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Sab, Nov

No Green pass, proteste in tutta Italia ma niente blocco a Trieste

Cronaca
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Green pass obbligatorio sul lavoro, proteste e sit-in in tutta Italia. Da Nord a Sud, molti lavoratori si sono fermati per dire no al certificato verde da oggi indispensabile sia nel pubblico che nel privato. Circa 7mila i manifestanti al varco 4 del porto di Trieste. Ma, secondo quanto ha reso noto il presidente dell'autorità portuale

di Trieste, Zeno D'Agostino, "il blocco del porto non c'è stato ma bisognerà verificare la situazione anche domani o dopodomani, magari ci sarà a oltranza". "Se oggi non c'è stato il blocco vuol dire che linea che è stata portata avanti è stata una linea soft, il messaggio di usare la testa e non solo la pancia, che ho dato ieri, è stato capito", ha sottolineato. "Ieri ci aspettavamo numeri importantissimi, si parlava di 50mila persone in porto, la preoccupazione era che i due grandi varchi fossero presidiati. Invece la manifestazione, alla quale si dice abbiano partecipato 6-8mila persone, si è concentrata solo sul varco 4, il varco 1 era aperto - ha spiegato - Il porto ha funzionato, anche se non a un ritmo normale, anche perché avevano detto che sarebbe stato chiuso quindi alcune navi non sono arrivate e qualcuno non si era attrezzato". 

Proteste no Green pass anche al porto di Genova con lavoratori al varco Pra e un altro gruppo al varco Etiopia. 

A Roma un gruppo di una ventina di persone ha fatto una manifestazione estemporanea in via Labicana bloccando per breve tempo il traffico. Sul posto sono intervenute le forze dell'ordine che hanno allontanato i manifestanti. Ma a preoccupare è il sit-in che si terrà al Circo Massimo delle Sentinelle della Costituzione, guidate dall'avvocato Edoardo Polacco. 

A Milano un presidio dei no Green pass all’Arco della Pace: i manifestanti si erano radunati prima alla Statale e in Piazza Fontana. Almeno 400 persone, per lo più studenti, al grido di "No green pass" e "libertà" si sono uniti al centinaio di cittadini e dipendenti Atm già presenti all’Arco. "Siamo in guerra", "siamo nelle mani di Trieste", "siamo in dittatura", sono i temi forti della protesta contro il green pass, che si mescola a quella contro il vaccino anti-Covid, "il siero di stato", l’ago delle multinazionali". 

In piazza striscioni contro la Cgil e di solidarietà ai portuali di Trieste, protagonisti della giornata di presidi contro la certificazione verde. Al presidio di Milano c’è stato anche un breve momento di tensione quando è stato fatto circolare un volantino con gli articoli della Costituzione tra cui il 52, sulla difesa della Patria. Una signora si è alterata definendo "fascisti" gli organizzatori del presidio ed è stata allontanata. Per il resto, con la polizia e gli agenti della Digos a breve distanza, la manifestazione si è svolta in modo pacifico.  

"No alla tessera verde", "Libertà", "No allo stato di emergenza", "Lotta dura fino alla fine": sono alcuni degli slogan scanditi in piazza Santa Maria Novella da Firenze, dove questa mattina, dalle 10, è stato organizzato un presidio statico da un comitato spontaneo di no vax e no green pass. Secondo le forze dell'ordine, presenti circa 600 persone, tra cui molti studenti. "Non vogliamo essere strumentalizzati, siamo manifestanti pacifici, non alla violenza", hanno ribadito più volte coloro che hanno preso la parola con il megafono. "La tessera verde va fermata adesso", hanno detto. Solidarietà è stata espressa ai lavoratori del porto di Trieste. 

Alcune centinaia di persone si sono date appuntamento questa mattinata in piazza Castello a Torino. A promuovere l’iniziativa, il comitato 'Fronte del dissenso'. Tra gli interventi quello di Ciro Silvestri segretario nazionale Fisi per il comparto scuola che, accusando la politica di non sapere affrontare l’emergenza, ha osservato che "il Green pass introduce elementi discriminatori nel mondo del lavoro, ma non serve né a contenere il contagio né ad essere strumento di prevenzione sanitaria". "Il governo tira dritto e noi faremo altrettanto - ha aggiunto Silvestri - finché avremo il supporto dei lavoratori che ci seguono in questa battaglia di civiltà e di rispetto della Costituzione non abbiamo alcuna intenzione di indietreggiare. Essere una minoranza rispetto ai vaccinati è un onore, significa aver ancora una capacità critica di stabilire quelli che sono i nostri diritti e di poterli esercitare". 

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