(dall’inviata Silvia Mancinelli) - Nel quinto anniversario oggi del terremoto che ha distrutto Amatrice portandosi via 299 persone, i cantieri si alternano alle macerie e a case rimaste ‘congelate’ alle 3.36 di quella notte di morte. Le impalcature e le pareti picchettate, le finestre di villette aperte su muri mai rimessi in
Tra il parco Giovanni Minnozzi e il palazzetto dello Sport è tutto un pullulare di poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco: con Draghi, anche il commissario straordinario per la ricostruzione Giovanni Legnini. Nelle casette, ancora quelle che dovevano essere provvisorie, sono invece chiusi i residenti, rimasti svegli come ogni anno per la veglia notturna.
"Non abbiamo bisogno di nuovi presepi, ma di piccoli centri attivi a presidio di un territorio ancora straordinario e attrattivo per la autenticità dei suoi luoghi". Questo il monito del vescovo di Rieti, Domenico Pompili, celebrando ad Amatrice la messa a cinque anni dal terremoto.
"Dopo anni di incertezza e di ritardo", osserva Pompili, i territori devastati dal sisma "sembrano avviati finalmente alla loro ricostruzione. La ricostruzione è partita ma non basta ricostruire occorre ancora prima costruire un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Non limitarsi cioè a riprodurre le forme del passato ma lasciarsi provocare dalla natura. La natura che è creativa e aperta al futuro".
Mette in chiaro il presule: "Non si tratta di un nostalgico recupero della dimensione bucolica ma di un progetto di investimento economico e di sviluppo demografico rivolto ad una parte dimenticata del nostro Paese che tale era ben prima del 2016. Questi borghi vanno ripensati perché oggi sono luoghi di grandi potenzialità: ciò accade se sapremo stipulare un vero e proprio contratto tra la città e la montagna. C’è un enorme debito che le città hanno maturato verso le aree interne e i loro piccoli insediamenti. E’ arrivato il momento di onorare questo debito con un progetto di reciprocità economica".
Scandisce ancora Pompili: "E necessario alla transizione ecologica vedere riconosciuto il debito straordinario che avremo verso chi abitando i piccoli centri e i borghi si prenderà cura di una agricoltura di qualità, dei boschi, dei laghi, del mare, delle coste, del paesaggio ancora bellissimo dell’Italia".
