Durante la prima serata dell’evento “La narrazione del Sud”, che precede la tre giorni dell’International Annual Meeting SudeFuturi III - (R)innoviamo il Mezzogiorno, che si terrà al Castello Ruffo di Scilla tra il 9 e l’11 settembre, si è parlato anche di violenza sulle donne e della loro sicurezza.
Rispetto alla vicenda di Zappalà, Gratteri chiarisce: “Il sistema processuale non consente di arrestare lo stalker. Se non lo trovo sotto casa con le armi in mano non lo posso arrestare. E comunque, se ha deciso che deve uccidere la ex moglie, compagna o fidanzata non saranno certo gli arresti domiciliari a fermarlo. Il sistema dovrebbe permettermi di temerli in carcere, ma non è così. È inutile prendersela con il Gip e la Procura: non c’erano le condizioni per gli arresti domiciliari. Le cose stanno così: o diamo maggiori possibilità di arrestare per questo tipo di reati oppure questo è il sistema”.
Tra i protagonisti del libro di Gratteri e Nicaso c’è anche Lea Garofalo, testimone di giustizia. Anche lei si fidò dell’ex compagno, che le chiese un appuntamento per parlare della figlia Denise e la sua fiducia le fu fatale. “Quello della mafia che rispetta le donne è un mito -puntualizza Antonio Nicaso, esperto di mafie e criminalità organizzata, collegato in diretta streaming da Toronto - Per i mafiosi le donne devono solo essere mogli e madri. Quando vogliono essere donne non hanno più diritto di cittadinanza, come purtroppo dimostra la storia di Lea Garofalo”.
