"Laura Ziliani uccisa per il suo patrimonio" - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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26
Mar, Ott

"Laura Ziliani uccisa per il suo patrimonio"

Cronaca
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Un’“efficienza criminale” e una “freddezza non comune” nel commettere un fatto di “indicibile gravità” per un movente “esclusivamente economico”. Lo scrive il gip di Brescia, Alessandra Sabatucci, nell’ordinanza cautelare con cui ha disposto l’arresto nei confronti di due

sorelle di 26 e 19 anni, figlie di Laura Ziliani, l’ex vigilessa di Temù scomparsa dall’8 maggio scorso, e del fidanzato della sorella maggiore, Mirto Milani. I tre sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dell’omicidio volontario e dell’occultamento di cadavere della donna. 

“Il pericolo di reiterazione del reato contestato risulta non solo dalla eclatante gravità del fatto, ma altresì dalla efficienza criminale dimostrata dagli odierni indagati i quali, in una sola notte, si sono liberati del cadavere della vittima e, il mattino successivo, hanno iniziato a chiamare i soccorsi e portato avanti una ricostruzione del tutto alternativa dei fatti, anche a fronte delle indagini dei Carabinieri, dimostrando una non comune freddezza a dispetto della giovane età e dell’incensuratezza – sottolinea il giudice - Inoltre, non si può sottacere come alla base del gesto vi sia stato un movente squisitamente economico, ovvero l’intento di appropriarsi in via esclusiva del patrimonio familiare, in parte già nella giuridica disponibilità delle sorelle Zani”. 

Dalle indagini emerge che ''la notte tra il 7 e l’8 maggio 2021 Zani Silvia, agendo in concorso con la sorella Paola e con Milani Mirto, abbia somministrato alla madre del bromazepan, sostanza di cui i tre avevano la disponibilità. Appare del pari accertato che, a seguito di tale condotta, al momento del decesso la vittima si trovava sotto l’influenza di tale composto, "potenzialmente idoneo a comprometterne le capacità di difesa rispetto acl insulti lesivi esterni''. 

''Nel corso della perquisizione domiciliare svolta in data 26.06.2021 presso l’appartamento che le sorelle Zani condividevano con Mirto Milani in via Galvani n. 24, a Brescia - si spiega nell'ordinanza- i militari operanti rinvenivano e ponevano sotto sequestro un flacone contenente Bromazepan Sandoz pieno fino ad un terzo. Circa il reperimento di tale farmaco, le indagini tecniche disvelavano come Zani Silvia, dipendente presso una casa di riposo, in passato avesse sottratto della Queatipina 50 per provarne gli effetti unitamente all’assunzione di alcool - nel corso della conversazione captata il 18.07.2021 ella aveva riferito alla sorella di essere stata malissimo e di non voler ripetere l’esperienza - circostanza che dunque documenta la facilità con la quale l’indagata poteva procurarsi benzodiazepine nonché come la stessa ben conoscesse gli effetti di tale sostanza''. 

"La richiesta cautelare dedica un paragrafo al malore che Laura Ziliani ha avuto dopo una passeggiata molto impegnativa in Presena, occorsa alla metà di aprile, cui era seguita una cena a Temù durante la quale, secondo l’ipotesi accusatoria, la stessa era stata avvelenata dagli odierni indagati con una tisana", scrive il gip di Brescia, Alessandra Sabatucci, nell’ordinanza cautelare. 

"A sostegno di tale conclusione sono state richiamate le dichiarazioni del compagno Riccardo Lorenzi e del vicino di casa Giuseppe Ruscelli circa le condizioni del tutto anomale nelle quali versava la Ziliani a distanza di due giorni dalla cena in questione" che "dimostrano come l’episodio in questione altro non fosse che il prodromo dell’omicidio, consumatosi nella notte dell’8 maggio 2021" si legge nell'ordinanza. 

"Ciò dimostra, altresì, come il proposito omicidiario sia stato il frutto di una lunga premeditazione che ha permesso ai tre indagati di organizzare un piano criminoso che ha permesso loro di celare per lungo tempo la morte della donna e di depistare le indagini a loro carico" scrive il giudice. 

''L’intercettazione e l’analisi delle celle agganciate dagli apparecchi mobili dei tre indagati dimostrava come anche in occasione del terzo ritrovamento di un capo di vestiario asseritamente indossato da Ziliani Laura il giorno della sparizione il gruppo formato dalle sorelle Zani e da Mirto Milani, benché di stanza a Brescia, risultasse trovarsi a Temù in luogo e orario della giornata assai prossimi al ritrovamento del reperto''. E' quanto emerge ancora dall'ordinanza. 

''Inoltre, la conversazione ambientale sopra richiamata documentava l’interessamento dei tre indagati al luogo del ritrovamento del capo di abbigliamento nel Fiume nonché la loro circospezione sia nel parlare che nel farsi vedere l’uno in compagnia delle altre. Ciò posto, il capo di vestiario veniva poi riconosciuto da Zani Silvia e da Zani Paola come compatibile, per misura, taglio e colore con il jeans indossato da Laura la mattina dell’8 maggio 2021''. 

Nell'ordinanza si sottolinea che ''giova sul punto evidenziare che il vestiario indossato dalla Ziliani all’atto della scomparsa aveva già sollevato alcune perplessità da parte di Lorenzi Riccardo, compagno della donna e come tale a conoscenza delle abitudini della Ziliani durante le sue escursioni. Lorenzi, infatti, oltre a non riconoscere il pantalone rinvenuto, segnalava di non aver mai visto la compagna fare una escursione in montagna indossando dei jeans''. 

''Alla luce del vestiario della Ziliani e delle condizioni di conservazione del suo cadavere, si ritiene dunque che la sua morte sia occorsa durante la notte e che il suo corpo sia stato lungamente occultato in luogo che ne ha permesso una discreta conservazione per l’ampio lasso temporale di tre mesi. Ciò avvalora la conclusione che Ziliani Laura abbia trovato la morte all’interno delle pareti domestiche per mano dei tre soggetti ivi presenti la sera del fatti e che gli accadimenti successivi altro non siano che un tentativo di depistaggio posto in essere dagli autori del reato'', si legge ancora. 

Dalle indagini si evidenzia come ''il proposito omicidiario sia stato il frutto di una lunga premeditazione che ha permesso ai tre indagati di organizzare un piano criminoso che ha permesso loro di celare per lungo tempo la morte della donna e di depistare le indagini a loro carico''. 

"Ho sempre avuto l'impressione che tutti, sia Mirto che le mie nipoti, siano troppo attaccati al denaro". E' una delle frasi che Marisa Cinelli, l'anziana madre di Laura Ziliani, ha riferito ai carabinieri lo scorso 17 giugno mentre erano in corso le indagini sull'omicidio della donna.  

"Io non credo che mia figlia si sia smarrita nel bosco, continuo ad avere il dubbio che nemmeno sia uscita dalla sua abitazione la mattina dell'8 maggio 2021, è il mio cuore di mamma che lo dice", concludeva l'anziana. 

"In data 22 luglio 2021 i tre indagati, accompagnati dal difensore, si presentavano spontaneamente presso la Caserma degli operanti per consegnare tre telefoni smartphone in loro uso in epoca coeva al fatto. Gli apparecchi risultavano resettati “alla impostazioni di fabbrica”, circostanza che rendeva gli stessi del tutto inservibili a fini investigativi", si legge ancora nell'ordinanza. 

"Silvia Zani spontaneamente dichiarava di essere una persona riservata e di non avere messo prima l’apparecchio nella disponibilità degli investigatori 'perché provavo vergogna all’idea che altre persone potessero vedere foto e conoscere dati della mia vita privata e attinenti alle pratiche sessuali con il mio fidanzato Mirto Milani. Mi vergognavo anche che si venisse a sapere che mi ero iscritta ad un sito di scambisti'. Ella negava di avere avuto l’intenzione di intralciare le indagini. Per parte sua, Zani Paola giustificava il proprio pregresso comportamento asserendo di provare vergogna all’idea 'che altre persone potessero venire a sapere che ho una relazione con il fidanzato di mia sorella Milani Mirto'" scrive il gip.  

"Fermo quanto precede circa le modalità con le quali gli indagati hanno fornito alle forze dell’ordine i cellulari in loro uso al momento del fatto, ritiene lo scrivente che le allegazioni versate negli scritti consegnati dalla difesa non valgano a giustificare il contegno serbato dalle sorelle Zani e da Milano in un'epoca in cui gli stessi avevano ormai avuto contezza di essere indagati per l’omicidio di Laura Ziliani: tale circostanza avrebbe infatti reso del tutto recessivo il loro pur legittimo interesse alla riservatezza rispetto alla necessità di allontanare da sé i sospetti per un delitto di siffatta gravità" si legge nell'ordinanza. 

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