tornando dalla montagna. E' stata una tragedia, la prima cosa che ho pensato è che avrei potuto essere io al suo posto, pensavo ai suoi genitori e a sua sorella, che potevano esser i miei genitori o mia sorella. E oggi sono venuta in via D'Amelio perché mi sembrava giusto venire". (di Elvira Terranova)
